Raccontami una storia di Mari e mostri: parte prima

Ecco la prima delle tre parti di Raccontami una storia di Mari e mostri. Ora tocca a voi votare la vostra preferita tra quelle scritte dai partecipanti!

Di seguito troverete la prima parte del nostro racconto, in ondo sarà possibile esprimere il vostro voto. Il racconto più gettonato costituirà l’incipit della storia che continuerà la settimana prossima. Avete tempo fino alle 23.59 di martedì 29/11/2016, svelti!

Aggiornamento: il titolo dell’incipit vincitore è stato colorato di rosso, potete leggerlo cliccando qui.

Nota: i partecipanti hanno scritto i racconti, i titoli sono stati arbitrariamente scelti da me per poter distinguere i racconti.

Se non sapete di cosa si tratta, potete rimediare cliccando qui!

Ecco da dove partiva la storia:

Era una notte buia e CARATTERISTICA. [Frase facoltativa per spiegare il perché la notte abbia quelle caratteristiche.]

Un giovane PERSONAGGIO quella sera decise di uscire. [Il personaggio può essere sia maschio che femmina; potete anche deciderne il nome e il motivo per cui decise di uscire]

Si diceva che un mostro si aggirasse intorno al LUOGO [al posto di intorno potete usare la preposizione che vi sembra più adatta], ma il nostro eroe non aveva paura perché aveva con sé un OGGETTO fortunato [o preferito, o a cui teneva particolarmente, e se volete potete specificarne il perché.]

Stava viaggiando per AZIONE un amico [potete congiungere l’azione all’amico con qualunque preposizione vogliate, di/a/da/in/con ecc. ecc.], ma si perse…

  • Caratteristiche: Maledetto | Silenzioso | Piovoso | Intrigante
  • Personaggi: Vampiro | Detective | Cosplayer [specificate di quale personaggio]| Geek [un appassionato di board games, se volete, oppure di cinema, fantascienza, tecnologia: fate voi]
  • Luoghi: Palude | Biblioteca [o libreria, o negozio specializzato] | Campagna | Fiera [potete specificare una qualsiasi fiera o convention, reale o inventata]
  • Oggetti Libro [o manuale, o fumetto] | Badile | Action figure [specificare cosa rappresenta] | Rasoio [ovviamente quelli vecchi da barbiere, alla Jack the Ripper, per intenderci]
  • Azioni Far festa | Dissotterrare [specificate cosa, potrebbe anche essere l’amico ma va spiegato il perché] | Bruciare [idem come sopra] | Giocare a un gioco da tavolo [specificate quale]

1. Zoorrortopia

Era una notte buia e silenziosa, e le strade erano deserte. Da quando era stato ritrovato il terzo cadavere di lupo martoriato dalle ferite, tutti i lupi del villaggio se ne stavano ben rintanati nelle loro case, dietro le porte sbarrate dai chiavistelli.

Alla polizia del bosco erano già arrivate le prime lettere anonime di rivendicazione: un vecchio orso che si addossava il primo delitto per una questione di servitù di passaggio fra i cespugli di more, e una faina delirante che spiegava di uccidere per conto di Sam.

Ma nessun vero sospetto. E qualcuno continuava a sbranare lupi.

Un giovane lupo europeo appassionato di cosplay e vestito per l’occasione da pecora, quella sera decise di uscire. Si diceva che il  mostro si aggirasse intorno alla palude, ma il nostro eroe non aveva paura perché aveva con sé l’action figure di Shaun The Sheep, che era il pezzo più raro e fortunato della sua vasta collezione [pure più di Juza delle Nuvole].

Stava viaggiando per raggiungere un raduno di cosplayers a casa dell’amico volpe [cosplay: grappolo d’uva] ma si perse…

2. Il mio grosso, grasso costume di bacon

Era una notte buia ed intrigante; il profumo dei ciccioli che sfrigolavano nel lardo di colonnata intrigava, appunto, i seni nasali.

Un giovane cosplayer, dal nome che corde vocali umane non possono riprodurre e che impersonava una fetta di bacon ormai da troppo tempo, tanto da aver scordato come si toglie il costume, (quale costume?), non riuscì a resistere a quell’unto profumo. Così decise di uscire dal suo nas-coniglio.

Si diceva che un mostro si aggirasse intorno alla fiera del Porcello Incaprettato, ma il nostro eroe non aveva paura, perché aveva con se la sua preferita action figure di Maurizio Merluzzo di Cotto e Frullato, dissuasore indiscusso, data la sua fattezza e fattanza. Il nostro eroe lo aveva sempre usato come talismano di protezione, ma con l’unico risultato di aver allontanato solo l’altro sesso.

Stava viaggiando per bruciare un po’ di grassi con un amico… sì, insomma, tutti quei profumi invitanti e gli era salita la voglia di grasso di pancetta, grasso di salsiccia, grasso di prosciutto, ma si perse…

3. Alcol occidentale, saggezza orientale, furia animale

Era una notte buia e piovosa. La luna rimaneva nascosta dietro una fitta coltre di nubi e l’ennesima sparizione aveva costretto Gabriele a una stancante giornata di buchi nell’acqua.

Da un mese questo caso era diventato la sua ossessione: come era possibile che tre persone – quattro dopo l’ultima telefonata – si fossero volatilizzate senza lasciare una minima traccia? Non un segno di colluttazione, completa assenza di orme che possano lasciare intendere una fuga. Nulla di nulla.

Per combattere la frustrazione, il giovane detective quella sera decise di uscire.

Mentre metteva addosso qualcosa di presentabile e varcava la soglia infangata del suo villino, lentamente un sorriso si dipinse sulle sue labbra lievemente screpolate.

Si diceva infatti che un mostro si aggirasse intorno alla campagna circostante, una creatura proveniente da “lontano” – così almeno le persone del luogo raccontavano nelle osterie – la quale cattura tutti gli esseri viventi che si imbattono nel suo percorso.

La strada che doveva percorrere era in effetti immersa in un nugolo di sentieri campestri, che zigzagavano tra i campi e il vicino bosco, ma il nostro eroe non aveva paura perché aveva con sé il libro da cui non si separava mai, un liso opuscolo di motti, ricevuto da un saggio durante un suo viaggio in Asia, che considerava un portafortuna e che lo faceva sentire “lontano” quando aveva bisogno di evadere.

Gabriele era diretto in paese e stava viaggiando per bruciare soldi in qualche drink con Francesco, un amico di lunga data, con il quale condivideva i suoi momenti più difficili.

Doveva smetterla di buttarsi via così, si ripeteva di continuo, per poi immancabilmente risvegliarsi al di fuori di qualche bar dove neanche ricordava di essere entrato.

Assorto com’era nel turbinio di questi pensieri, il detective smise di prestare grande attenzione a dove metteva i piedi e si perse…

4. Solo per oggi, in omaggio a primi 100 che chiameranno, una marmitta di motorino

Era una notte buia e silenziosa, nonostante fosse la notte della festa del Paese. In verità, era una notte buia e silenziosa per qualsiasi notte voi possiate immaginare, perchè c’era talmente tanto silenzio sparso tutto attorno, che avreste potuto sentire cadere uno spillo a chilometri di distanza.

Un giovane Cosplayer di Chef Tony (uno dei cuochi più famosi al mondo, non tanto per la sua cucina, quanto per il set di coltelli che propone in una televendita in grado di tagliare la marmitta di un motorino), quella sera decise di uscire. Lo chiameremo Marcello, visto che questo è anche il suo nome reale: un ragazzo un po’ tondetto dai capelli ricci e la camminata pesante come avesse il cemento al posto della suola delle scarpe.

Si diceva che un mostro si aggirasse intorno alla Biblioteca di Folgarate (insediamento umano arroccato sulle colline alle spalle di Lucara), ma il nostro eroe non aveva paura perché aveva con sé un libro sgualcito e malandato. Non si leggeva nemmeno più il titolo da quanto suddetto libro era rimasto nelle tasche del giaccone di Marcello. L’utilizzo dello strumento anti-mostro era semplice, ma efficace: il mostro pareva assalire solo coloro che non leggevano mai, quindi avere un libro con sè poteva servire a dimostrare la propria passione per la lettura. Che comunque Marcello non aveva.

Stava viaggiando per far festa con un amico all’evento mondano dell’anno, ma, un po’ per il silenzio irreale, un po’ perchè ogni due passi Marcello voleva sistemarsi il costume, egli si perse…

5. La volpe e l’Uwe

Era una notte buia e piovosa, quella di Halloween di 30 anni fa.
Ma nonostante ciò, un giovane studente appassionato di statistica di nome Uwe quella sera decise di uscire.

Ma non per andare in cerca di dolci e caramelle con gli amici del suo palazzo… lui era ormai troppo cresciuto per certe cose e loro troppo piccoli e superstiziosi per uscire proprio quella sera.
Si diceva infatti che un mostro si aggirasse nei pressi della campagna che circondava il quartiere periferico della città di Essen, dove Uwe abitava.

Ma il nostro eroe non ne aveva paura, perché la sua formazione scientifica gli impediva di credere a simili storielle e comunque avrebbe portato con sé il suo portafortuna, un piccolo oggetto dal quale non si separava mai, lo utilizzava addirittura come pedina personale quando giocava ai giochi in scatola: l’action figure di Doraemon, che all’occorrenza dal suo magico marsupio avrebbe potuto estrarre qualsiasi oggetto la sua fantasia avrebbe ritenuto utile per difenderlo dal mostro.

Forte delle sue certezze, con Doraemon nella tasca del giubbotto e l’ombrello appeso all’avambraccio, Uwe si chiuse alle spalle la porta di casa e uscì.
La pioggia cadeva impietosa e solo qualche lampione malconcio illuminava di tanto in tanto il marciapiede solitario che Uwe stava percorrendo di buon passo, per raggiungere il luogo della festa a sorpresa organizzata per il sedicesimo compleanno del suo amico Stefan.

Non era mai stato in quel locale, e non vedeva l’ora di arrivare per divertirsi in compagnia di Stefan e degli altri ragazzi con i quali condivideva la passione per i giochi da tavolo.

All’improvviso però Uwe si rese conto di essersi perso.

Che disdetta, doveva aver letto male l’indirizzo che Friedmann, uno degli invitati, gli aveva passato a scuola un paio di giorni prima, scritto con una biro dall’inchiostro verde su un piccolo foglietto stropicciato…

6. Victor, Vampiro Volitivo

Era una notte buia e piovosa. Le grosse gocce di pioggia martellavano l’asfalto senza sosta, creando una fitta cortina tale da rendere difficoltosa la vista. Un giovane vampiro (giovane almeno esteriormente) quella sera decise di uscire. Si diceva che un mostro si aggirasse intorno alla Fiera del fumetto e dei giochi di quella città, da anni ormai meta imprescindibile per qualsiasi umanoide che riuscisse ancora a camminare senza l’ausilio di orpelli ortopedici.

Quella maledetta fiera si estendeva per tutta la città, serpeggiando e insinuandosi tra le vie e i vicoli più stretti, come farebbe l’acqua di un bicchiere caduto tra le fughe delle piastrelle. Anche a notte inoltrata e nonostante la pioggia incessante il centro cittadino brulicava di gente e il fatto che un ipotetico mostro fosse a piede libero non sembrava scalfire l’incoscienza di nessuno. Probabilmente il pensiero comune era “cosplayer con un costume davvero realistico”, altro che mostro.

Questa falla psicologica probabilmente avrebbe aiutato anche lui, perciò mimetizzarsi non sarebbe stato un problema. Al massimo l’avrebbero fermato per qualche foto, ma era comunque un’ipotesi remota vista la pioggia.

Non sopportava i cosplayer, non sopportava quell’usanza così sciocca e umana di scimmiottare qualcun altro se soprattutto questo qualcuno era un suo avo, diventato con il passare dei secoli un personaggio di fantasia o, peggio, di uno stupido fumetto.

“Anche se un mostro si palesasse di fronte a questi cretini – pensò il nostro protagonista – lo scambierebbero per un cosplayer come loro”.

Un brivido agrodolce fece vibrare la sua spina dorsale, la piacevole visione di una carneficina per una volta non opera sua lo eccitava come cane da guerra tenuto alla catena.

Victor, questo era il suo nome, procedeva a passi lunghi e veloci, quasi sospeso a pochi millimetri da terra tanto il suo passo sembrava privo di fatica. Probabilmente il suo assomigliare ad un giovane tra i 20 e i 25 anni avrebbe fatto pensare ad un tipo allenato.

Il baccano dei mortali si affievoliva poco a poco, facendogli passare quella tensione stomachevole che la fame gli suscita in mezzo alle prede. Non aveva cenato, non ancora.

Ma il nostro eroe non aveva paura e aveva ben altro a cui pensare dell’aver fame, perché con se aveva un libro. Un libro senza il quale tutto quello che stava facendo avrebbe perso di significato. Un mucchio di carta ingiallita, nulla più, ma il motivo per cui state leggendo questa storia.

Stava viaggiando per dissotterrare un amico. Sì, avete letto bene, anche un vampiro può avere amici.

“Amico” per chi è affetto suo malgrado da immortalità è una parola che con l’erodersi del tempo perde completamente di significato. “Amicizia” è un concetto che assume importanza nel momento in cui viene associata ad una manciata di persone nella vita, non centinaia.

Il suo amico era defunto decadi prima quando Victor si trovava a migliaia di Km di distanza. Era dovuto fuggire in quel periodo, come ogni tanto succede a quelli della sua specie. Quando tornò l’amico era morto, un brutto incidente qualche anno prima, dissero.

Victor passò quella finestra temporale fino ad oggi con il tormento di non essere riuscito a trasformarlo prima, o meglio, a convincerlo a trasformarsi e diventare come lui. L’unico amico in centinaia d’anni di eterna esistenza, l’unico essere mortale ad averlo accettato per quello che era, tanto che spesso si offriva volontariamente come pranzo.

Victor poteva leggere, nei suoi occhi che via via si spegnevano durante il pasto, lo spirito di sacrificio e di altruismo che l’avevano sempre caratterizzato, e che lo rendevano risparmiabile dalla morte.

Ma forse quel libro avrebbe fatto la differenza, forse avrebbe cambiato l’inevitabile. Cercò di non pensare a tutto quello che aveva dovuto fare per recuperarlo, ma la mente ormai viaggiava da molti minuti.

Scuotendo la testa quasi a scrollarsi di dosso i ricordi arpionati alla mente, Victor si ritrovò improvvisamente in una zona che non conosceva. Forse la pioggia, forse i troppi pensieri, forse la memoria che cominciava a perdere colpi. Ma si era perso.

7. L’action figure che avrebbe potuto brillare al buio, ma…

Era una notte buia e maledetta. Una di quelle notti che, prima di uscire, sbatti il mignolino nel comodino, visto che non avevi ancora acceso la luce.

Un giovane cosplayer, di nome Rocco, quella sera decise di uscire.

Si diceva che un mostro si aggirasse intorno alla Sagra della Salsiccia di Cambiate di Sotto, ma il nostro eroe non aveva paura perché aveva con sé un Action Figure di Rat-man, che riteneva fortunata in quanto brillava al buio; il fatto che la tenesse nella sua confezione originale ci spiega il perché avesse centrato il comodino all’inizio del nostro racconto.

Stava viaggiando per poter giocare a Cthulhu Realms insieme ad un amico, ma si perse…

8. Il mostro, la biblioteca e i racconti della zingara

Era una notte buia e silenziosa. Troppo silenziosa in effetti. Non un verso di un rapace, non un chiurlo notturno ciangottava; l’oscurità aveva inghiottito la pallida luna e tutte le stelle del firmamento. Sembrava come se la notte fosse ferma, in attesa di qualcosa che percepiva sarebbe accaduto, ma che tardava a presentarsi…

Mambo, un giovane detective, quella sera decise di uscire. In verità Mambo non era il suo vero nome; gli era stato dato dalla zingara che abitava la radura ai margini del bosco. Quando l’aveva incontrata per la prima volta e le si era presentato, la gitana era esplosa in una grossa risata. “Ragazzino, quale detective rispettabile potrebbe mai risolvere qualcosa con un nome così ridicolo?” lo canzonò la vecchia. Forse, se si fosse vista allo specchio, l’anziana donna ci avrebbe pensato due volte prima di prenderlo in giro. La miopia dopotutto aveva i suoi lati positivi… Fu così che, dopo un lungo monologo su come i genitori dovessero scegliere i nomi per i figli, Lobelia (sì, era questo il nome della zingara) gli appiccicò addosso il nome di Mambo. Glielo appiccicò addosso nel vero senso della parola: prese una vecchia etichetta da un vasetto contenente uno strano intruglio e gliela incollò in fronte, recitando una strana formula in lingua gitana. Mambo non comprese una parola, ma si sentì ringalluzzito come se gli avessero appena consegnato una medaglia per aver salvato il mondo intero. Quello fu il primo di una serie di incontri. La zingara conosceva un sacco di storie e leggende che avevano certamente un fondo di verità, di questo il ragazzo era sicuro. E fu proprio a causa di una di queste che, quella sera, il giovane si mise in strada.

Si diceva che un mostro si aggirasse per i corridoi della biblioteca del municipio, portando il caos fra i tomi ben allineati sugli scaffali. La signorina Germilde, aprendo al mattino le due porte di legno massiccio che davano l’accesso al locale, trovava sempre molti preziosi testi a terra, aperti e imbrattati, cosa che le procurava una buona ora di lavoro supplementare. Questo era un caso degno del suo nome, degno di Mambo. Sebbene i racconti sulle ipotetiche sembianze del mostro fossero raccapriccianti, il nostro eroe non aveva alcuna paura, perché portava con sé Jinko: una bambola vudù (o quantomeno così era stata ribattezzata una action figure dal volto irriconoscibile e cosparsa di spilloni che le aveva donato Lobelia). Era potentissima, la nomade gli aveva assicurato che qualsiasi creatura sarebbe fuggita al suo cospetto. Mambo, armato di questo talismano, si sentiva totalmente protetto da qualsiasi pericolo avesse incontrato quella sera. Sebbene non temesse nulla, era comunque sensato portare qualcuno con se per quella missione. In fin dei conti ogni detective che si rispetti aveva un secondo a cui affidarsi e che soprattutto documentasse le sue avventure. Holmes aveva Watson e lui aveva… Grobelda. La ragazzina, conosciuta frequentando la zingara, aveva una vera passione per le scienze moderne ed era in perpetuo contrasto con la vecchia gitana, la quale giustificava ogni evento con magia e alchimia. Vederle discutere era al tempo stesso tanto terribile quanto divertente per il giovane Mambo.

Per questo era in viaggio per raggiungere la sua giovane amica nonché assistente Grobelda e “far festa” assieme a lei. O meglio, questo era quanto aveva raccontato ai genitori per avere il permesso di uscire e quanto la zingara gli aveva suggerito come pretesto da dire. Quando disse ai suoi “far festa”, la madre guardò suo marito in tralice: “Caro, non dovevi fare un certo discorsetto a nostro figlio?” “Ero convinto avessi già parlato tu di fiori e farfalle tesoro” rispose l’uomo con un evidente senso di colpa in faccia. Mambo non capiva perché avrebbero dovuto parlargli di fiori e farfalle ma disse ai suoi che Grobelda era una scienziata e avrebbe saputo spiegargli tutto riguardo a quegli argomenti. I due prima si guardarono atterriti, poi, come se una lampadina si fosse accesa nelle loro menti, tirarono un sospiro di sollievo. “Ma certo caro, vai pure, divertitevi…” disse la mamma in tono comprensivo accompagnandolo all’uscita.

Mentre camminava tenendo stretto il suo talismano, rimuginò su diversi pensieri: il mostro, la biblioteca, i racconti della zingara, i fiori e le farfalle che avrebbe dovuto spiegargli la sua assistente…  Tanto era immerso in quegli argomenti da non accorgersi di aver imboccato una strada sconosciuta e così, in men che non si dica, si perse.

9. La notte detta male e il dizionario affetto da meteorismo

Era una notte buia e maledetta, maledettissima. C’è chi la chiamava tenot, chi notttte, chi nooootteeee. Insomma, più che male-detta, era detta-male, malissimo, lamissimo, ossimilam.
Così un giovane detective quella sera decise di uscire. Si chiamava… Bé in realtà non si chiamava mai ed erano sempre gli altri a farlo quando c’era bisogno di qualcosa. Di una lente d’ingrandimento, per esempio.

Si diceva che un mostro si aggirasse intorno alla biblioteca per distruggere tutti i dizionari di pronuncia e portare il caos nel mondo, ma il nostro eroe non aveva paura perché aveva con sé un libro fortunato, un dizionario Treccani che sbavava ed emetteva peti rumorosi.

Stava viaggiando per dissotterrare il Quablock di un amico, un quaderno starnazzante, ma si perse…

10. Bobbygliettino, il serial killer

Era una notte buia ma allegra. Quell’anno la luna aveva deciso di non festeggiare Halloween: era rimasta nascosta dietro una spessa coltre di nuvole. Le strade erano comunque invase dai bambini di ogni età che, vestiti con improbabili costumi a tema horror, correvano di casa in casa suonando i campanelli al motto di “dolcetto o scherzetto”.

Un giovane scacchista di fama mondiale, quella sera decise di uscire. I pochi amici, e soprattutto gli scacchisti di tutto il mondo, lo chiamavano “bobby”, in onore di Bobby Fisher il campione del mondo che nel 1972 vinse a Reykjavik quella che ancora oggi viene definita la sfida del secolo.

Erano tante le caratteristiche che lo accumunavano a Fischer: oltre all’assoluto genio scacchistico, anche lui aveva avuto un’infanzia terribile che gli aveva lasciato in eredità un carattere molto difficile.

Si diceva che un mostro si aggirasse in città:  ma il nostro “eroe” non aveva paura perché aveva con sé un altro bigliettino da appendere ad un poco fortunato ramo. Era il suo segreto: era lui “il serial killer del bigliettino” che da anni terrorizzava la città.

Non lo faceva per crudeltà o per pazzia, ma solo per noia. Stanco di non trovare ormai più avversari che lo stimolassero sulla scacchiera, aveva deciso di sfidare il mondo intero. Per farlo uccideva persone eppoi lasciava appesa ad un albero li vicino un bigliettino con un indizio.

Stava viaggiando per uccidere un amico: la notte di halloween esaltava la voglia di sfidare il mondo e stavolta voleva lasciare un indizio forte che gli investigatori potessero associare a lui, ma si perse.

11. Il game designer paranoico

Era una notte buia e maledetta; maledetta come quei momenti in cui sei provato, esausto, eppure sai che DEVI rispondere alla tua chiamata, e onorarla. Pur se lo fai controvoglia, pur se diventa ancor peggio pensando che possa essere in ballo la tua incolumità.

Un geek quella sera decise di uscire; non era il classico dinoccoluto strappato a qualche serie tv adolescenziale, né aveva i capelli arruffati. Tutt’altro: aveva un contegno, uno sguardo maturo al di sotto dei capelli cortissimi e quasi assenti, ed era tutt’altro che in età teen. Una persona normale, da fuori, che cammina raccolta in sé pensando a chissà cosa.

Di geek invece c’era la sua mente – tutta immersa in ragionamenti su combinazioni, probabilità, scelte comportamentali. Era difficile accogliere e riordinare dentro di sé tutto quello che sarebbe stato un micromondo aperto alle mani e alle idee dei partecipanti. Che poi tutto questo attaccamento per i giochi e l’arte del gioco! Non poteva decidersi a una vita da palestrato irruento? Meno ragionamenti, nessuna necessità di mettersi in dubbio… Invece no, dietro aveva fogli, appunti, segnalini. Era ancora stanco per lo sforzo di concentrazione della giornata: soddisfatto sì di aver portato a galla dei pezzi, ma sentiva che ancora non c’erano nella sua testa quell’ordine e quella cristallina chiarezza che stava cercando.

Appuntamento serale, in biblioteca, per parlare e confrontarsi su idee, inscenare qualche simulazione e fissare anche un po’ più fermamente quelle idee che altrimenti avrebbero potuto esser ritrattate. Aveva bisogno di paletti, a questo punto, e curiosamente la biblioteca si era dimostrata un posto migliore di un divano domestico per trattare il sapere anche non convenzionale.

Si diceva che un mostro si aggirasse lì nei paraggi… Il geek non gli aveva mai prestato attenzione; le dicerie viaggiano sempre veloci e non valeva la pena rallentare per esse. Tuttavia questo timore era nato come voce sussurrata, che aveva iniziato a riproporsi insistentemente: passando poi per bocca, orecchie e immaginazione delle persone più suggestionabili il timore era diventato angoscia, poi sfociata in veri momenti di coprifuoco.

I rumori. I rumori nella notte; erano senz’altro opera del mostro. Quel gatto randagio visto la sera prima – sì sembrava proprio un gatto, non un foglio di giornale spiegazzato – il giorno dopo era sparito. E tutte quelle strane coincidenze che diventavano sempre più tetre. Poi, i primi vetri infranti. Qualunque cosa fosse, realtà o suggestione, stava prendendo piede e allargando il suo raggio d’azione.

Qualcosa di reale? O una banda di ragazzini molesti stava godendo delle notti paranoiche per seminare paura? Non ne era certo, e se anche fosse stata una anomalia non aveva nessun appiglio in più che un indizio, riportato frequentemente nei quaderni di appunti che aveva riscoperto. In quel quaderno egli aveva ritrovato scritte parti di un antico gioco, del quale stava tentando di completare la realizzazione.

Sapeva di trovarsi nella più totale incertezza, ma sapeva anche che, se le cose fossero volte al peggio, proprio il suo lavoro avrebbe potuto risolvere il puzzle.

Tuttavia, andando verso la biblioteca, si perse…

12. La storia di Gunter, anzi no, di Andi e del silenzio

Era una notte buia e silenziosa, come tutte le notti da… beh… davvero un sacco di tempo. All’inizio nessuno ci fece caso, ma il silenzio assordante delle campagne e dei boschi circostanti stavano facendo letteralmente impazzire il villaggio. Per esempio Gunter, il boscaiolo.. oddio povero Gunter.. No non credo possiate sopportare anche questa storia.. Un giovane detective, Andi, decise di uscire; fu l’unico abbastanza folle da accettare l’incarico di capire cosa stesse succedendo a fronte del misero compenso proposto dal villaggio, ma Andi aveva bisogno di farsi un nome, quindi.. L‘importante, si ripeteva mentre cercava di coprirsi alla bell’e meglio dalle sferzanti folate di vento, era non farsi condizionare dalle credenze popolari: Si diceva che un mostro si aggirasse intorno alla palude, ma il nostro eroe non aveva paura perché aveva con sé un Libro.. benedetto, o meglio così lo aveva sempre ritenuto, poiché a donarglielo fu proprio il padre, un prete protestante, in punto di morte; non capì bene cosa gli sussurrò esalando l’ultimo respiro, ma lo sguardo mentre glielo dava.. oh! a quel libro, ci teneva! Suo padre a quel libro ci teneva parecchio! Uno sguardo all’orologio, era ancora presto, si sentiva infatti un gufo in lontananza. Stava viaggiando per disotterrare “i ferri del mestiere” dal solito nascondiglio con un amico, ma si perse…


Ed ecco il modulo per votare!

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