Star Wars Rebels 3×01, la recensione

Sabato 24 settembre la terza stagione di Star Wars Rebels ha fatto il suo debutto negli USA. Scopriamo cosa ci mostra di nuovo Steps Into Shadow. (Contiene, ovviamente, spoiler)

L’articolo che state per leggere è una doppia recensione, redatta da me e Francesco.

[Il punto di vista di Daniela]

Il film tv di circa un’ora che apre la terza stagione di Star Wars Rebels, Steps Into Shadow, inizia in medias res. Ezra, Sabine, Chopper e Zeb sono impegnati a tentare di introdursi in una prigione imperiale, con l’obbiettivo di far evadere una vecchia conoscenza (loro e degli spettatori più affezionati), il pirata Hondo Ohnaka, che afferma di possedere informazioni preziose per la crescente ribellione. Nubi sempre più oscure, intanto, si stagliano all’orizzonte, nella forma di un ufficiale imperiale dagli occhi rossi.

Il finale della seconda stagione ha profondamente scosso il mondo dell’equipaggio della Ghost: Ahsoka è scomparsa dopo aver aver combattuto contro Darth Vader, Kanan è stato accecato da Maul, e quest’ultimo è da qualche parte nella galassia, una minaccia nascosta ma non per questo meno temibile. Il cavaliere Jedi si è chiuso in se stesso, allontanando tutti e trascurando il suo allievo, nelle cui mani è rimasto l’Holocron Sith. Ezra, che dal tempo della visita su Malachor sembra essere molto cresciuto, vi si rivolge in cerca di consiglio e comprensione, senza realizzare, forse, quanto possa essere pericoloso. L’antico manufatto lo spinge infatti a dare ascolto alla sua frustrazione e alla sua rabbia, rendendolo arrogante, impulsivo e crudele contro i propri nemici. L’incontro di Kanan con una certa millenaria creatura sembra aver sbloccato la situazione, ma è palpabile la sensazione che sia soltanto il primo passo di un percorso che non sarà necessariamente lineare, e che è plausibile immaginare non abbia trovato la sua conclusione in questi primi quaranta minuti.

Il Bendu
Il Bendu

È certamente interessante parlare dei nuovi personaggi che vengono presentati in Steps Into Shadow: il Bendu – doppiato da Tom Baker, famoso per avere interpretato la quarta incarnazione del Dottore nel telefilm britannico Doctor Who – espone, tramite la sua stessa esistenza, l’idea che la Forza e il Lato oscuro non siano altro che due possibili modi di comprendere e sfruttare l’energia dell’universo, che in realtà è immensamente più grande di entrambi. Legends of the Lasat, il dodicesimo episodio della seconda stagione, ci aveva già fatto intendere che lo stesso concetto di Forza, in realtà, è conosciuto con differenti nomi all’interno delle tante culture galattiche. La squadra creativa dietro Star Wars Rebels appare particolarmente interessata ad ampliare l’orizzonte del proprio universo narrativo, lasciandoci intuire come al suo interno siano presenti una moltitudine di punti di vista differenti.

L’altro nuovo ingresso nel cast dei personaggi è costituito da qualcuno che nel fandom di Star Wars non ha bisogno di presentazioni: trattasi del grandammiraglio Thrawn, l’antagonista principale della molto amata trilogia di libri scritta da Timothy Zahn nei primi anni novanta. Al freddo ed implacabile militare presta la voce Lars Mikkelsen, che gli dona un timbro soave ed un tono morbido e sussurrato, che pare indicare grande sicurezza di sé ed un’intelligenza fuori dal comune, messa in evidenza anche dall’estrema velocità con cui Thrawn porta alla luce il reale piano dei ribelli. L’impressione che si ha è quella di trovarsi davanti ad una sorta di Sherlock Holmes che ha giurato fedeltà all’Impero, che sicuramente saprà dare del filo da torcere ai protagonisti ed appassionare il pubblico.

Gli eventi di Steps Into Shadow hanno luogo due anni prima della battaglia di Yavin, quindi sono molto vicini temporalmente ad Una nuova speranza: l’atmosfera è infatti più cupa rispetto alle due precedenti stagioni, i momenti di leggerezza, almeno per ora, sono più risicati. Le schiere dei ribelli si espandono, ma aumentano proporzionalmente anche i pericoli a cui essi sono esposti. Il futuro della galassia è appeso a un filo, e Hera sembra saperlo bene. Il resto della stagione ci dirà quanto esso sia sottile.

[Il punto di vista di Francesco]

Se a iniziare un racconto di Star Wars nel bel mezzo dell’azione siamo abituati, la cosa che spiazza quasi subito è vedere Ezra utilizzare la Forza in modo molto lontano da quello che ci si aspetta da un Jedi. Non solo perché lo spettatore sa quanto sia pericoloso questo cammino (l’abbiamo visto nei dettagli in Star Wars: The Clone Wars), ma anche per il tipo di serie che è. Un’animazione, indicativamente destinata ai più piccoli, che mostra un aspirante Jedi portare una persona al suicidio. Il fatto che graficamente sia stato rappresentato in modo meno forte (a cadere nel vuoto è il camminatore e non la persona, questa è Rebels, non Jessica Jones), non lo rende meno rilevante.

Chi continua a sostenere che The Clone Wars e Rebels siano due prodotti di scarso rilievo, dimostra di non averli mai guardati. Le parentesi comiche si alternano a momenti drammatici e altri spirituali, in perfetto stile Star Wars e il fatto che il Bendu renda esplicita la dualità della Forza, si somma a quanto già visto su Mortis in The Clone Wars.

Thrawn
Thrawn

A qualcuno potrebbe essere sfuggito il parallelo tra il racconto dei “danni collaterali” della campagna di Thrawn ed Ezra, che decide di distruggere la piattaforma consapevole del fatto che lui si salverà, ma non sarà così per parte dei suoi occupanti. Il fine giustifica i mezzi, tanto per Thrawn quanto per Ezra che cammina sul sentiero del Lato Oscuro.

Se la parentesi dei prequel sembra chiusa, comunque Rebels trova modo di omaggiare questi film in modo più sottile (il poster di Ben Quadinaros nella stanza di Ezra) e più palese (la replica della scena con i droidi insetto).

Chiuderei facendo notare che con questo episodio, lo story group di Star Wars ha sistemato un altro tassello: gli Y-Wing non sono per i ribelli capeggiati da Sato ma per un’altra formazione della Ribellione, se non vedremo in Rogue One i personaggi di Rebels ora sappiamo perché.

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