Il costo dei giochi: quattro chiacchiere con Enrico Emiliani di Raven

Visto l’ottimo riscontro dell’intervista a Mario Sacchi oggi parliamo con Enrico Emiliani di Raven del costo dei giochi da tavolo importati in Italia.

Ho voluto riportare alcune domande già proposte a Mario per avere una risposta da chi si occupa dell’attività opposta alla sua, ovvero l’importazione.

Ciao Enrico,
qualcuno sostiene che il prezzo di un gioco importato deve essere uguale a quello che troviamo in un altro paese, ad esempio la Germania, ma nella realtà così non avviene. Come funziona il meccanismo delle licenze che una casa editrice riconosce a un’altra casa? Ad esempio: io voglio pubblicare il nuovo manuale del GDR di Lupo Solitario, vado da Cubicle 7 e…?

Beh, come prima cosa si spera che abbiano letto la nostra mail di richiesta per la localizzazione sul territorio italiano! A parte gli scherzi, le cause che incidono sul prezzo di vendita nel mercato italiano sono più numerose e le licenze/royalty sono solo la punta dell’iceberg.

Prendiamo ad esempio il caso di Lupo Solitario e dei prodotti di Adventure Time, due prodotti decisamente fortissimi sul mercato internazionale. Le ditte in possesso dei diritti di un titolo o marchio molto forte, si permettono di richiedere royalty molto alte (proprio come per i due prodotti citati), ma c’è una sostanziale differenza: se il titolo è ben conosciuto anche nel mass market, quindi anche al di fuori dei canali specializzati, il prezzo lievita in maniera imbarazzante, praticamente costringendoti a non poter sostenere la presentazione del prodotto in lingua italiana, viste le richieste che ci sono a monte. In genere capita che paghi già in parte le royalty in base alla produzione iniziale, ma le richieste variano tantissimo, e più forte è il prodotto, più onerosa sarà la richiesta iniziale (nonché quelle successive). Un contratto che viene stipulato in media dura dai 2 ai 3 anni e va continuamente rinnovato.

Lupo Solitario il gioco di ruolo

È possibile perdere i diritti?

Il contratto è vincolante e da esperienza non mi è mai capitato di vedere aziende che vengano meno alle richieste pattuite (salvo per fallimenti e bancarotte, come in Italia è avvenuto spesso). Per produrre e distribuire un pessimo prodotto devi proprio metterci la buona (cattiva) volontà.

La traduzione ha un costo, si tende sempre a comprimerlo a discapito della qualità, ma se non vogliamo leggere regolamenti che ti dicono “usate i sacchi di sabbia per puntellare un’area allagata” o, magari, che si scordano del congiuntivo, è il caso di assumere un professionista.

Inizialmente, farei subito una distinzione netta tra la preparazione che viene richiesta per una traduzione di un gioco in scatola rispetto a quella di un GDR. In quest’ultimo caso, oltre ad una notevole conoscenza della lingue inglese ed italiana, e ad un corretto uso della grammatica, è importante che il traduttore sappia perfettamente cosa ha sotto le mani.

Capita spesso che mi arrivino email di persone che si propongono come traduttori, ai quali invio qualche pagina da tradurre per constatare il livello di preparazione. Ovviamente è tutto impeccabile ma assolutamente asettico, con mancanza di conoscenza dei termini fondamentali richiesti dall’ambientazione. Per questo l’uscita di un gioco di ruolo in lingua italiana ha tempi di “incubazione” molto più lunghi, richiesta di traduttori preparatissimi su tutti gli aspetti e di conseguenza di un costo più elevato in confronto alla semplicità del regolamento di un boardgame. In tutti i casi è sempre consigliato contattare un professionista, sia per un manuale di 700 pagine che per un opuscolo di poche. Si eviteranno così ore e ore di editing che influiscono sul ritardo dell’uscita.

GDR e giochi da tavolo, la traduzione sicuramente incide in modo diverso ma anche i costi di realizzazione saranno diversi. Proviamo a scomporre i prezzi di un gioco come Dead of Winter, che si vende in Italia a 60€. Quanto se ne va in licenze? Quanto in materiali? Quanto al venditore? Quanto rimane all’editore?

Dead of WinterPurtroppo non posso darti cifre precise a riguardo e mi collego ad una tua precedente domanda. Il titolo è forte così come lo è l’azienda che lo possiede? La licenza ha un costo molto alto, e questo è stato considerato. La questione dei materiali è anch’essa un muro su cui scontrarsi. Si cerca sempre di restare su di una fascia media per il costo di produzione degli stessi, evitando di fare poi lievitare il prezzo di vendita del prodotto finale. Ne è il caso Dead of Winter: moltissimi fan e acquirenti hanno suggerito di inserire le miniature in plastica dei superstiti o degli zombie… Certo, sarebbe stato interessante, ma il gioco è già di suo ricchissimo di materiali, molto più di tanti altri, e il costo di produzione per X miniature differenti avrebbe inciso paurosamente sulle dimensioni della scatola e di conseguenza, sul suo prezzo. C’è da mettere sul piatto anche l’aumento del Dollaro nei confronti dell’Euro. Abbiamo dovuto digerire l’aumento elevatissimo dei costi a causa del cambio di valuta sfavorevole, senza dimenticare che la dogana italiana invece tassa ogni cosa, anche le spese di trasporto, e sempre al cambio a noi più sfavorevole, anche se la Borsa dice diversamente.

È certo però che un editore ha un margine ben più ampio sulle proprie produzioni e si spera effettui sconti maggiori ai rivenditori, senza mai tagliare il prezzo del prodotto dopo pochi mesi, come purtroppo alcune nuove ditte fanno, incuranti delle conseguenze.

Se un gioco viene venduto da un negoziante a 50€, e il negoziante si prende giustamente la sua fetta, quando l’editore è in fiera il gioco dovrebbe costare almeno il 20%-30% in meno, saltando un passaggio. Perché ciò non avviene?

Userò come riferimento la mia esperienza diretta allo stand di Raven Distribution nelle maggiori fiere di settore e la politica di vendita aziendale.

Se un editore attuasse degli sconti sui suoi prodotti, cosa teoricamente possibile visto che viene saltato il passaggio che tu sopra menzioni, vi sarebbero due conseguenze: la prima è a favore dei clienti finali, che possono acquistare a prezzo minore un prodotto che altrimenti troverebbero a prezzo pieno nei negozi specializzati; la seconda però è a sfavore di tutti i dettaglianti, che non venderebbero più nulla, e la capillarità e la diffusione del gioco ne risentirebbe parecchio (a tutt’oggi i negozi online che svendono parassitando le vendite dei negozianti onesti, non crea più giro di mercato ma anzi, lo uccide sul nascere).

Questa situazione non professionale si rispecchierebbe poi a livello fieristico, che vedrebbe l’impoverimento della presenza dei negozi e la conseguente perdita di presenza dei prodotti sul territorio. Se poi vogliamo considerare uno scenario drastico, il passaggio successivo, cioè la chiusura del punto vendita, non è poi tanto distante.

Raven, come tante altre realtà del settore, deve tutelare per prima cosa i propri rivenditori poiché sono loro la vetrina aziendale e da loro dipende il nostro futuro. Per questo manteniamo sempre i prezzi ufficiali, evitando che l’ago della bilancia penda dalla nostra parte e causi lo scenario sopra citato.

È vero, secondo te, che negli ultimi anni si è assistito a un aumento del prezzo finale dei giochi?

Se per finale intendi al consumatore, senza dubbio. Tutto è aumentato, dai costi di produzione a tutto il resto, inevitabilmente i prezzi aumentano… che è diverso da dire che i prezzi si gonfiano, che è una caratteristica purtroppo evidente in molte realtà più piccole, dove si trovano prezzi assurdi paragonati ai giochi delle grandi produzioni… ma anche qui, sarebbe necessario parlare a lungo e con molti esempi per far comprendere come funzioni il mercato esattamente, che al momento è in balia delle multinazionali, con sempre meno spazio per i “piccoli” editori.

Ringraziando Enrico vi ricordo che troverete il GDR di Lupo Solitario nella loro area, padiglione games, stand S23 ed E17, tutto il resto lo trovate sul loro sito internet.

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