Geekhistory – Dai Normanni a Marvel, la mitologia norrena nella cultura contemporanea

Le vicende di dei ed eroi nordici hanno sempre ricoperto un posto d’onore nella cultura contemporanea, permeando il mondo letterario, cinematografico, fumettistico e televisivo. Come è nato questo fascino quasi immortale?

È approdato ieri nelle sale italiane Thor: Ragnarok, diciassettesimo film dell’ormai ponderoso Marvel Cinematic Universe e terza avventura che vede protagonisti alcuni dei personaggi principali del pantheon nordico, impegnati nella tradizionale battaglia tra Bene e Male, reiterata tanto nei film e nei fumetti della Casa delle Idee quanto nella mitologia vera e propria. Ultimamente la cultura nordica sta vivendo un periodo di notevole celebrità e non solo grazie ai film Marvel: serie tv come Vikings, The Last Kingdom o il particolarissimo American Gods, tratto da un celeberrimo libro di Neil Gaiman, ha presentato al grande pubblico un affresco molto affascinante (sebbene non esente da errori e licenze poetiche più o meno coraggiose) di questo strano mondo, che può sembrarci così distante e alieno a noi abitanti del Mediterraneo.

 

In realtà coloro che vengono tradizionalmente chiamati vichinghi (con una buona dose di approssimazione) e in ambito accademico definiti col più corretto termine di normanni (dal sostantivo northmen, uomini del nord) sono un variegato agglomerato di popoli, nativi delle zone più impervie e inospitali del nord Europa: danesi, finlandesi, scandinavi, tutti caratterizzati da una struttura sociale piuttosto simile e una spiccata tendenza all’esplorazione. Essi costituirono uno dei più singolari e al contempo efficaci esempi di controllo umano sul mare, divenendo una vera e propria potenza navale, anche se parecchio frammentata e più dedita ad azioni di pirateria, nonostante la notevole organizzazione e lo spirito colonizzatore che animava queste spedizioni.

Spesso visti come un flagello, e a buon diritto, dalle popolazioni costiere, questi terribili saccheggiatori adottavano una strategia basata su veri e propri raid, giungendo solitamente con squadre di due o tre navi, che avevano seguito la linea della costa fino ad incontrare un villaggio giudicato sufficientemente ricco, depredandolo e mettendolo rapidamente a ferro e fuoco, per poi scomparire nuovamente tra le nebbie del Baltico.

Il loro coraggio non aveva eguali e li portò a spingersi sempre più a ovest lungo il mare del Nord, convinti che al di là delle sue acque ci fossero terre di inconcepibile ricchezza che attendevano solo di essere scoperte e depredate. I loro capitani compiranno imprese straordinarie, approdando in Inghilterra, Francia e Irlanda, creando veri e propri regni qui da noi, nel sud Italia, risalendo i fiumi dell’Europa centrale fino a stabilirsi ad est dell’odierna Kiev e fondare la Terra di Rus’ (la terra degli uomini dai capelli rossi), il più antico stato slavo-orientale, per poi spingersi sempre più lontano nell’Atlantico, arrivando a toccare le spiagge del Labrador e scoprendo il continente americano quattro secoli prima di Colombo.

Nonostante la loro conclamata ferocia, erano popoli evoluti, dalla cultura complessa, stratificata e ricca di sfumature, basti pensare che erano soliti usare veri e propri giochi da tavolo per affinare le loro capacità strategiche, arrivando a seppellirli con il proprietario, per allietarne il soggiorno nell’aldilà (qualora l’eterno banchetto nella Sala degli Eroi del Walhalla non fosse sufficiente) e avevano donne guerriere che ricoprivano posizioni di alto comando militare.  Queste molteplici sfaccettature traspaiono chiaramente anche dalla loro teologia e dalla loro religione, forse il retaggio nordico sopravvissuto meglio al trascorrere del tempo. La mitologia norrena costituiva un ramo della grande ed antichissima mitologia germanica, a sua volta derivata da una serie di ancestrali culti di origine indoeuropea; la fonte più importante sulla mitologia nordico-germanica è senza dubbio l’Edda, una serie di scritti mitologici di origine islandese redatti attorno al XIII secolo. Essi sono divisi in Edda poetica (Sæmundar Edda) una raccolta di poemi rinvenuta solo nel 1643 dal vescovo islandese Brynjólfur Sveinsson. La raccolta non aveva titolo ed è passata alla storia col nome di Codex Regius, ma il vescovo la battezzò Edda poetica poiché pensava fosse la fonte dalla quale il noto storico islandese Snorri Sturluson aveva ricavato l’altra Edda, quella in prosa (o Edda di Snorri) datata attorno al 1220. Essa infatti era un vero e proprio manuale sulla poetica e sulla mitologia norrena, contenente la descrizione di diversi miti e leggende caratteristiche della cultura nordica.

I miti nordici hanno influenzato in modo enorme la cultura nerd: basti pensare a personaggi quali elfi, nani, giganti…essi sono tutti o quasi tutti provenienti da quella stessa radice, tramandata attraverso i secoli soprattutto oralmente e sopravvissuta all’avvento dei cristianesimo, e poi successivamente lavorata, strutturata, intersecata con altre fonti, fino ad ispirare attorno agli anni ’20 e ’30 del novecento un giovane letterato inglese, J.R.R Tolkien, nella creazione di quello che è universalmente riconosciuto come il capostipite del genere fantasy popolare contemporaneo. Basti pensare ad analogie come il nome norreno della terra abitata dagli uomini, Midgard, letteralmente Terra di Mezzo, o la distinzione tra dei contenuta nell’Edda, dove sono divisi in due classi: gli Æsir e i Vanir, esattamente come descrive la seconda parte de Il Silmarillion (il testo tolkeniano sulla cosmogonia della Terra di Mezzo) Valaquenta, che riporta la descrizione delle «Potenze del Mondo» suddividendole in Valar e Maiar.

Questi stessi miti li ritroviamo anche sotto una luce più fosca, lungo il cammino della storia umana, mentre contribuiscono a dare forza ad una delle ideologie più dannose della storia: il Nazismo. Già intriso di misticismo ideologico fin dalla sua nascita, ereditato da organizzazioni come la Società Thule (dalla quale il nazismo prende il suo marchio principale, la svastica o croce uncinata, antichissimo simbolo solare comune a tutte le culture indoeuropee) , fondata nel 1910 da Felix Niedner (traduttore in tedesco dell’antica Edda norrena) o la Società Teosofica, creata dalla sensitiva Helena Balvatsky, esso fece sua una vera e propria accozzaglia di teorie pseudo-storiche sull’origine del mondo e della specie umana, generalmente volte alla netta diversificazione delle razze, tra cui si ritrovavano potenti richiami al passato ancestrale della Germania e alla mitologia norrena.

Queste discutibili credenze portarono il partito a fondare nel 1935 la famigerata Ahnenerbe Forschungs und Lehrgemeinschaft, ovvero la Società di ricerca ed insegnamento dell’eredità ancestrale, un’organizzazione esoterico-scientifica votata alla ricerca di prove della superiorità della razza germanica e che prese come quartier generale il castello di Wewelsburg, in Renania. Essa operò numerose spedizioni di ricerca in tutto il mondo con lo scopo di trovare leggendari reperti come il Sacro Graal, la lancia di Longino o l‘Arca dell’Alleanza, divenendo molto tempo dopo, suo malgrado, uno degli elementi più identificabili all’interno della cultura popolare dell’interesse nazista verso l’archeologia, splendidamente esemplificato in veri e propri cult cinematografici come I predatori dell’Arca Perduta o L’ultima Crociata.

Ed infine arriviamo ai giorni nostri, dove la mitologia nordica, oltre ad invadere il mondo della musica hard rock e metal, diviene anche un’icona della pop-culture, in fumetti e film che la ricostruiscono in maniera sorprendentemente precisa, mantenendone intatti tutti gli elementi essenziali ma riadattandoli ai tempi moderni: così abbiamo Thor che è sia un dio che un alieno, mentre il Bifrost, o Ponte dell’Arcobaleno è sia un passaggio magico che un ponte di Einstein-Rosen.  Quel che è certo è che il fascino di tali leggende è stato così grande da aver resistito per secoli, conducendole sino a noi praticamente indenni, in un modo non dissimile a come le solide drakkar normanne conducevano i loro occupanti alla volta dell’ennesima terra inesplorata. 

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