Star Wars: la tecnologia dietro a BB-8 e ai suoi sei fratelli

Come sappiamo BB-8 non è computer grafica: J.J. Abrams ha voluto un animatronic, ecco come è nato il nuovo droide di Star Wars e perché ne sono stati realizzati ben sette.

I ragazzi di Popular Science hanno fatto una chiacchierata con Matt Denton, supervisore del reparto progetto e sviluppo elettronico e Josh Lee, progettista senior di animatronic. Ecco cosa si sono detti.

Come è stato ideato BB-8?

Josh Lee: è stata un’idea di J.J. La prima volta che l’abbiamo visto era uno schizzo su un tovagliolino, ne avevano fatto una scansione e ce l’avevano inviato via mail. Ci ha causato non pochi grattacapi e discussioni su come sarebbe stato possibile realizzare una cosa del genere. La prima cosa che abbiamo fatto è stato costruire un modello di polistirolo e qualsiasi altra cosa mi fosse capitata sottomano. Volevo riuscire a venire a capo dei movimenti. La palla che rotola, la testa che ondeggia… in un attimo era diventato un personaggio.

Cosa avete fatto per dargli una sua personalità?

Lee: Può reclinare la testa, si può muovere con la testa inclinata in avanti, dimostra una certa decisione. Quando si volta un angolo si può spostare la testa verso l’angolo per dimostrare controllo, oppure allontanarla per dare eccentricità.

Matt Denton: con gli animatronic quasi sempre l’intento è non far sembrare un robot quello che in realtà lo è. Di norma se sembra un robot abbiamo sbagliato qualcosa. Cerchiamo di renderli espressivi, dar loro delle emozioni, come se fosse un animale.

Com’è BB-8, in rapporto a R2-D2?

Lee: R2 può solo ruotare la testa e fare dei suoni. Suoni tristi se è triste. Per dimostrare tristezza con BB-8 ti basta abbassare la testa. C’è solo quella, non ci sono occhi, ma si possono comunque fare un sacco di cose.

BB-8 Jakku

Come siete arrivati a portare BB-8 sul set?

Lee: durante le ricerche sul miglior modo di realizzare questo progetto abbiamo avuto diverse idee. La prima è stata quella di mettere una testa bilanciata sopra la palla e farla vagare in giro. Molto allettante, ma non avrebbe fornito la precisione del movimento necessaria, né sarebbe stata molto affidabile. Al ne che abbiamo realizzate sette versioni per il film, tre principali e alcune varianti.

Che differenze hanno?

Lee: uno era quello irrequieto (“wiggler”). Non poteva andare in giro ma poteva agitare testa e corpo restando fermo. Veniva imbullonato sul set oppure si copriva una base con la sabbia. Poi abbiamo realizzato il triciclo (“trikes”), perché ci serviva una versione stabile che si muovesse. Abbiamo aggiunto un motore alla palla e, tramite un sistema a guide, abbiamo reso la testa mobile. Delle rotelle sul retro ci permettevano di farlo girare. Quella versione andava bene praticamente su qualsiasi terreno, ma il suo tallone d’Achille era la sabbia fine. Poi è arrivata la marionetta (“puppet”). Nella palla c’era un asse, con due aste che uscivano ai lati e un sistema a guide per la testa. Un burattinaio con una tuta verde o blu teneva le aste e controllava al millimetro testa e palla, molte riprese particolari sono state realizzate così.

E poi c’è quello che abbiamo visto sul palco alla Star Wars Celebration ad Anaheim, giusto?

Lee: sì, durante la produzione abbiamo usato quelli, ma non riuscivo a smettere di pensare a come sarebbe stato possibile realizzarlo veramente. Agli eventi di Star Wars si vede sempre R2-D2, ci voleva per forza un BB-8 che potesse muoversi sul red carpet. Nel tempo libero, fine settimana e serate, ho iniziato a lavorarci, poi io e Matt abbiamo creato un prototipo e l’abbiamo mostrato a Neal Scanlan [capo dell’officina creature]. Lui l’ha mostrato ai produttori e hanno stanziato una certa somma per farlo sembrare un vero BB-8.

E funziona come il modellino Sphero?

Denton: no, è tutta un’altra storia. Lo Sphero è un criceto in una palla e la testa di BB-8 è indipendente dal corpo, quindi può ruotare stando fermo.

Lee: i modelli Sphero sono divertenti perché sono fuori di testa e fuori controllo, non smettono mai di rotolare. Se però tieni un evento non puoi fare una cosa del genere. Ci vogliono movimenti precisi, e non è stata una sfida facile, abbiamo dovuto impedire che un meccanismo sferico traballasse.

Com’è BB-8, rispetto agli altri progetti che avete realizzato?

Lee: è un caso unico. È la cosa più bella che abbia mai realizzato e ha rappresentato una sfida davvero interessantissima.

Denton: sia il cast che lo staff si sono innamorati di BB-8, chi ci incrociava mentre lo trasportavamo gli “parlava” con gli stessi suoni del droide. L’ultimo giorno sul set ha fatto l’ultima scena come l’avrebbe fatta un attore e l’hanno applaudito, non era mai accaduto a nessuno dei nostri robot.

Pensate che anche i fan se ne innamoreranno?

Lee: non vorrei portare sfiga, ma penso di sì. È stato molto strano, abbiamo passato un anno e mezzo a mantenere l’assoluto segreto e ora mio figlio ha un BB-8, lo vediamo persino sui copriletto, è ovunque!

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