L’intervista: Alberto Barbieri di Zena 1814 e GrowerZ

I lettori più assidui di Geek.pizza sanno che sono un fan di Zena 1814, non potevo quindi farmi sfuggire l’occasione di chiacchierare con uno dei due autori a proposito del loro nuovo gioco: GrowerZ

Ciao Alberto, benvenuto su Geek.pizza, raccontaci chi sei in due righe.

Alberto Barbieri: Ciao Francesco, grazie dell’ospitalità innanzitutto. Sono un 32enne genovese che dopo diverse esperienze lavorative ha deciso di provare a mettere a frutto alcune capacità rischiando del proprio. Pratico arti marziali, amo il teatro, il gioco e la buona cucina.

L’altra volta abbiamo avuto ospite Luigi, che è il tuo socio in Demoelà. Innanzitutto ci spieghi cosa significa questa parola straniera? 😉

Demoelà, in genovese significa divertire, senza l’accento invece divertimento. È anche il nome della cooperativa che con Luigi, co-autore di Zena 1814 e grande amico, e Pietro, altra amicizia ventennale, abbiamo costituito nel gennaio scorso.

Come è nata e cosa si propone Demoelà?

È nata grazie a un bando di LegaCoop Liguria per start-up e alla nostra risoluzione nel continuare nel solco di Zena 1814, infatti ci proponiamo di sviluppare giochi che veicolino un messaggio culturale e sociale, e che inducano una riflessione attraverso l’esperienza ludica, comunque sempre piacevole e protetta.

Demoela

Che i vostri giochi siano particolari l’abbiamo intuito con Zena 1814: non solo un gioco, ma anche un libro (molto agile) che parla della storia di Genova all’inizio dell’800, appunto. Ora tocca a GrowerZ, di cosa si tratta?

GrowerZ è un gioco di carte da 2 a 6 giocatori che riguarda un tema molto attuale, ovvero il consumo di cannabis, nello specifico la coltivazione ad uso personale.
La meccanica base è quella del draft e ogni giocatore dovrà costruire il suo giardino “speciale” usando le carte che gli passeranno per le mani. I punti non si ottengono coltivando più degli altri,  ma in base alle caratteristiche del personaggio che si sta giocando, ovvero i suoi bisogni come consumatore. Il tutto si immagina svolgersi in uno degli stati in cui questo è permesso, sia il Belgio, il Colorado o l’Uruguay o altri non importa… anche se ricordiamoci che comprare un seme di cannabis in Italia è legale.

L’idea a chi è venuta e come l’avete sviluppata?

L’idea di fare il gioco è venuta a me, ma direi che tutto nasce dai discorsi fatti sul tema insieme a Pietro con cui condivido la formazione in campo giuridico e che vede gli effetti del proibizionismo sulle persone nei tribunali e con Luigi che è da tempo impegnato nell’antimafia sociale e conosce il flusso di cassa e il danno della malavita che gestisce questo traffico.

L’abbiamo sviluppata dopo aver approfondito i vari sistemi di legalizzazione e avendo identificato come il più diretto alla consapevolezza sull’uso della cannabis quello dell’autocoltivazione.

GrowerZ - Grafica non definitiva
Grafica non definitiva

Come anche Zena, GrowerZ va oltre il gioco. Raccontaci cosa state facendo.

Attraverso l’associazione Che l’inse abbiamo veicolato il gioco e promosso la riscoperta di un passato dimenticato.

Ora abbiamo organizzato dei focus group e fino al 16 luglio trovate in rete un questionario che ci faccia capire quale impatto sulla percezione dei giocatori possa avere un gioco come il nostro. [Link al questionario]

Inoltre da un tempo sensibilizziamo e informiamo sull’argomento tramite diversi social network e abbiamo instaurato rapporti con diverse realtà nel mondo della canapa cosiddetta industriale.

Perché lo sappiamo tutti che c’è una canapa che si può coltivare e grazie alla quale si possono avere farine, olio alimentare, cosmetici, tessuti e persino mattoni con cui costruire una casa, vero?

Il Parlamento inizierà a breve a discutere di legalizzazione, qual è la proposta in campo e che impatto potrebbe avere?

La proposta dell’intergruppo parlamentare sembra andare proprio nella direzione di GrowerZ: una manciata di piante a testa per persona maggiorenne da dichiarare all’ufficio dei Monopoli. Inoltre, sulla scia dell’esperienza Spagnola dei social-clubs sarebbe permesso associarsi per coltivare. Una modica quantità da portare con sé ma il divieto di fumare in pubblico.

Sull’impatto non voglio sbilanciarmi, certo sentire che gli italiani non sono pronti per la legalizzazione vuol dire non conoscere assolutamente la popolazione, in tutti i suoi strati.

Era il caso, a tuo avviso, di realizzare un gioco con un tema così delicato? Per che pubblico è pensato?

Sì e se mi permetti il tema non è delicato ma urgente e anzi va affrontato con coerenza e lungimiranza.

In più di metà delle regioni italiane è possibile accedere alla cannabis come terapia, si stimano 5 milioni di consumatori di cannabis solamente in Italia e più di 200 sono i negozi che vendono “semi da collezione”.

Perché chi accede a una prescrizione medica non può coltivare le piante di cui avrebbe bisogno?

Il proibizionismo alimenta il mercato nero gestito dalla criminalità, mentre i negozi specializzati generano un fatturato pulito e tassato, creando posti di lavoro. Negli USA sono 24 gli stati dove la cannabis terapeutica è stata legalizzata e quattro stati permettono già l’uso ricreativo, quest’anno la lista si allungherà dopo i referendum previsti in autunno. Proprio questo trend ci fa pensare che prima troviamo una strada italiana per la questione e meglio sarà.

Il gioco è leggero e ha una grafica “fumettosa” che ben valorizza la giocabilità, GrowerZ offre un’esperienza molto gradevole, è un gioco pensato per tutti sia appassionati di giochi che giocatori più occasionali.

Usciremo a fine Settembre e su www.growerzcardgame.com potrete seguire i prossimi sviluppi!”

Per il momento salutiamo Alberto ringraziandolo per il tempo che ci ha dedicato, torneremo sicuramente più avanti sul tema, visto che del gioco in sé non abbiamo parlato più di tanto.

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