Impressioni a caldo su The Mist, la serie TV di Netflix

Il 25 agosto è stata pubblicata su Netflix la serie The Mist tratta dal racconto di Stephen King La Nebbia. Da fan di King, ero curiosa di vederla ma purtroppo ne sono rimasta delusa. Attenzione spoiler su tutta la stagione.

La Nebbia è una storia di King pubblicata nella raccolta Scheletri, nel 1985. Racchiude quasi tutti gli elementi classici dei racconti di King: il surreale, la follia, la paura ed il finale che non lascia speranza al lettore.

Da questo racconto, nel 2008, è stato tratto un film, The Mist, che sebbene a tratti differisse dallo scritto originale, non mi era affatto dispiaciuto. L’atmosfera era quella giusta, la perdita della ragione, i mostri nella nebbia e la disperazione dei protagonisti sono esattamente come ci si immagina leggendo il racconto di King. Il finale del film è diverso ma tutto sommato non disturba troppo.

Quando ho visto il trailer della serie TV di Netflix ho avuto un brutto presentimento. Gli ho comunque dato un’occasione e dopo aver visto tutte e 10 le puntate della prima stagione, vi posso dire che non avevo affatto torto.

Cominciamo dalla nebbia, graficamente resa malissimo, che arriva sulla città e porta… non si sa bene cosa. Forse fa perdere la ragione alle persone? Le succhia via? Si trasforma in sanguisughe? Succede un po’ di tutto tranne ciò che ci si aspetta, cioè che la nebbia nasconda delle grosse, feroci e spaventose creature di un altro mondo. Niente mostroni insomma. Peccato.

I protagonisti hanno una psicologia ed una storia personale esagerata, che invece di creare empatia con chi guarda, fa venire voglia di vederli morire per mano della nebbia (non mangiati da una gigante creatura crudele purtroppo). 

Vi faccio un esempio: Alex una classica teenager, è vittima di uno stupro ad inizio stagione. Viene drogata e violentata ad un party. Beh, questa faccenda fa da protagonista a praticamente tutta la stagione, fino all’ultima puntata. È uno dei temi centrali della trama. Anche la vita degli altri protagonisti occupa la maggior parte degli episodi: sembra che la serie sia incentrata sulle oscure verità dell’animo umano (di tutti gli abitanti della città) a tal punto che quasi ci si dimentica che fuori dagli edifici si è diffusa una nebbia assassina. Vi ricordo che la serie si chiama The Mist.

Adrian

Le scene horror non sono poi così impressionanti. La componente splatter è al di sotto delle aspettative, niente di memorabile.

Il finale poi, quasi complottista, mi ha lasciato senza parole. Sono praticamente sicura che ci sarà una seconda stagione, di cui non voglio vedere neanche un episodio.

Qualcosa di positivo? La scelta dell’attore che fa Adrian, un ragazzo che alla fine si scopre essere tutt’altro che una vittima della società, come dipinto nelle prime puntate, ma bensì un carnefice.

Una scena che non mi è dispiaciuta poi, è stata nell’ultima puntata, quando la nebbia fa strage di persone (anche se nemmeno qui si capisce bene come) con il sottofondo musicale di “Perfect Day”.

Ancora una volta, è un vero peccato perché chi come me è appassionato/a degli scritti di Stephen King sa che spesso si prestano come storie perfette per realizzare dei veri e propri capolavori. Pensate a Shining o a Misery o a Le ali della libertà. 

Non è decisamente il caso di questa serie.

 

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