Il pilota: Tut

Tut è una miniserie in onda su Spike ed è prodotta da Muse Entertainment (The Kennedys, The Pillars of the Earth), io ho visto la prima parte e ora ve la racconto, con tanto di spoiler.

Siamo a Tebe nel 1332 a.C. e l’Egitto è la nazione più potente al mondo, il faraone Akhenaten (Silas Carson, Ki-Adi-Mundi e il viceré Nute Gunray in Star Wars, voce degli Ood in Doctor Who) è stato avvelenato dal suo servo più fidato. Gli succederà Tutankhamon (Avan Jogia, Danny Desai in Twisted e Ben Stark in Caprica), il figlio di soli 9 anni.

A questo punto facciamo una premessa: la regola di questa miniserie è: niente tette in vista ma non lesiniamo sul sangue. Ci sono scene che probabilmente possono urtare la sensibilità di alcuni, siete avvertiti.

Akhenaten prima di morire ordina il matrimonio di Tutankhamon (d’ora in poi Tut) e della sorella: la dinastia rimarrà pura. Lannister, imparate dagli egiziani! Il padre chiede a Tut di dimostrare di essere pronto a guidare il regno uccidendo con una daga il figlio del servo che lo ha avvelenato, ma il bambino si rifiuta.

Fine introduzione. 10 anni dopo…

Presentazione dei personaggi. Tut si allena all’uso delle armi con l’amico Ka (Peter Gadiot, Cyrus in Once Upon A Time in Wonderland), figlio di un guerriero che ha dato la vita per il padre e accolto a corte. Ka è l’unico a parlargli con franchezza.

Tutti i personaggi importanti della corte lo trattano con sufficienza, è solo un ragazzino, le decisioni vengono prese da tre persone, in un delicato equilibrio di potere mantenuto tale da accordi e ricatti.

Tut cast

Ay, il Visir (Ben Kingsley, Itzhak Stern in Schindler’s List, Trevor Slattery in Iron Man 3 e seimila altri ruoli) che ha un figlio adottivo e vorrebbe vederlo sedere sul trono del faraone.

Amun, l’Alto Sacerdote (Alexander Siddig, Doran Martell in Game of Thrones, Philip Burton in Primeval, dottor Julian Bashir in Star Trek: Deep Space Nine) che mira solo a mantenere la sua posizione, ha un accordo di non belligeranza con Ay.

Il generale Horemheb (Nonso Anozie, Xaro Xhoan Daxos in Game of Thrones, Abraham in Zoo) che vuole creare uno stato di emergenza che giustifichi una campagna militare che lo faccia passare alla storia e gli dia più potere di quello del faraone.

La regina (Sibylla Deen, Nusrat Al-Fayeed in Tyrant) ha un ruolo puramente ornamentale.

Tut va in modalità Jasmine: esce di soppiatto da palazzo e gira per Tebe, che è più pericolosa di Agrabah, fortunatamente Lagus, un ufficiale delle guardie, (Iddo Goldberg, Isaac Walton in Salem. Freddie Thorne in Peaky Blinders e Ben in Secret Diary of a Call Girl) lo salva da un’aggressione.

Notate che nessuno conosce il volto del faraone, perché, al pari della già citata Jasmine, non è mai uscito da palazzo.

Durante una delle sue uscite aiuta una ragazza (Kylie Bunbury, Eva Sinclair in Under The Dome, Lacey Porter in Twisted) a raccogliere degli oggetti che le sono caduti e lei gli offre una birra. Forse un po’ troppo audace come mossa per una donna nell’Egitto del 1300? Per proteggerla da un soldato con le mani un po’ troppo lunghe si fa notare nuovamente dall’ufficiale delle guardie, che lo recluta forzatamente per una missione nel deserto grazie al suo aspetto abbastanza innocuo.

Nel deserto contribuisce a uccidere delle spie mitanni, una popolazione che sta conducendo incursioni nel regno, che il generale Horemheb tentava di sminuire. La guardia maledice il faraone e la sua inattività, che sta portando il caos in Egitto, non sapendo chi si trova dinnanzi.

Tut Suhad

Tornato a palazzo Tut affronta il generale e lo accusa di cercare di screditare la figura del faraone per diventare un eroe di guerra, ordina quindi di attaccare i Mitanni immediatamente, ma di limitarsi a cacciarli dall’Egitto, senza entrare nelle loro terre.

Tut intende condurre la battaglia per farsi rispettare come faraone, a fianco del generale e del fido Ka.

Scopriamo intanto che Ka se la fa con la sorella di Tut, che però è anche moglie di Tut e regina d’Egitto, è un po’ un segreto di Pulcinella, perché lo sanno più o meno tutti, incluso il faraone.

Sul campo di battaglia Tut si fa riconoscere da Lagus, che si rende conto di aver quasi fatto uccidere il faraone. Tut però apprezza la franchezza del soldato e lo vuole al suo fianco quando scende in battaglia per risolvere lo stallo in cui si è cacciato il generale Horemheb.

Gli egiziani vincono la battaglia, ma Lagus viene catturato, Tut rimane gravemente ferito e perde i sensi. Il Generale lo trova ma si guarda bene dal salvarlo, è la sua occasione di mettere sul trono qualcuno di più controllabile: Ka.

Anche il Visir vuole approfittare dell’annunciata morte del faraone per far salire al trono il figlio e cerca di consigliare la regina affinché non sposi l’uomo che ama perché darebbe troppo potere al Generale, ma invano.

Scopriamo che la ragazza della birra si chiama Suhad, come lo scopriamo? Perché, anche se nessuno se l’aspettava, è proprio lei a trovare il faraone e a curarlo. I due partono alla volta della fortezza mitanni per salvare Lagus, già che ci sono fanno sesso e, una volta compiuta l’impresa, fuggono tutti e tre su una biga alla volta di Tebe. Riusciranno a impedire il matrimonio?

Non vi sembra un po’ l’inizio di Galavant?

Tut

Innanzi tutto partiamo dall’ambientazione: l’antico Egitto. Esiste qualcuno che non ne sia affascinato? Scorci spettacolari, costumi e set molto curati permettono allo spettatore di entrare nel mondo della serie, bravi.

Questa è la prima serie di Spike TV, l’investimento è stato di 30 milioni di dollari. Se vogliamo dividere la storia in parti paragonabili a un episodio di serie TV possiamo dire che equivale a 6 episodi, per un totale di 5 milioni a episodio. Quando guardate l’eccellente lavoro fatto in questa miniserie ricordate che un episodio di Game of Thrones costa 8 milioni di dollari.

Non aspettatevi un documentario, è più un’opera di fantasia con tratti storici, qualcuno l’ha definita una Game of Thrones in salsa egiziana, forse è esagerato, ma io credo valga la pena guardarla.

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