Altri due finali alternativi per Rogue One, di cui uno alla carbonite

Le notizie sui finali alternativi di Rogue One si susseguono, finora ho voluto ignorarle, ma oggi ho ceduto, perché una è davvero bizzarra e si usa la carbonite.

Se nell’idea iniziale di Gary Whitta, che ha steso il primo copione di Rogue One, c’era la possibilità che Jyn e soci si salvassero, oggi abbiamo scoperto che John Knoll, che ha ideato la storia da cui è nato Rogue One, aveva altre due idee in testa.

John Knoll lavora a Industrial Light & Magic, è a capo della divisione creativa e supervisore senior degli effetti visivi, è lui che ha avuto l’idea iniziale e l’ha proposta a Lucasfilm e, prima che fossero assunti degli sceneggiatori, aveva immaginato diverse possibilità per la storia.

Knoll ha raccontato a io9 due dei possibili finali che aveva concepito.

1) La fuga su Coruscant

Jyn e Cassian comandano la squadra che ruba i piani della Morte Nera, fuggono da Scarif su una nave ribelle ma vengono inseguiti da Darth Vader. La nave di Vader continua ad attaccarli, nonostante diversi salti nell’iperspazio, avendo subito troppi danni, si rendono conto che non ce la faranno.

E con l’ultimo salto, provano a confondersi nel traffico che circonda Coruscant. È una nube gigante di astronavi. Diecimila navi che vanno e vengono, provano a confondersi nel traffico ma non ci riescono. Coruscant è ancora a un’ora di volo e la loro nave è danneggiata.

Jyn e Cassian comprendono che se non riusciranno a far uscire i piani dalla nave, la missione sarà fallita.

Scoprono che la nave di Leia è appena decollata da Coruscant per una missione diplomatica su Alderaan.

Sanno che in realtà lavora per la Ribellione e rischiano di bruciarle la copertura trasmettendole i piani, sperando che la trasmissione non venga rilevata dalla nave di Vader.

Ovviamente viene rilevata, ma Jyn e Cassian si rendono conto che, anche se la nave di Leia riuscirà a fuggire, loro verranno torturati dall’Impero per ottenere informazioni e potrebbero rivelare i segreti della Ribellione, decidono quindi di far esplodere la loro nave.

Insomma, era un finale molto simile a quello visto al cinema, ma con qualche scena in più e un diverso modo di ricollegarsi a Episodio IV.

Vediamo il secondo, ovvero…

2) L’agente doppiogiochista

C’era un’altra versione in cui Cassian era un agente doppiogiochista, una spia inviata dall’Impero tra le fila della Ribellione. Nel corso della missione si rende conto che la Morte Nera esiste davvero e non è solo propaganda. L’Impero l’ha costruita davvero, intende usarla e il suo unico scopo è il genocidio. Capisce che parecchie delle cose che gli sono state raccontate sono false e che sta combattendo dalla parte sbagliata, per cui passa alla Ribellione e capisce che può far sopravvivere tutti quanti.

Hanno una bomba a carbonite sulla nave e l’idea è che obbliga tutti a entrare in una camera stagna. “La farò esplodere e sopravvivrete tutti”. Si sincronizza con uno dei colpi della nave di Vader, fa esplodere la nave e attiva la bomba a carbonite, congelando tutti. Dalla nave di Vader non rilevano forme vitali e pensano che siano tutti morti e dicono “Dov’è quella nave a cui hanno trasmesso i piani?” E se ne vanno. Volevo lasciare i nostri eroi fuori scena, è questo il motivo per cui non si vedono in L’Impero colpisce ancora o Il ritorno dello Jedi. Sono congelati.

C’è da dire che quest’ultima idea è geniale, magari meno efficace del finale che abbiamo visto al cinema, ma sicuramente originale e interessante.

Fonte: io9

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