L’intervista: Zagor: Odissea americana, il gioco da tavolo

Chiunque abbia letto un fumetto prima poi è capitato su un albo Bonelli, oggi parliamo di un gioco da tavolo ispirato a uno storico personaggio Bonelli: Zagor.

Per parlare di questo personaggio sono andato a interpellare gli autori: Luigi Ferrini e Daniele Ursini, i quali hanno coinvolto Alessandro Lanzuisi, l’editore. Ecco cosa hanno raccontato a Geek.pizza.

Ciao Luigi e Daniele, benvenuti, presentatevi in due righe a testa!

Luigi: Ciao io sono Luigi: sono informatico, mi piace fare giochi, l’ultimo dei quali è The Golden Ages. Ogni tanto scrivo pure qualche fumetto online. Andate su http://lupigi.wordpress.com per un po’ di roba mia.

Daniele: Ciao Francesco, grazie dell’invito. Sono Daniele Ursini, Ditadinchiostro per chi mi conosce in veste di redattore di Gioconauta. Giocatore onnivoro di lungo corso, scrittore amatoriale di romanzi e tra poco, a quanto pare, anche autore di giochi da tavolo.

L: Ci siamo permessi anche di estendere il tuo invito a un… terzo incomodo, cioè l’editore Alessandro Lanzuisi, che su certe tematiche potrà rispondere meglio di noi e con maggiore dettaglio.

Siete coautori di un gioco da tavolo su Zagor, innanzi tutto l’idea come è nata? Devo confessare che se mi avessero detto che avremmo avuto un gioco da tavolo basato su un personaggio Bonelli avrei puntato su Nathan Never, Julia o Dylan Dog.

L: A noi autori l’idea è arrivata come proposta da Alessandro. Io e Daniele ci conoscevamo appena; Alessandro ci ha proposto di fare un gioco insieme da zero, noi ci abbiamo provato e abbiamo scoperto di lavorare molto bene insieme: uno di quegli eventi che nel game design è simile a vincere al Superenalotto! A parte questo, io sono da sempre un grande appassionato di fumetti Bonelli (ho anche collaborato a lungo con http://ubcfumetti.com) e ho subito concordato con l’editore nel pensare che il personaggio che meglio si prestava a un adattamento ludico fosse proprio Zagor.

A: l’idea nasce da una mia proposta alla Bonelli. Sono da sempre appassionato di fumetti, bonelliani in particolare, e l’idea di poter unire le mie passioni (fumetti e giochi) mi stuzzicava molto. L’idea generale alla Bonelli è piaciuta e, dopo varie “selezioni”, hanno deciso per Zagor. Un personaggio che, come dice giustamente Luigi, si presta molto bene a un adattamento ludico. Tieni presente che Zagor è un personaggio ideato da Sergio Bonelli, a cui la casa editrice tiene molto. E vanta un nutrito numero di appassionati.

D: Hanno già detto tutto riguardo la genesi del progetto. Io non sono un grande appassionato di fumetti e perciò, dopo essere entrato nella squadra, mi sono impegnato a studiare il personaggio e il suo percorso negli anni.

Il gioco ha già un titolo definitivo?

L: Beh, direi di sì! Visto che si ispira a un’avventura storica dello Spirito con la Scure, prende il titolo proprio da essa: Odissea Americana.

Zagor e Cico

Sergio Bonelli Editore ha subito trovato interessante l’idea?

L: Non solo in Bonelli hanno trovato l’idea interessante, ma si sono dimostrati davvero entusiasti, specie dopo aver visto e provato il prototipo. Credo che, al di là delle scelte di design ludiche in senso stretto, in Bonelli abbiano apprezzato soprattutto il rispetto con il quale ci siamo avvicinati al personaggio, trattandolo da appassionati prima ancora che da creativi.

A: confermo l’affetto e il rispetto che abbiamo avuto per la storia e i personaggi. Siamo stati molto attenti a rispettare sia l’avventura stessa su cui si poggia il gioco, sia la filosofia che sta alla base dei personaggi. Ovviamente rispettando anche le esigenze che stanno dietro allo sviluppo di un gioco.

So che questo gioco si basa su un albo dello Spirito con la Scure. Come l’avete scelto?

L: È stata una scelta difficile, perché Zagor è un fumetto che unisce tante anime e ci sono tante storie e tanti personaggi che meriterebbero una trasposizione ludica. Alla fine ha prevalso Odissea Americana, vuoi perché è una delle storie che lo stesso Sergio Bonelli affermava di prediligere, vuoi perché, tra le avventure “classiche”, è forse quella che meglio incarna tutte le anime avventurose di Zagor.

D: “Odissea Americana” è anche una storia che si presta benissimo ad esser giocata; sembra essere stata scritta pensando già ad una trasposizione ludica. È ricca di momenti estremamente diversi tra loro da affrontare: in alcuni casi nemici da sconfiggere, in altri situazioni a cui sopravvivere. È un tipo di struttura che ricorda molto l’esplorazione di un dungeon, un intramontabile classico dei giochi da tavolo e di ruolo.

Che tipo di meccanica c’è alla base del gioco? Ed è nata prima o dopo aver pensato all’ambientazione?

L: La meccanica è nata dopo aver deciso quale dovesse essere l’episodio di riferimento, ma quasi insieme a esso. È un gioco di esplorazione semi-cooperativo, in cui alla fine della partita c’è un vincitore vero e proprio, ma tutti i giocatori possono perdere insieme ed essere sconfitti dal gioco.

D: Una delle cose di cui siamo stati subito tutti convinti è che Zagor e Cico non dovessero essere riconducibili ad un solo giocatore. Volevamo che si avvertisse il loro ruolo esterno alla spedizione, che si rivelassero indispensabili, a disposizione di tutti, ma al tempo stesso disinteressati all’esito materiale della spedizione.

Quali sono i giochi che, a vostro parere, vi hanno più influenzati nella realizzazione di Zagor?

L: Ecco, questa è una domanda alla quale non so davvero rispondere! Ovviamente tutto ciò che gioco e che mi piace mi influenza, ma ancor più mi influenza ciò che gioco e non mi piace, perché capisco che cosa voglio mettere nel gioco, ma soprattutto che cosa voglio che non ci sia! Il processo creativo è la somma di una pluralità di stimoli e suggestioni, che poi la sensibilità dell’autore rielabora a modo suo… che poi lo faccia bene, ovviamente, è un altro discorso, e questo ovviamente non sta a me dirlo.

D: Per Odissea Americana io ho una risposta univoca: Talisman. So che questo farà storcere il naso a molti e ci tengo a dire che le meccaniche dei due giochi sono estremamente diverse. Ciò che invece ho tenuto come stella polare durante il lavoro di sviluppo, è il “sapore” che un gioco come Talisman sa restituire a ogni partita. Un’esperienza di gioco semplice ma estremamente caratterizzata che gli ha permesso di sopravvivere a trent’anni di storia ludica.

A che pubblico è destinato questo gioco?

L: I lettori di Zagor sicuramente apprezzeranno il gioco, perché vi ritroveranno le atmosfere che conoscono e il massimo rispetto per il personaggio e la sua storia. Il gioco è di difficoltà media e ci siamo sforzati di dargli una discreta profondità strategica, quindi mi sentirei di consigliarlo agli appassionati di giochi in senso lato, anche se non conoscono Zagor e il suo mondo.

D: La speranza è quella di essere riusciti a creare un prodotto trasversale, che sappia accontentare, pur se in modo diverso, tanto il giocatore alle prime armi, quanto il gamer più esperto.

Sarà un titolo Bonelli a tutti gli effetti anche questo o vi siete appoggiati a una casa editrice di giochi? E quando vedrà la luce?

A: Il gioco sarà editato dalla Ergo Ludo Editions, la casa editrice di cui sono proprietario. La stessa che ha presentato The Golden Ages. Il progetto è interamente della casa editrice, gli autori Luigi e Daniele. La Bonelli ha approvato il progetto e ha concesso i diritti per utilizzare il personaggio. La casa editrice di Via Buonarroti lo presenterà all’interno dello spazio comics alla prossima edizione di Lucca Comics and Games.

Leggo che avete in mente di venderlo anche all’estero. Posso aspettarmi un manuale in 3-4 lingue quando aprirò la scatola del gioco (e quindi sarà un gioco indipendente dalla lingua) o sarà necessaria una traduzione anche dei componenti?

A: Il gioco sarà edito anche all’estero, ma non sarà presentato in un’unica edizione (e quindi un unico manuale). Questo anche perché sarà dipendente dalla lingua. Ci saranno delle sorprese in tal senso, su cui non posso ancora sbilanciarmi.

Avete altre idee per portare i fumetti Bonelli sul nostro tavolo sotto forma di giochi? Se ne aveste la possibilità chi scegliereste? La mia collezione completa di Tex (tre generazioni di lettori) mi farebbe puntare su Aquila della Notte, ma pensando al pubblico dei giochi da tavolo poi propenderei per uno dei tre personaggi già citati.

A: idee ne abbiamo diverse, su vari personaggi. Ma sbilanciarsi adesso è prematuro. Dipende da come andrà Zagor e dalla Bonelli stessa. Dipendesse da me, mi farebbe molto piacere dar vita al gioco di Tex.

Zagor golem

Raccontatemi il vostro primo ricordo di un albo di Zagor. Il mio è Zagor contro il golem, dove cancella la lettera sulla fronte della creatura trasformando Emeth (verità in ebraico) in Meth (morte), ve lo ricordate?

L: Confesso di aver iniziato molto tardi a leggere Zagor, dopo anni di frequentazione di altri personaggi (Dylan Dog, Martin Mystère, Nathan Never ecc.), grazie allo speciale “Horror Cico” scritto da Tiziano Sclavi. Solo in seguito ho scoperto che si trattava di una storia piuttosto atipica per gli standard della testata.

D: Ho già confessato di non essere un appassionato di fumetti di lungo corso. Confessato ed espiato considerando gli atti di nonnismo a cui questi due figuri mi hanno sottoposto durante la lavorazione.

A: ricordo bene la storia che citi. Il mio primo Zagor (che non si scorda mai, come il primo amore) è stato Capitan Serpente, una bellissima storia di genere piratesco. Ero bambino, e rimasi affascinato e colpito dalle copertine di Ferri.

In ultimo la domanda di rito. Vi hanno appena consegnato la prima copia del gioco, dopo cena potrete giocarlo, ma prima una pizza per festeggiare. Che pizza scegliete?

L: Fiori di zucca e alici!

A: Capricciosa!

D: Quella delle grandi occasioni: quattro formaggi rossa!

Ringraziamo i nostri ospiti, in trepidante attesa che arrivi ottobre 2016!

1 commento su “L’intervista: Zagor: Odissea americana, il gioco da tavolo

Rispondi