Star Wars Rebels 3×08, la recensione

The Wynkahthu Job, l’episodio 3×08 di Star Wars Rebels, riporta in scena il pirata Hondo Ohnaka e il suo degno compare Azmorigan: ne parliamo qui.

L’equipaggio della Ghost unisce le forze con il vecchio pirata Hondo (di cui nessuno, a parte Ezra, si fida davvero), con l’obbiettivo di recuperare delle armi e altri oggetti preziosi da una nave da carico imperiale in procinto di essere distrutta da una violentissima tempesta atmosferica sul pianeta Wynkahthu. Alla compagnia si unisce anche il ripugnante Azmorigan, che reclama per sé una parte del tesoro. La missione non appare facilissima ed infatti si rivelerà piuttosto pericolosa.

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Scritta da Gary Whitta, che ha fornito il soggetto per Rogue One: A Star Wars Story (oltre alla sceneggiatura di un altro episodio della terza stagione di Star Wars Rebels, The Antilles Extraction), la storia di The Wynkahthu Job è abbastanza ordinaria, e in fondo non particolarmente interessante: un’altra missione in cui i protagonisti cercano di recuperare qualcosa che possa avvantaggiare la ribellione contro l’Impero in qualche modo. C’è da dire, però, che nelle altre stagioni questo tipo di vicende, non straordinarie ed in un certo senso quotidiane, venivano sfruttate per mettere in luce i rapporti tra i personaggi e il modo in cui essi si evolvevano o cambiavano; in questa terza stagione sono già parecchi gli episodi che in fondo non raccontano nulla di nuovo, anzi, sembrano un passo indietro. L’unico elemento di interesse è la testardaggine di Ezra, che agisce impulsivamente e non accetta di buon grado il fatto di non avere il comando della missione. Per diventare un vero cavaliere Jedi, o almeno per assomigliarci, dovrà ancora fare molta strada, e sappiamo che con Maul in circolazione il percorso non sarà affatto semplice.

La presenza di Hondo Ohnaka sposta i toni più sul comico rispetto agli episodi precedenti, e in gran parte le battute sono sufficientemente divertenti, di per sé; ciò che manca è un ritmo di montaggio e regia che le enfatizzi e non le intralci, come a volte accade in The Wynkahthu Job. La macchina da presa (virtuale, ovviamente) sembra sempre un passo indietro ai personaggi e ai loro guizzi comici, non è in grado di sottolinearli come dovrebbe. La gag della porta è spassosa, ma abbandonata sullo schermo senza troppa cura. Il fatto che la storia sia la più generica possibile quando si tratta di abbordaggio di navi spaziali e contrabbando in Star Wars certamente non aiuta.

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I personaggi non sono particolarmente approfonditi, come già accaduto spesso in precedenza durante questa terza stagione: le battute non li caratterizzano particolarmente, anzi, fatta eccezione per Hondo risultano piuttosto intercambiabili, e in certi momenti si ha l’impressione di stare ascoltando una prova generale della registrazione delle voci piuttosto che il mix finale. La colpa, più che dei doppiatori – che hanno già più volte dimostrato di poter fornire ottime performance – sembra di una regia non in grado di valorizzare il materiale sottomano. Il rapporto tra Zeb ed Ezra è appiattito completamente e manca della brillantezza che lo aveva caratterizzato in precedenza, mentre gli altri componenti dell’equipaggio della Ghost sono lasciati ai margini dell’azione e quando vi partecipano lo fanno con frasi e azioni che abbiamo già visto compiere un centinaio di volte, senza le necessarie variazioni che saprebbero renderle più interessanti.

La terza stagione di Star Wars Rebels si sta via via avvicinando alla metà: non resta che sperare che il mucchio di episodi un po’ noiosi e poco utili che stiamo guardando ogni settimana da un po’ di tempo finisca presto, per lasciare spazio a vicende più interessanti, che magari giustifichino l’introduzione del grandammiraglio Thrawn.

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