Star Wars Rebels 3×05, la recensione

The Last Battle, l’episodio 3×05 di Star Wars Rebels, fa i conti con i lasciti delle guerre dei cloni: ne parliamo qui.

Con l’intenzione di recuperare munizioni preziose, Kanan, Ezra, Zeb, Chopper e Rex visitano il relitto di una vecchia nave separatista su Agamar, senza sapere che esso è tutt’altro che disabitato.

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È facile pensare, guardando l’episodio, alle storie sui militari giapponesi che, dopo la fine della seconda guerra mondiale, dimenticati su atolli remoti e privi di comunicazione con l’esterno, hanno continuato a combattere imperterriti un conflitto che ormai era vivo soltanto nei loro ricordi. The Last Battle si concentra sull’eredità lasciata dalla guerra dei cloni, sia come scontro all’interno della narrazione sia come serie animata antecedente a Star Wars Rebels.

Tanto i separatisti quanto i repubblicani si sono serviti di armate fabbricate in massa all’uopo, che non sono certo scomparse del tutto dopo tre anni di feroci battaglie, e i cui superstiti si trovano negli angoli più remoti della galassia, alla ricerca di un senso e di un significato per quanto accaduto. In questo episodio a confrontarsi sono, infatti, due ex-combattenti di mestiere, messi da parte dopo la proclamazione dell’Impero: Rex, ex-capitano dell’esercito della Repubblica, e Kalani, un super droide tattico che ha deciso di disobbedire all’ordine di dismissione diramato alla fine della guerra, avendo considerato il tradimento dei Jedi come un trucco della parte avversaria. Per l’antiquato droide l’arrivo di un clone nella sua nave rappresenta l’ultima occasione di portare definitivamente a conclusione la guerra.

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Far scendere in campo droidi da battaglia e cloni in tempi di dominazione imperiale è un’idea interessante, e The Last Battle la gestisce con cura, affidando la regia e la sceneggiatura a due veterani di Star Wars: The Clone Wars, Bosco Ng e Brent Friedman. I combattimenti sono dinamici e ben pianificati, e non manca l’approfondimento psicologico dei personaggi. Rex, nato con l’unico scopo di essere un perfetto soldato, non potrà mai dimenticare davvero i tre anni delle guerre dei cloni, e neppure i traumi e le perdite che hanno comportato, come quella dell’amico Cody.

Ezra, che tra i protagonisti è l’unico che all’epoca non era neppure nato, può guardare alla situazione con occhi meno velati, e vedere con più facilità, forse inconsapevolmente, attraverso il velo di bugie che ha avvolto la galassia durante gli ultimi anni della Repubblica. Se né l’esercito dei droidi né quello dei cloni ha prevalso, ragiona il giovane durante una scena, chi è il vero vincitore della guerra? Sotto questa luce, appare evidente come i due schieramenti siano molto più simili di quanto originariamente pensassero, entrambi utilizzati da una mente acuta e crudele per guadagnare potere ed influenza.

È sempre affascinante osservare i mondi delle due trilogie collidere; ciò rappresenta un accettabile stratagemma per donare all’intera storia di Star Wars un senso di unità che spesso in passato è mancato, e che, si spera, possa tracimare anche nella saga cinematografica, nella quale la cesura è ancora molto forte. The Last Battle è un buon episodio autoconclusivo che, seppur non avanzando in nessun particolar modo la trama generale della stagione, affronta da lontano alcuni dei nodi centrali della storia della galassia, cercando di dare una degna conclusione all’epopea delle guerre dei cloni, strizzando l’occhio – nemmeno troppo di nascosto – al lascito di Star Wars: The Clone Wars, ancora rimpianta da molti appassionati.

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