Star Wars Rebels 3×04, la recensione

Hera’s Heroes, l’episodio 3×04 di Star Wars Rebels, porta l’equipaggio della Ghost su Ryloth, dove il suo capitano avrà un incontro ravvicinato con il famigerato grandammiraglio Thrawn: ne parliamo qui.

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Hera’s Heroes ruota tutto attorno ad un oggetto che ha qualche caratteristica tipica di un McGuffin: mentre i nostri eroi si trovano su Ryloth, impegnati a sostenere la locale ribellione, Hera apprende dal proprio padre, Cham Syndulla, che la loro vecchia casa è stata occupata dalle forze imperiali e trasformata in un centro di comando, e che al suo interno sono rimasti tutti i cimeli di famiglia, tra cui il kalikori, un oggetto passato di generazione in generazione e a cui ognuno aggiunge un elemento. Con l’obbiettivo di recuperarlo, Hera decide di infiltrarsi all’interno della base imperiale, con l’aiuto dei suoi amici e di suo padre, senza sapere di stare per infilarsi in un ginepraio molto più pericoloso di quello che appare.

Appare presto chiarissimo come il vero obbiettivo dell’episodio, più che mostrare ancora più nel dettaglio la vita passata di Hera, sia invece il contrapporre quest’ultima direttamente a Thrawn, in modo che i due leader dei rispettivi schieramenti possano iniziare a conoscersi. Il fatto che l’oggetto al centro della vicenda sia un manufatto artistico è, ovviamente, tutt’altro che un caso: nella trilogia di romanzi scritti da Timothy Zahn, all’interno dei quali il personaggio esordì negli anni Novanta, viene chiaramente evidenziato come egli ami studiare l’arte e la filosofia creata dai popoli a cui appartengono i suoi nemici, tentando così di comprenderne la mente e le strategie. La scelta di affidare a Lars Mikkelsen la voce del temibile grandammiraglio risulta sempre più azzeccata: il tono di voce basso che l’attore utilizza, strascicando lentamente, quasi pigramente, ogni parola, rende bene la calma sicurezza del personaggio e contribuisce a renderlo ancora più inquietante.

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Al di là della presentazione di Thrawn ad Hera ed Ezra, non accade molto altro di interessante all’interno di Hera’s Heroes: Ryloth, già abbondantemente trattata fin dai tempi di Star Wars: The Clone Wars, è sempre lo stesso, e anche Cham Syndulla ed i suoi alleati non sono facce nuove all’interno della narrazione. Gli altri personaggi oltre ad Hera, suo padre e Thrawn non hanno grande spazio né grande importanza, e nemmeno le schermaglie tra le forze imperiali e la piccola combriccola ribelle risultano particolarmente originali od interessanti.

Il senso dell’episodio si trova tutto nella scena che vede Thrawn ed Hera nella stessa stanza, ma si tratta comunque di pochi minuti che non sembrano eccezionalmente importanti. La biografia di Hera, almeno per quanto riguarda la sua vita su Ryloth, è stata già in gran parte portata alla luce durante la seconda stagione, e le deduzioni di Thrawn, seppure acute, non suonano certo innovative. È chiaro, del resto, come un antagonista del genere, che basa tutta la sua tattica sullo studio e sull’attesa paziente, possa facilmente generare situazioni estremamente poco dinamiche dal punto di vista dell’azione: la scommessa che Dave Filoni, Justin Ridge e soci devono vincere è quella di riuscire a rendere adeguatamente accattivante sul lungo periodo una simile nemesi per i ribelli, ricordando ogni tanto al pubblico quanto possa essere pericoloso trovarsi sulla sua strada. È del tutto possibile, anzi probabile, che le varie apparizioni del grandammiraglio lungo la serie fungano da preludio al suo vero attacco, che potrebbe concentrarsi nelle puntate finali della stagione; l’importante è, però, arrivare ad allora con la giusta carica di tensione all’interno della storia, ed è su questo punto che presumibilmente si potrà effettivamente decretare se la decisione di traghettare Thrawn dall’universo Legends a quello Canon sia stata un successo.

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