Her Story

Ho passato delle ore giocando al computer, non sono arrivato a nulla e mi è piaciuto tantissimo.

I videogiochi indipendenti rappresentano, un ottimo prodotto nella recente “era digitale”.

Per quanto riguarda il pc gaming, un grande punto di riferimento è rappresentato da Steam, piattaforma su cui è possibile acquistare videogames più e meno famosi, dai grandi blockbuster alle produzioni dai budget più ridotti.

Al secondo gruppo appartiene Her Story, uscito un paio di mesi fa che va a fare molto bene qualcosa che in molti hanno tentato di fare senza successo: riprodurre le dinamiche di un detective movie in un videogame.

Attenzione, potenziali spoiler.

La sua meccanica è molto semplice e proprio lì sta la sua genialità. C’è stato un omicidio e chi gioca si trova di fronte ad una schermata che riproduce un database di polizia, tale e quale a quelli che si possono vedere in tanti film polizieschi prodotti a cavallo tra metà anni ’90 e metà ’00 (per citare il suo creatore, Sam Barlow “If you can Google, you can play Her Story”).

Sta al giocatore usare il motore di ricerca per trovare via via più frammenti (video registrati in live action) dell’interrogatorio, dell’unico personaggio che si ha la possibilità di vedere, per capire cosa sia veramente successo.

Senza bisogno di potentissimi motori 3D e sequenze in CGI, Her Story riesce perfettamente ad incuriosire e coinvolgere chi è seduto di fronte al computer. Seppur per poche ore (la ridotta esperienza di gioco si riflette nel prezzo, veramente trascurabile se paragonato alle maggiori produzioni), chi gioca si sente protagonista, parte integrante dell’esperienza “detective” e non un semplice spettatore tenuto a premere sequenze di pulsanti tra un filmato e l’altro, come spesso accade.

Il tutto è completato da una cura ammirevole dei dettagli, a partire dall’interfaccia del database.

È un gioco inusuale ma senz’altro rivoluzionario. Per rendere il finale completamente dipendente dalle azioni (o meglio dalle ricerche) dell’utente, usa un trucco brillante a cui pochi penserebbero: rimuovere il finale dal gioco.

Non c’è finale. Il numero di frammenti è limitato (poche ore di video in totale) ma non c’è nessuna garanzia che si acceda a tutti i frammenti poiché dipende completamente dall’inventiva e le intuizioni di chi sta giocando. Per assurdo, se due persone giocassero seguendo percorsi logici completamente diversi, potrebbero giungere a conclusioni completamente diverse.

Dando un’occhiata al sito si legge che questo progetto è stato finanziato utilizzando Indie Fund, un altro lume di speranza per chi non si rispecchia nelle grandi produzioni.

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