Quanto è figo Sirius Black

Ovvero un’analisi psico-letteraria di uno dei personaggi meglio costruiti della saga di Harry Potter.

 Sulla saga di Harry Potter si è scritto veramente, ma veramente, tanto.  Eppure mi sento in dovere di aggiungere un’umile goccia nell’oceano con un breve (ma non prometto niente…) profilo dedicato a uno dei miei personaggi preferiti del mondo di J.K. Rowling.

Da appassionata di letteratura e vari esami di letteratura sostenuti, ho sempre apprezzato i personaggi sfaccettati, con una personalità ben strutturata e soprattutto i cattivi con un valido motivo che giustifichi il loro comportamento. Meglio ancora se poi cattivi non lo sono affatto e un plot-twist rivela la vera identità del protagonista.

Ecco perché i miei personaggi preferiti della saga sono Severus Piton e Sirius Black.  

Mi concentrerò sul secondo, non vorrei farvi annegare nei troppi feels ripercorrendo la storia del Principe Mezzosangue.  

Una delle cose che più mi affascina di Sirius è -in primis- il nome. Ho sempre amato il modo in cui JKR ha creato dei nomi spesso parlanti per i suoi personaggi; basta citarne alcuni lampanti: Remus Lupin, che rimanda a Romolo e Remo, figli della lupa, e Lupin… ovviamente si ricollega al suo essere un Lupo Mannaro. Oppure Dolores Umbridge, il cui nome di battesimo rappresenta chiaramente la sua natura di personaggio fastidioso, ma suona simile e ‘umbrage‘, in inglese ‘fastidioso’. Perfetto, visto che non stiamo parlando di una personcina a modo.

Gli esempi potrebbero andare avanti per molte pagine e non solo per i nomi propri. Non mi soffermerò ora né su questo affascinantissimo aspetto della saga, né tanto meno sulle relative traduzioni italiane o parte il compendio in quattro volumi. Come detto, questo articoletto tratterà del padrino di Harry, che appunto, ha uno dei nomi ‘parlanti’ più affascinanti.

Il nome del padrino di Harry rimane invariato in italiano e molte altre lingue, tra cui –sorprendentemente- il francese. Viene tradotto in Norvegese, Finlandese e Latino (rispettivamente, Sirius Svart, Musta e Niger) ma indicando sempre il cognome ‘nero’.

 Sirius sta per Sirio, la stella più luminosa della costellazione del cane maggiore.  Il nome della stella deriva dal greco antico  Σείριος, Seirios, che significa appunto ‘illuminare’ e nella mitologia greca Sirio era il cane da caccia di Orione (il padre di Sirius si chiama Orion….) 

Possiamo anche azzardare un collegamento con la mitologia nordica: Sirio era conosciuta come Lokabrenna, la ‘fiamma di Loki’, il Dio degli Inganni. Che io vedrei benissimo nei Malandrini, per esempio…

Padfoot del folclore inglese

Sirius è un Animagus, è cioè in grado di trasformarsi in un animale, precisamente un cane nero. Padfoot, Felpato in italiano, è il soprannome che usa con gli amici Malandrini.  Padfoot è anche il termine con cui, nello Yorkshire, viene indicato un cane spettrale tipico del folclore inglese. Si tratta di un cane che spesso appare di notte ed è presagio di morte. Questo è un chiarissimo riferimento al Gramo, che Harry pensa di vedere vicino a casa. Scopriremo successivamente che era proprio Sirius trasformato che si aggirava nei pressi di Little Whinging per poter vedere il figlioccio una volta evaso da Azkaban.

Lo stemma dei Black, con due cani neri

È interessante notare come il Padfoot sia sì un cane spaventoso, ma anche in grado di offrire bontà e riconoscenza se trattato con gentilezza. Insomma, un essere che viene dipinto come cattivo ma non lo è necessariamente…

Ho detto cane nero? Infatti, il nero rimanda subito al cognome, ‘Black’ in inglese, e allo stemma della famiglia, che include dei cani neri. Sirius è inoltre nato nel Novembre 1959 e nello zodiaco cinese era l’anno del cane.

Altra cosa meravigliosa di questo nome è che rappresenta un’opposizione: Sirio è la stella più luminosa, Black rimanda all’oscurità.  Luce e buio. Non vi ha fatto accendere una lampadina?

‘’Abbiamo tutti luce e oscurità dentro di noi. Ciò che conta è da quale parte stare. È quello che siamo’’

È una frase detta da Sirius che è una piccola mise en abîme di tutto il suo personaggio.

Se conoscete bene la saga, questo potrebbe esservi è già chiaro. Sirius ci viene presentato come il cattivo del terzo libro salvo poi rivelarsi innocente.

Per chi invece volesse fare un ripassino (perché, ugh, il Prigioniero di Azkaban è uscito nel 1999!) eccone un breve excursus biografico. Mi soffermerò principalmente sul terzo libro, dedicato a lui.

Sirius nasce il 3 Novembre 1959, figlio di Orion e Walburga della ‘Nobilissima e Antichissima Casata dei Black’, ultimo erede Black nella fattispecie. A differenza del fratello Regulus, e dei genitori, a Sirius non interessava la superiorità della razza magica e aveva rapporti conflittuali con i parenti sostenitori di Lord Voldemort.

Ps: avete notato come altri nomi della famiglia Black si riferiscano spesso all’astronomia?

Cygnus, Andromeda, Pollux, Cassiopea, Andromeda…Regulus per esempio a come secondo nome Arcturus, la stella più luminosa della costellazione del Leone. Interessante invece notare il primo nome. Regulus ci rimanda ad Attilio Regolo prigioniero dei Cartaginesi e mandato a Roma per chiedere una resa, ma esortò il senato a non accettare. Un pentito, esattamente come Regulus si pentì della sua ‘carriera’ di Mangiamorte.
Ma non divaghiamo…  

La sua sostanziale differenza dagli standard famigliari fece sì che Sirius fosse smistato nei Grifondoro a Hogwarts, quando tutti i Black erano Serpeverde. Sirius si prodigò a riempire la sua camera di stendardi oro e rosso, nonché di bellezze babbane al bagno. Giusto per far arrabbiare la madre purosangue che odiava i babbani.

Gli anni alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts furono per Sirius un vero e proprio rifugio lontano dalla famiglia, esattamente come accadde per Harry, figlio di uno dei migliori amici di Sirius, James Potter. Assieme a Peter Minus e Remus Lupin, i ‘malandrini‘ erano un gruppo affiatato di amici legati dalla particolarità di essere diventati (illegalmente) Animagi per sostenere l’amico Lupo Mannaro (Lupin, giusto perché il nome non è abbastanza parlante).

Sirius non era però uno studente modello, era il classico caso di ‘è intelligente ma non si applica’. Era un eccellente mago, abile con gli incantesimi me anche ribelle, spesso in punizione e in giro per i corridoi a fare il bulletto assieme a James. Sirius era popolare a scuola, i professori nonostante tutto stimavano la sua mente brillante, le ragazze adoravano la sua eleganza (e pare fosse pure un bel figliolo!) e l’attitudine da bad boy.

L’amicizia con il padre di Harry era forte: quando a sedici anni Sirius scappa di casa trova rifugio dai Potter e viene diseredato dalla madre. Finita la scuola, Sirius riceve una lauta eredità da uno zio dalle sue stesse vedute, opposte ai Black, è testimone di nozze di James e Lily e padrino di Harry. Assieme agli amici entra a far parte dell’Ordine della Fenice, associazione creata da Silente per combattere Voldemort.

Ma tutto cambia quando Voldemort viene a sapere della Profezia: un bambino nato alla fine di Luglio sarà l’unico mago in grado di sconfiggerlo. I Potter vengono uccisi e Sirius viene incolpato della loro morte e di quella di Peter Minus. Portato ad Azkaban per 12 anni, riesce a sopravvivere grazie all’ossessione della sua innocenza. Quando scopre che Minus non è morto, ma a piede libero per Hogwart, Sirius evade e si reca alla scuola di magia per uccidere il traditore. Era stato infatti Minus a consegnare i Potter a Voldemort, scappando e vivendo per anni sotto forma di ratto. Si tratta di Crosta, il topo di Ron.

Rowling è abilissima nel creare il personaggio e incentrare il terzo volume della saga sulla sua figura da cattivo. Viene dipinto come uno spietato killer evaso dal carcere di massima sicurezza, che ovviamente è scappato per finire quello che aveva iniziato: sterminare i Potter. Ma Harry, e il lettore, scopre che non è così.

Sirius riesce a trascinare il trio nel tunnel del Platano Picchiatore, assieme al sorcio. Harry intende fronteggiare Sirius per quello che ha fatto ai suoi genitori: ma Harry, siriusly? (pun necessary). È appena scappato da Azkaban, è un pluriomicida per quanto ne sai e pensi di poterlo far fuori in qualsiasi maniera? File under: Harry è babbeo a volte.
Comunque. Scena che vale tutto il libro: arriva Remus, che ha visto la presenza di Sirius e Minus sulla Mappa del Malandrino, e lo abbraccia fraternamente. Harry, Ron e Hermione con facce scioccate. Remus e Sirius obbligano il ratto a rivelarsi e spiegano al trio la vera storia. Plot-twist servito.

(Applausi a me che non ho mai avuto il dono della sintesi) 

Conoscendo la storia di Sirius è chiaro come il nome sia squisitamente un riferimento alla storia stessa. Sirius era visto come il cattivo, l’oscurità, ma era in realtà un personaggio luminoso, come Sirio, soprattutto per Harry.

Abbandoniamo per un attimo trama per dedicarci a alla versione cinematografica. In generale, i film della saga sono sempre stati abbastanza fedeli nel rappresentare i personaggi. Anche Sirius non è da meno, viene descritto come di bell’aspetto ed elegante. Gary Oldman è un uomo affascinante, perfetto nella bella giacca verde scuro con panciotto che vediamo quanto smette gli stracci da carcerato. Il Sirius ‘cartaceo’, porta lunghi capelli scompigliati appena fuggito da Azkaban, e corti e curati a Grimmauld Place. Pare che Oldman non abbia voluto cambiare taglio e abbia proposto lo stile della barba. Sono invece idea del regista Alfonso Cuaron, i tatuaggi che intravediamo sul petto di Sirius.

Non è chiaro se si tratti di tatuaggi da galeotto o se li ha fatti prima, a parte quello sul collo che coincide con il suo numero da prigioniero. Non sono mai state fatte dichiarazioni ufficiali circa il significato dei simboli.

Si tratta di simboli a prima vista senza senso apparente, un misto di vari alfabeti. I simboli sullo sterno ricordano rune del futhark antico, ma anche quelle dell’alfabeto runico della Norethumbria e anglosassone. Quello più in alto è ricorda il simbolo alchemico dell’amalgama (lega di mercurio e metalli), mentre altri ancora richiamano i pianeti. Sarebbe interessante capire se i simboli hanno effettivamente un senso e si ricollegano alla storia di Sirius, o se sono stati creati solo per rinforzare l’idea (un po’ stereotipata) del carcerato.

L’aspetto di Sirius nelle versioni su pellicola è curato nei minimi dettagli e rispecchia l’originale, l’interpretazione di Oldman la trovo superba. Onore a lui, e al compianto Alan Rickman, per aver dato volto e voce ai miei personaggi preferiti, in maniera perfetta.

Ma passiamo al fulcro dell’articolo con l’analisi psicologica del personaggio.

Sirius è importante per Harry perché è una figura in cui si identifica fortemente, è un riflesso della mente del figlioccio e un modello. Harry cambia (cresce) drasticamente nel corso della saga e conseguentemente vede Sirius in maniera differente. Succede anche al lettore, che rimane con una visione sfaccettata di un personaggio completo e profondo. Riusciamo ad avere una visione completa della vita di Black perché sappiamo molto sulla sua gioventù, la sua famiglia e la vita a Hogwarts, e -dolorosamente- ne vediamo la fine. Eppure, nonostante i dati oggettivi sulla sua biografia, non ci è facile delinearne un profilo. I suoi aspetti contrastanti lo rendono un’affascinante contraddizione per chi ha un po’ di dimestichezza letteraria, ma semplicemente ‘cattivo’ o ‘eroe’ per chi legge superficialmente.

Ci sono principalmente tre ‘versioni’ di Sirius, che coincidono grosso modo con i tre romanzi in cui appare. Nel Prigioniero di Azkaban, come già discusso, Sirius passa da pazzo omicida alla cosa più simile a una famiglia che Harry ha. Eppure l’identificazione di Harry con il padrino è rapidissima. Harry non ha mai avuto paura di Sirius, in tutto il terzo libro; prova piuttosto un odio dettato dal tradimento che tutti pensano sia stato perpetrato nei confronti dei Potter. Il passaggio da odio a membro della famiglia è appunto rapidissimo, ma non per il lettore. Rimaniamo davanti a un grosso plot-twist, in cui Sirius cerca vendetta ma anche affetto da parte di Harry. Sinceramente parlando non ho mai capito come Harry sia riuscito a passare da ‘ti ammazzo hai ucciso i miei genitori’ a ‘andiamo a vivere assieme’ in meno di mezz’ora…  

Se è vero che in tre romanzi abbiamo tre Sirius diversi, possiamo però vedere come la maggior parte delle sue caratteristiche emergano nel libro a lui intitolato: è iracondo, quando irrompe a Hogwarts minacciando uno studente. É sbilanciato e confuso, quando nella Stamberga non fa niente per rassicurare i ragazzi e ammette di essere lì per uccidere, urlando e ridendo istericamente (diciamo che la fuga da Azkaban non è stato un viaggio in business class…)
Eppure poco dopo si mostra compassionevole e vulnerabile quando chiede a Harry di andare a vivere con lui. Questo è forse il punto più dicotomico: Sirius è leale con Harry e Remus, ma abbiamo ancora quella consapevolezza che il suo temperamento potrebbe aver portato a un omicidio per cui era stato imprigionato. Il plot-twist è bellissimo, ma ci lascia perplessi più a lungo di quanto non accada a Harry.

Nel Calice Di Fuoco il Sirius iracondo è sparito. Vediamo un nuovo Sirius, ritemprato dalla ‘libertà’, tranquillo e maturo. Si prodiga infatti ad assistere Harry durante il Torneo Tremaghi, per quanto a distanza. In questo capitolo della saga Sirius si comporta da padrino nel vero senso del termine, ha un vero ruolo paterno per Harry e più che identificarsi con l’ultimo lo possiamo accostare alla saggia Hermione. Harry accetta i consigli di Sirius ma è titubante: ”chi è lui per darmi lezioni su come starsene al proprio posto, dopo tutto quello che ha fatto a scuola?

Anche il lettore è portato a simpatizzare con Sirius, finalmente Harry ha una figura ‘paterna’ a cui appoggiarsi in un momento preoccupante della sua vita. Il ritorno di Sirius nell’Ordine della Fenice inoltre, ci conferma il suo aspetto luminoso nella saga.

Eppure, c’è un ultimo cambiamento, drastico, tra Il Calice Di Fuoco e L’Ordine Della Fenice. Sirius è confinato a Grimmauld Place, è ancora un fuggitivo ma sotto l’ala protettiva dell’Ordine. Soffre terribilmente il confino nella vecchia casa famigliare, diventa acido, lamentoso e dà evidenze di concedersi un po’ di alcool. Smette del tutto di dire a Harry di stare al sicuro, e lo accusa di non essere affatto come suo padre alla sua età. In realtà, trovo che questo comportamento sia abbastanza giustificabile. Per anni Sirius è stato rinchiuso ad Azkaban e ora si ritrova rinchiuso nuovamente, nella stessa casa in cui in gioventù viveva in conflitto con i genitori. In questa situazione, Harry può però comunque identificarsi con il padrino: comprende il suo disagio nel vivere nella casa della famiglia odiata, entrambi non possono partecipare attivamente alle attività dell’Ordine, cosa che li porta a un certo nervosismo e disillusione verso Silente. Se per Harry il quinto libro della saga rappresenta una crescita, per Sirius rappresenta una regressione. Harry si identifica con lui e ne è ancora legato ma si distacca dalla sua immaturità e petulanza.

Di tanto però Sirius riesce a mantenere e bilanciare un comportamento consono, come durante la notte in cui Arthur viene attaccato.  

Nel Principe Mezzosangue, abbiamo invece un ritratto del giovane Sirius direttamente dal pensatoio e dai ricordi di ‘Mocciosus’. Questo è il momento in cui in effetti potrebbe crollare la nostra fede in Sirius.

Sirius è uno dei principali nemici di Severus Piton a scuola. Sirius e James erano soliti farsi beffa del goffo Severus, prendendolo in giro e organizzando scherzi crudeli. Potrebbe essere, in realtà, che Sirius si comportasse così, ed esagerasse, semplicemente per compiacere il migliore amico, che provava astio (e forse gelosia) nei confronti di Severus, amico di vecchia data di Lily. Il reciproco odio tra Sirius e Severus prosegue una volta finiti gli studi, tanto che Piton è sollevato di sapere che il vecchio compagno di scuola è morto. Quando Harry avrà accesso ai ricordi del Professore di Pozioni, vediamo dal pensatoio quanto spietati Sirius e James fossero con Severus: spesso lo tormentavano per noia, senza motivo. O lo mettevano davvero in pericolo di vita: Sirius rivelò a Severus del tunnel segreto che da sotto il Platano Picchiatore (scusate se sono old school, Salice Schiaffeggiante è la scelta traduttiva migliore, ma proprio non ci riesco!) porta alla Stamberga Strillante, dove Remus si nascondeva durante le notti di luna piena. Ovviamente aveva omesso il piccolo dettaglio lupino.

Col senno di poi Sirius riconobbe che il loro comportamento era da veri idioti arroganti. Si giustificò con Harry dicendo che dopo tutto erano solo dei quindicenni, ma nonostante l’ammissione della colpa, non ci fu mai da parte sua un tentativo di chiedere perdono a Severus. Non che ne abbia poi avuto molto tempo a Azkaban, aggiungerei ma successivamente a Grimmauld Place, sede dell’Ordine ci fu un incontro tra i due e ogni tanto Sirius continuò a chiamarlo ‘Mocciosus’.

Se prima il suo odio per Minus era ”giustificato” dal tradimento, la rabbia dagli anni ad Azkaban e la petulanza dalla nuova prigionia, non possiamo trovare che futili e flebili motivazioni per il suo comportamento con Severus. Si comporta da cazzone arrogante e lo ammette col senno di poi. Cerca di giustificarsi dicendo che aveva quindici anni , è vero, ma non ha mai chiesto perdono a Severus. Sarà che il mio amore per Sirius è sconfinato, e questo articolo infinito ne è la prova, ma a volte ho il dubbio che il pensatoio non sia una fonte del tutto attendibile. Stiamo parlando di pensieri cavati direttamente dalla mente di una persona, dopo anni e anni, che probabilmente sono stati minimamente alterati. Non sto giustificando Sirius, visto che anche Severus è un personaggio che mi piace parecchio, e il passaggio del Pensatoio è uno dei pezzi che vale tutta la saga… ma probabilmente le cose furono ingigantite dall’astio che provava Severus? Del resto, come dice Sirius stesso ”nessuno è del tutto buono o del tutto cattivo’‘ 

L’ultima scena che abbiamo di Sirius, (in vita sia chiaro, perché apparirà anche da morto), riflette appieno il suo carattere. È una morte dolorosa per il lettore, quasi stupida, ma perfettamente da Sirius. In un momento di puro eroismo (inserire l’esultanza post pugno a Lucius Mafloy qui), per proteggere Harry e arroganza stuzzica la cugina Bellatrix: ‘‘Dai, puoi fare meglio di così!!”  e finisce dietro al velo (cos’è perché cosa mi rappresenta non è giusto) con aria sorpresa.  E ho dovuto rivedermi la scena del film perché la skippo SEMPRE. Nel film, infatti, ci sono delle differenze sostanziali: Sirius si complimenta con Harry chiamandolo James, cosa che nel libro non c’è. Viene però omesso lo scherno a Bellatrix di cui sopra, quindi Sirius muore colpito da un Anatema che uccide, scivolando confuso dietro al velo.

Fortunatamente, vediamo Sirius grazie alla pietra della resurrezione, congiunto ai suoi amici più cari, nuovamente a rassicurare Harry che la morte non è nulla di cui preoccuparsi.

A conti fatti, a mio avviso, Sirius è un personaggio costruito magnificamente, profondo e a tutto tondo. È vero che in gioventù è stato sconsiderato senza motivo, e prova un odio immenso per Minus, dettato dal tradimento, ma è anche in grado di rispettare la scelta di Harry di non ucciderlo. Ha sempre protetto, a costo della morte, Harry e i Potter, ma anche i valori in cui credeva, facendosi inserire nella black list dei Black (scusate, davvero, le battute si sprecano). Il suo senso di lealtà verso gli amici è ammirevole ed è per questo che vederli assieme dopo la morte è davvero un sollievo.

Sirius è un personaggio da scoprire, plasmato con maestria da una Rowling che ne ammette le contraddizioni:

Sirius per me è al limite […] è selvaggio e ha le sue imperfezioni. Notevoli imperfezioni. Per me Sirius ha avuto una specie di di sviluppo interrotto, lo possiamo vedere nell’Ordine Della Fenice, con il suo rapporto con Harry. Harry ha bisogno di un padre ma Sirius cerca l’amico che ha persona, non era pronto a dargli altro”.

Sirius con lati oscuri, ma soprattutto tanti lati positivi, è fondamentale per la crescita di Harry, ne rappresenta un modello luminoso, come una stella, da seguire.

 Hail a un personaggio riuscitissimo della Rowling. 

 

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