Star Wars Rebels 3×02, la recensione

Holocrons of Fate, l’episodio 3×02 di Star Wars Rebels, riporta in scena Maul e le sue macchinazioni, con esiti inaspettati: ne parliamo qui.

Holocrons of Fate inizia, come già Steps Into Shadows, in medias res: l’equipaggio della Ghost è stato preso in ostaggio da Maul, ed Ezra e Kanan non possono fare altro che sottostare alle sue richieste per sperare di salvare i loro amici. I due, nel frattempo, avranno modo di compiere un’ulteriore passo avanti nel percorso di risanamento del loro rapporto, ancora danneggiato dagli strascichi del finale della seconda stagione.

La cecità, se ha privato Kanan delle sue caratteristiche da avventuriero spaziale, ha d’altra parte accresciuto la sua comprensione della Forza, rendendolo vicino più che mai ad essere un vero maestro Jedi. La riappacificazione, tuttavia, non basta a dissipare l’interesse di Ezra per il Lato oscuro: anche uno strumento del male, ai suoi occhi, può essere usato per il bene. È pur vero, però, quello che si dice qui sulla Terra, e cioè che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. A soffiare sul fuoco pensa Maul, che nutre la per nulla celata speranza di fare del ragazzo il suo apprendista.

Maul, Ezra e l'holocron

Sam Witwer lo doppia magistralmente come al solito: la sua voce profonda si riempie di echi sinistri, romba e ringhia sommessamente, come un animale pronto a sfoderare gli artigli. Se in Twilight of the Apprentice non c’era davvero stato il tempo di notarlo, qui si inizia ad intuire come il personaggio che ci troviamo davanti sia per certi versi molto differente da quello che con astuzia e strategia era riuscito a conquistare Mandalore: almeno fino alla fine di Holocrons of Fate, Maul non sembra avere un piano particolarmente preciso sul da farsi, ma avanzare spinto forse più dalla disperazione che dalla determinazione, alla ricerca di un obbiettivo da perseguire all’interno di una galassia che nel frattempo è radicalmente cambiata. Questa profonda incertezza riporta a galla l’ombra della follia in cui l’ex-allievo di Palpatine era precipitato nel decennio successivo alla sua sconfitta su Naboo, rendendolo ancora più imprevedibile ed inquietante.

Incombe, durante tutta la durata di questo terzo episodio, la sensazione che ci sia la concreta possibilità di scoprire qualcosa di estremamente importante. Un segreto è allo stesso tempo molto prezioso ed estremamente pericoloso: una volta che viene portato alla luce non può essere nuovamente nascosto, e ciò che verrà rivelato potrebbe causare conseguenze del tutto imprevedibili.

Una volta che un segreto è conosciuto non può essere ignorato,

Con queste parole il Bendu mette in guardia maestro ed allievo dalle insidie di una ricerca di conoscenza che potrebbe facilmente spingersi troppo oltre. Senza entrare troppo nel merito, evitando gli spoiler più grandi, possiamo dire che i minuti finali sono intensi e decisamente coraggiosi, coronati da due battute quasi monosillabiche che hanno la potenza di un terremoto all’interno del panorama di Star Wars Rebels.

È la stessa mitologia originaria di Star Wars ad essere portata sulla scena, in una maniera tanto diretta che era facile supporre, a priori, che anche una squadra ben rodata e composta da professionisti esperti e capaci come quella dietro Star Wars Rebels avrebbe cercato di tenersene il più possibile alla larga.

A quanto pare, invece, Dave Filoni, Henry Gillroy, Simon Kinberg e Carry Beck, al contrario di quanto ci si sarebbe potuto aspettare, hanno deciso di imbarcarsi nell’impresa e, considerata la mole di episodi memorabili presenti sia in The Clone Wars che in Rebels, ci si può certamente aspettare di vedere, in futuro, qualcosa di molto interessante. Quello che è sicuro, in ogni caso, è che dovremo attendere parecchi episodi prima di arrivare alla conclusione di questa linea narrativa: quello che preannuncia pare essere di tale importanza da far supporre che possa essere gestita in modo simile a quella che nella scorsa stagione si incentrava sul rapporto tra Ahsoka e Darth Vader, ed è lecito sperare che il risultato possa essere quantomeno dello stesso livello.

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