Report su Cannes, impressioni dal festival internazionale del gioco

Il Festival International des Jeux di Cannes si è appena chiuso, oggi ospitiamo Manlio Zaninotti di Apokalypse Inc. che ci racconta le sue impressioni.

Entrare alla fiera di Cannes negli stessi dorati locali del Festival del Cinema farebbe un certo effetto a chiunque, figuratevi a chi ha creato per passione un gioco come The Producer. Non c’è che dire, i cugini d’Oltralpe non badano a spese quando devono creare un evento.

Ingresso gratuito per i visitatori, poche decine di euro per i professional, sale private per gli espositori più influenti e decine e decine di addetti tra sicurezza, hostess, ecc. i primi due giorni sono i più importanti per chi ci va per affari, il sabato e la domenica sono tendenzialmente dedicati alle famiglie e l’atmosfera ricorda molto di più certi pomeriggi di pioggia al centro commerciale che Lucca Games o Essen.

Cosplayer pochi e in genere molto sobri. In compenso gli stand sono eruzioni di colori, molto più che in altre fiere che io abbia visto. Sarà anche l’ambiente sfarzoso e, tutto sommato, piuttosto contenuto per dimensioni, ma gli stand abbondano di striscioni, personale in costume, mockup di dimensioni gigantesche.

Cannes 2016

Fin qui le cose positive, poi alcune cose ti lasciano perplesso come visitatore, maggiormente come straniero.

La fiera è piuttosto piccola, più piccola delle consorelle italiane e microscopica in confronto ai colossi tedeschi o d’oltreoceano. I prodotti presentati sono spesso solo in lingua francese, raramente anche in inglese e tedesco, mai in italiano. Ho acquistato un gioco tradotto in inglese, tedesco, norvegese, finlandese, danese, olandese, polacco, spagnolo, ma non in italiano. Giochi con carte e testo scordatevi di trovarli se non in francese. In compenso molti degli espositori preferiranno parlare con voi in italiano piuttosto che in inglese, spesso perché l’inglese non lo parlano proprio.

La fiera presenta un buon panorama di produttori, principalmente francesi, spagnoli e tedeschi. Su tutto e tutti qui domina e spadroneggia la Asmodée i cui stand occupano un decimo circa della superficie della fiera e che ha qui uffici privati e una propria squadra di cacciatori di giochi: gli “Space cowboys” che su appuntamento testano e valutano i prodotti da inserire a catalogo nel prossimo anno. Se però andate a Cannes con l’idea di trovare in anteprima delle novità, scordatevene, vedrete gli stessi titoli che avrete già visto ad Essen, solo tradotti per il mercato francese. In compenso si riesce a fare qualche buon affare e non mancano gli store con pile e pile di titoli a fine corsa dell’anno prima a prezzi stracciati. Tutti, ovviamente, rigorosamente in francese.

Cannes 2016 2La sera ci si può unire a gruppi di giocatori di ruolo dal vivo e, se siete tra i pochi selezionati invitati, potete giocare ai nuovi prodotti dei veri “padroni di casa” nella Asmodée night. C’è un buon traffico di distributori di diverse nazionalità europee e, soprattutto il giovedì e venerdì è un buon posto per trovare contatti e comprendere, chiacchierando come si sta muovendo il mercato europeo. Proprio in questi “salottini” si colgono le informazioni più succulente. Da qui in poi però il condizionale è d’obbligo.

Il mercato inglese ormai orfano di una GW ridimensionata sembra in cerca di un’identità, perso tra negozi che devono di fatto reinventarsi dopo decenni di contratti capestro.

Il mercato tedesco è ormai in mano a una ventina di megastore e siti online, mentre sembrano spariti quasi del tutto i piccoli negozi. Questo porta a far sì che le politiche di pochi grandi distributori determinino cosa si trova e cosa no sugli scaffali con una tendenza ossessiva all’appiattimento su pochi modelli e prodotti fotocopie di se stessi e c’è già chi è pronto a scommettere sulla “morte dei meeple”.

Mentre i mercati italiano e polacco sembrano i più promettenti per i prossimi anni, il mercato spagnolo somiglierebbe a quello francese che si presenta statico e serrato nella difesa di una propria filosofia di funzione “alta” del gioco, tanto da diventare impermeabile anche a titoli geniali come “Ponzi scheme”, visti come prodotti di una filosofia mercantilistica e capitalistica estranea ai negozianti della terra di Francia. Da cui si dovrebbe dedurre che i negozianti francesi facciano beneficenza, ma non è esattamente così. Se l’ingresso alla fiera è gratuito la città è una delle più care io abbia mai visitato e anche i bar interni all’esposizione sono assai più cari e affollati dei corrispettivi di altre fiere.

Volendo tirare le somme: la fiera si gira in un giorno, l’aeroporto di Nizza a pochi chilometri di distanza offre l’occasione di una passata tocca e fuggi interessante per il visitatore di giornata. Chi cerca business ne troverà il primo e il secondo giorno, a patto che si sia creato una fitta agenda di appuntamenti ancor prima di acquistare i biglietti dell’aereo.

Il clima in questa stagione non consente distrazioni e le spiagge italiane sono di certo più accoglienti, se pensate poi di approfittarne per conoscere la cucina francese dopo la chiusura dei cancelli della fiera, preparatevi a mettere mano al portafoglio in maniera piuttosto pesante, tra negozi di Valentino, Dior ed Hermes, anche nei bistrò, la parte che si apprezza di più del visitatore è quella che sta nella tasca di dietro dei pantaloni.

Manlio Zaninotti

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