Lo spacciagiochi: Mythomakya

Si parlava così tanto del gioco di Luca Feliciani, nel bene e nel male, che ho dovuto provarlo, oggi vi spiego come funziona, perché mi è piaciuto e butto lì una mia idea.

Mythomakya, la guerra dei miti. Probabilmente in tanti si sono chiesti cosa significhi questo nome, tant’è che la spiegazione è presente anche sul sito del gioco. Mythomakya parte dall’idea di reinterpretare la mitologia greca in modo divertente e moderno, così è nato questo gioco di Luca Feliciani per 2-6 giocatori della durata di 15-40’ a partita, a seconda del numero di giocatori e della modalità in cui viene giocato.

Sì, con meno di 20€ sui principali siti di giochi vi portate a casa 110 carte disegnate dalla bravissima Mirka Andolfo e due giochi in uno.

Per prima cosa vi servono 5 pacchetti di bustine (se usate le premium) 63,5 x 88mm, dopodiché prendetevi mezz’ora perché non riuscirete ad andare molto veloci. Il motivo della lentezza è che le carte sono (quasi) tutte diverse una dall’altra e sono illustrate in modo molto particolare. Potrebbe non piacervi lo stile, ma credo sia stato concepito per un pubblico giovane, senza dimenticare di ammiccare a chi ha qualche anno di più.

Ho particolarmente apprezzato alcuni dettagli dei disegni, in primis il fatto che la catena che lega Andromeda allo scoglio abbia i terminali della Catena di Andromeda che chiunque abbia visto i Cavalieri dello Zodiaco ben conosce, ma in generale c’è un progetto grafico molto apprezzabile. Anche il regolamento è molto ben curato da questo punto di vista (e non solo).

Dicevamo, due giochi in uno. Partiamo con quello più semplice: “Il trionfo degli eroi”. Si usano 60 delle 90 carte mito, si dispongono in 10 mazzetti la cui prima carta è scoperta e le altre coperte e si è pronti a giocare.

Mythomakya carta

Il primo giocatore indica il colore della moira, ovvero quello predominante tra i cinque presenti, il secondo sarà invece colui che giocherà la prima carta della mano.

Ogni carta ha tre elementi: colore, forza e valore in mele d’oro. La prima carta giocata obbliga gli altri giocatori a rispondere con una carta dello stesso colore, se possibile. A quel punto chi ha giocato la carta con la forza più alta vince. Le carte degli altri colori perdono automaticamente, a meno che non si tratti del colore della moira, nel qual caso vince la carta di quel colore con la forza più alta.

Il vincitore prende le carte e le pone nel proprio tesoro, tutti voltano la prima carta coperta del mazzetto da cui hanno preso quella giocata in questo turno (se presente) e la mano passa al giocatore successivo.

Non vince chi ha più carte, ma chi ha più mele (sommando quelle presenti su tutte le carte del proprio tesoro). In 4-6 giocatori si gioca a squadre, quindi si sommano i tesori dei membri della squadra.

So già che parola state pensando tutti. Briscola.

Portate pazienza e proseguite la lettura, giudicherete dopo.

La sfida degli dei.

Questa è la seconda modalità di gioco, meno aleatoria e più interessante per giocatori non occasionali.

Mythomakya carta con effettoSi tolgono 30 delle carte dal mazzo usato per la modalità “Il trionfo degli eroi” e si aggiungono le 30 lasciate in disparte prima, ogni giocatore prende una carta “mele d’oro” del valore di 2 mele e tre carte divinità.

I mazzetti sono composti come per la modalità base, ma tutte le carte sono visibili. Oltre a questo la differenza è che le 30 carte aggiuntive hanno un’abilità che si può attivare pagando un costo in mele d’oro dalla propria riserva, così come gli dèi, che valgono 1 mela se ti rimangono in mano a fine partita, oppure (al costo di due mele), possono scatenare il proprio potere.

Il fatto di poter vedere le carte che verranno e il fatto di poter usare le abilità dei personaggi e i poteri divini degli Olimpici cambia radicalmente il gioco. Rimane una buona dose di aleatorietà data dal fatto che i mazzetti che vi capitano possono non essere molto favorevoli, ma c’è sempre la possibilità di usare una delle Muse per cambiare il colore della Moira o chiedere un favore ad Atena, Eolo o Crono, insomma, c’è modo di non subire passivamente gli eventi.

Ho avuto modo di giocarlo solo in 2 e 3 giocatori, quindi non so che effetto possa fare a squadre, ma conto di provarlo presto.

Ho invaso casa dei vicini due sere di fila per provarlo, mentre la prima modalità è stata subito accantonata (è decisamente concepita per un pubblico più giovane, per giocatori meno incalliti o per apprendere il gioco), la seconda ha fatto furore. La seconda sera ci abbiamo giocato su richiesta del Ragazzo Scalzo, il mio vicino, dopo aver provato un altro gioco, segno che Mythomakya aveva colpito nel segno.

Dopo un paio di partite a due il padre, che aveva detto di essere troppo stanco ma era rimasto a guardare, non ha resistito e si è messo a giocare con me e il figlio. Il fatto che il Ragazzo Scalzo sia stato senza prendere carte per 2/3 di una partita salvo poi mettere a segno una presa dopo l’altra e surclassare alla grande me e il padre ci ha lasciati un po’ senza parole, ma mi ha confermato che ragionando si può contrastare la sfortuna. Il Ragazzo Scalzo gioca così, sembra che stia giocando malissimo, salvo poi ribaltare la situazione all’ultimo. Giusto per la cronaca, ci ha riprovato anche dopo, quando ero certo di aver stravinto la sfida a Patchwork, ma alla fine avevo solo 4 bottoni più di lui.

Mythomakya partita

Tornando a Mythomakya, se vogliamo dire che il gioco non propone meccaniche rivoluzionarie siamo tutti d’accordo, ma non direi che lo stesso effetto si abbia giocando a Briscola con 40 carte.

Chiaramente il pubblico a cui ha mirato Pendragon pubblicando questo gioco non ha pensato principalmente ai giocatori incalliti (anche se un amante dei gestionali come me lo ha trovato comunque godibile) ma lo ha trovato in grado di introdurre dei non giocatori all’attività ludica. Mythomakya può essere giocato da persone di diversa esperienza e presenta diverse variabili che lo rendono discretamente longevo.

Il regolamento è chiaro, completo, ben strutturato e presenta la spiegazione dettagliata di tutti i poteri delle divinità, non lasciando spazio ad ambiguità.

Ho ovviamente imbustato subito le carte, che comunque sono di buon materiale e con una grafica curatissima, come ho già detto.

La carrellata di caratteristiche che ho appena fatto vi suona familiare? Se conoscete i criteri di giudizio con cui viene eletto il gioco dell’anno probabilmente sì, perché sono proprio questi. Capacità di introduzione all’attività ludica, idea del gioco, regolamento, materiali e grafica.

Mi ero lanciato in un’azzardata idea ancor prima di averlo giocato, oggi non la trovo così azzardata, per me questo è un possibile candidato a Gioco dell’anno. Tra parentesi io l’anno scorso più che Colt Express avrei fatto vincere Splendor, già che c’ero volevo rendervi partecipi di questo mio pensiero.

Vi lascio con una segnalazione, dal 15 al 17 aprile durante Torino Comics sarà allestita una mostra dedicata a Mythomakya, non si sa ancora molto di questa mostra, ma sono piuttosto sicuro che potrete vedere la storia delle tavole che sono diventate poi le illustrazioni di questo gioco, dai bozzetti alla grafica definitiva. Penso avremo modo di scoprire qualcosa a Modena e di parlarne su queste pagine più avanti.

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