Il Mirror Universe di Star Trek compie 50 anni

Il 6 ottobre del 1967 andava in onda l’episodio di Star Trek destinato a diventare il modello di riferimento per ogni storia basata sugli universi paralleli.

L’episodio Specchio, specchio (in originale Mirror, Mirror, da cui deriva la denominazione Mirror Universe o Universo dello Specchio) rimane ancora oggi, a mezzo secolo di distanza, un classico della narrazione fantascientifica ed uno degli episodi di tutta la saga di Star Trek più belli in generale.

L’eredità lasciata da Specchio, specchio nel 2017 è incontestabile, a partire dal sinistro pizzetto dello Spock alternativo, che è diventato un’icona pop e un linguaggio universale per far comprendere immediatamente al pubblico che ci si trova di fronte ad una versione malvagia di un personaggio buono.

Dopo la Serie Classica, l’Universo dello Specchio è stato rivisitato in molte occasioni in TV, sia in  Deep Space Nine che in Enterprise, ma è nei fumetti e nei romanzi che gli autori si sono sbizzarriti, mostrandoci le versioni alternative di The Next Generation e persino dei personaggi reboot della linea temporale Kelvin di J.J. Abrams.

Pochi sanno però che Specchio, Specchio ha rischiato di non vedere mai la luce come lo conosciamo. Le bozze preliminari della storia, infatti, raccontavano semplicemente di un capitano Kirk trasportato misteriosamente in una strana realtà alternativa, niente affatto sinistra rispetto all’Universo dello Specchio che ricordiamo. Non avremmo visto le “controparti malvagie” arrivare nel nostro universo e – cosa ancora più grave – non era previsto mostrare un largo gruppo di personaggi alternativi nell’episodio, come Uhura, Scotty e McCoy che – nella stesura finale – sono tutti trasferiti insieme a Kirk nell’universo parallelo.

Specchio, Specchio ha anche avuto un tempismo perfetto: un episodio così non avrebbe avuto lo stesso impatto se fosse stato girato durante le prima stagione, quando il pubblico stava ancora imparando a conoscere questi personaggi. Per questo fa tutto un altro effetto vedere Sulu vestito di rosso o Chekov, così impegnato a tentare di far fuori il suo Capitano (cosa che lo porterà dritto dritto nella cabina delle torture!)

Tutte le somiglianze con l’universo di partenza (fatta eccezione per i simboli imperiali), non fanno altro che rendere ancora più scioccante la crudeltà di questa realtà e la naturalezza con cui viene praticata.

Ma l’elemento più interessante lo fornisce il personaggio che, più degli altri, non sembra così diverso dalla sua controparte buona: Spock. Mentre il resto del cast si scatena tirando fuori quanta più cattiveria e cinismo possibili, l’interpretazione di Leonard Nimoy è meravigliosamente controllata. Pizzetto a parte, lo Spock dello Specchio è quasi lo stesso di quello che conosciamo e amiamo, freddo e stoicamente calcolatore. Ha solo la sua bussola morale un po’ sfasata… e mentre gli altri personaggi sottolineano grandemente le differenze che esistono tra le due versioni, è proprio il fatto che lo Spock dello Specchio sia così familiare agli occhi del pubblico anche in questo universo, che lo rende probabilmente più inquietante di tutti gli altri.

Alla fine, il nostro Spock dirà al capitano Kirk che smascherare gli impostori è stato facile e veloce, perché è più facile per una brava persona comportarsi da mostro che per un mostro comportarsi da brava persona. E questo messaggio, insieme a tutti quei momenti dell’episodio in cui è difficile distinguere le differenze tra crudeltà e compassione in entrambi gli universi, è ciò che rende questo episodio un vero classico.

Quindi, ci auguriamo di tornare presto nell’Universo dello Specchio e… certi indizi in Star Trek: Discovery lasciano presagire che forse non dovremo attendere molto!

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