Robert Holdstock e il suo fantasy ancestrale

Con la sua saga dei Mitago, Robert Holdstock compie una straordinaria fusione di romanzo e mitologia facendoci letteralmente sprofondare, come i suoi personaggi umani, nel verde bosco del nostro subconscio…

Il fantasy, si sa, oltre ad essere difficilmente definibile, ha anche le sue varianti: epic fantasy, dark fantasy, horror fantasy… ma con Robert Holdstock assume una connotazione atavica e parla direttamente alle nostre memorie sopite, al nostro io primitivo e nascosto.

Robert Holdstock
Robert Holdstock

Robert Holdstock nasce ad  Hythe (nel Kent) nel 1948, si laurea in scienze e, dal 1967 al 1970, diventa insegnante di zoologia presso l’univestità di Bangor.

Tra la fine degli anni Settanta e durante gli  Ottanta, scrisse parecchi romanzi di genere fantasy celtico, nordico, gotico e pittico e una serie di storie brevi, la maggior parte usando pseudonimi (Robert Faulcon, Chris Carlsen, Richard Kirk, Robert Black, Ken Blake, e Steven Eisler) dilettandosi anche nella trasposizione in romanzi di altre opere non letterarie (ad esempio The Dark Wheel, la cui trama è incentrata sul popolarissimo videogioco di simulazione spaziale per computer degli anni ’80 “Elite”); i suoi lavori esplorano temi filosofici, psicologici, antropologici e spirituali.

La sua opera più importante viene considerata  la saga dei Mitago, cominciata con il romanzo “La foresta dei Mitago” e pubblicata in Italia solo parzialmente (la saga si compone di sette romanzi, scritti tra il 1979 e il 2009, ma attualmente in Italia ne sono stati pubblicati solo 5, di cui uno, Lavondyss, in due parti).

Iforesta_mitagon breve la vicenda si dipana attorno ma soprattutto all’interno  della  foresta di Ryhope, situata immaginariamente nella contea inglese dell’Herefordshire, un luogo apparentemente comune, non più grande di un bosco, tanto che è possibile girarvi attorno in poche ore. Ma, se vi si prova ad entrare, la foresta pare sconfinata e sono necessarie settimane di cammino per poter raggiungere il “Lavondyss”, ovvero il centro assoluto del bosco, delimitato da un imponente muro di fiamme.
È in questo inquietante scenario arboreo, privo di riferimenti spazio-temporali certi, che si dipanano le storie dei co-protagonisti, ognuna vissuta e narrata dal loro punto di vista. Parlo di co-protagonisti perché in realtà la vera protagonista del ciclo è la foresta stessa, di cui i vari Huxley e Henri Keeton ci danno testimonianza con le loro storie. Un protagonista sempre in primo piano ma quasi “invisibile” a causa del modo in cui “interviene” nella vicenda: perché è la foresta che lentamente e inesorabilmente fagocita gli umani che la avvicinano, usandoli per creare i Mitago, esseri che acquistano gradatamente fisicità, alcuni amichevoli, altri tremendamente pericolosi, e che derivano dagli antichi miti che ben conosciamo.

Questa generazione avviene stimolando la memoria nascosta, l’incoscio collettivo di Junghiana accezione, un inconscio sconfinato in cui le leggi del tempo e dello spazio vengono completamente stravolte e che fa accedere al tempo del mito, dove causa ed effetto spesso non hanno una loro coerente sequenza temporale come noi la concepiremmo.

Noi diamo vita a fantasmi, Tallis, e i fantasmi si raccolgono ai margini del nostro campo visivo. Essi sono saggi nei modi di una saggezza che noi tutti condividiamo ma che abbiamo scordato.
(Owen Keeton, nonno di Tallis; Lavondyss)

gost_forestÈ così che il lettore viene trasportato all’interno di una foresta che non è né tenebrosa come la foresta degli Albi di Heinz, né meravigliosa come il Bosco Immanente di Ursula K. Le Guin, né è magicamente viva come Bosco Atro in J.R.R. Tolkien, ma è spietatamente naturale, ciclica, primordiale, fine a se stessa come lo è la natura, a volte splendida e rigogliosa, a volte maleodorante e marcia, ma sempre avvertita come qualcosa che inspiegabilmente ci appartiene, fa parte di noi. Fra i suoi rami e le sue radure camminano elfi e gnomi, giganti e centauri, guerrieri barbuti e cacciatori leggendari, strege e indomite principesse, e vengono evocati antichi e strani rituali che sanno di sangue e interiora, di estasi e viaggi sciamanici verso il regno del fuoco, quasi si stesse leggendo un trattato di antropologia più che un “semplice” romanzo fantasy.

Huxley e l’amico Harry Keeton, l’inselvatichito Christian, la principessa Guiwenneth e la piccola Tallis che scolpisce maschere,  sono solo alcuni dei personaggi il cui destino si lega alla foresta come se le fossero da sempre appartenuti, come vuole il tempo del mito: creano i Mitago attraverso loro stessi o sono a loro volta degli esseri “creati”, ed entrano a far parte del mito come un castello in rovina, o la driade Agrifoglio, il principe Skathach o il crudele Ulisse, l’Urscumug o il Fenlander.

Lentamente ma inesorabilmente la foresta erode la superficie conscia data dalla nostra civiltà, finché i co-protagonisti si ritrovano a confrontarsi con i loro istinti, con le forze incomprensibili ed indifferenziate che si agitano nel loro inconscio, diventano essi stessi esseri archetipici, parte del mito e degli eventi straordinari che si dipanano nella saga.

In Italia sono stati pubblicati, nell’ordine, i seguenti libri della saga:

  • La Foresta dei Mitago
  • Lavondyss (in due libri)
  • La regione sconosciuta
  • Il tempio verde

Il sito di riferimento di Robert Holdstock è  http://www.robertholdstock.com

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