Rian Johnson parla dell’esperienza di episodio VIII e del futuro della saga

Rian Johnson ha rilasciato un’intervista dove ha raccontato molti dettagli riguardo Gli ultimi Jedi e ha parlato anche del futuro della saga. Nessuno spoiler riguardante Episodio VIII.

Innanzi tutto, riguardo lo sviluppo del film, Johnson spiega da dove è partito.

Sapevo dove andare per istinto, ma più che altro stavo cercando di entrare nella testa dei personaggi in Episodio VII. Ho fatto una lista delle cose che sapevo dei personaggi, tra cui Luke, perché, ovviamente, non si sa molto di Luke in Episodio VII, ma si scoprono parecchie cose riguardo le circostanze che lo hanno portato a prendere la decisione di sottrarsi alla lotta. Il mio obiettivo era di realizzare una storia che sembrasse una linea continua che partiva da VII e che avesse senso per me. Invece di uscire con una qualche idea pazzesca sul futuro e scoprire come arrivarci, stavo cercando di continuare a tracciare una linea in modo sensato.

E per tracciare la linea ha dovuto confrontarsi a lungo con Mark Hamill, Luke Skywalker in persona.

Beh, è stato fenomenale. È stata un’esperienza lavorativa molto intensa perché durante la preparazione e le prove, abbiamo avuto parecchi confronti, molte conversazioni riguardo il personaggio e abbiamo collaborato e discusso, come potete bene immaginare. Tutto questo ci ha portati innanzi tutto a formare un ottimo legame e in secondo luogo, ambedue eravamo costretti a comprendere in che punto della sua vita fosse e come c’era arrivato.

Lavorare sul set con Mark è spettacolare. Si è affidato a me, con tutto ciò che questo personaggio significa per lui, per la sua vita… il fatto che si sia calato nuovamente in quel personaggio e abbia affidato a un giovincello qualsiasi il futuro del suo personaggio e si sia messo nelle mie mani… ancora non mi capacito di quanto sia stato cortese e quanta fiducia abbia riposto in me. È stata un’esperienza magnifica.

Oltre ai vecchi personaggi, però, bisogna pensare a quelli nuovi, anche se il suo punto di vista su Finn è un tantino opinabile, a mio avviso.

Beh, l’altra metà del film, di cui non abbiamo mostrato molto nel marketing, ma che non vedo l’ora che possiate scoprire, è la storia di Finn. Finn ha una parte importante ne Il risveglio della Forza e lo stesso vale per questo film. La sua parte, in un certo senso, per me è interessante quanto quella di Rey/Kylo/Luke. Sono contento che non abbiamo rivelato troppo le carte, gli spettatori se lo godranno senza spoiler.

C’è scappata anche una menzione per Michael Jackson parlando dell’importanza dei nuovi elementi nella storia.

Tutta la parte nostalgica è stata fantastica, divertentissima, ma le cose nuove, le nuove relazioni e ciò che abbiamo potuto costruire sono molto diversi da ciò che abbiamo potuto visitare. Come diceva Michael Jackson, “il succo è lì”! Quincy Jones ha detto che mentre facevano l’intro di Billie Jean, Michael voleva farlo andare avanti parecchio. Quincy Jones gli fa: “L’intro è troppo lunga” e Michael replica “Sì, ma è lì che è il succo. È quello che mi fa venire voglia di ballare!”.

Uno degli elementi nuovi di cui si è parlato meno, sono i Vulptix, le volpi cristalline di Crait.

Sono creature bellissime. Vivono su Crait, un pianeta minerale. Crait è nato da un’idea visiva di rosso sotto il bianco e come questo avrebbe potuto trasformarsi nel corso di una battaglia. L’idea più generale è che è un pianeta minerale: quando nevica, nevica sale e ogni fessura è piena di cristalli. Era logico che ci fosse una creatura che si è evoluta su quel pianeta. L’idea che fosse una specie di candeliere di cristallo peloso sembrava interessante e nella storia ha funzionato.

Ovviamente a Dave Filoni (Star Wars: Clone Wars, Star Wars: Rebels) sono piaciuti un sacco…

Quando li stavamo ideando, non ero in contatto con Dave, ma quando li ha visti, gli sono piaciuti un sacco e mi ha fatto pensare che ero sulla strada giusta, ma lui ha tutta questa cosa che ama i lupi e pensava fossero simili a dei lupi, mi sa che non è imparziale.

Star Wars: The Last Jedi
Praetorian Guards

Un’altra domanda verteva sull’uso del colore rosso e bianco nel film.

È una cosa che risale al copione, direi. L’idea di Crait è nata molto presto, ancora prima che iniziassi a scrivere il copione. La sala del trono di Snoke, l’altro ambiente rosso rilevante, era una mia idea fissa: l’idea di questo spazio tipo teatro. Snoke è molto teatrale, per cui c’è questo spazio imponente, che colpisce l’occhio e il rosso mi sembrava il colore giusto. Probabilmente è una combinazione del mio amore per i design imponenti e il suo naturale sviluppo. Il rosso mi sembrava il colore giusto per questo capitolo di mezzo, aveva un che di pericoloso.

Una menzione è stata dedicata anche al costumista Michael Kaplan, che ha realizzato il costume di Snoke.

Quando Michael Kaplan me l’ha mostrato, mi ha dato un’occhiata dicendo “Che ne dici di questo?” e mi è piaciuta un sacco l’idea di aggiungere teatralità al personaggio e di renderlo diverso da come ci si aspetta. Sarebbe stato benissimo in nero, avremmo potuto rispettare l’ABC del cattivo e renderlo di conseguenza, ma ho risposto “Aspetta, ma che tipo di persona è, esattamente?” Mi sembrava più interessante avere un tocco da Ming lo Spietato.

La sfida di Kylo Ren e Rey iniziata in Episodio VII continua, ovviamente, anche in questa pellicola.

Con ambedue, c’erano cose che mi erano piaciute ne Il risveglio della Forza. Sia come personaggi da soli, sia quando interagivano nella scena dell’interrogatorio. Mi sembrava che le dinamiche che li legavano fossero interessanti e contrapposte. Farli scontrare con un potere che condividono, ma ognuno dal proprio lato, è stato molto interessante.

E, sì, Kylo Ren è cattivo, il discorso redenzione non è quello da cui si può partire per approcciarsi a questo personaggio.

Beh, all’inizio abbiamo in odio Kylo. È interessante, perché il cattivo è sempre interessante, ma anche perché se ne vedono i difetti e le vulnerabilità. Le prende di santa ragione da una persona che non avrebbe mai dovuto essere in grado di farlo. La sua è una situazione molto diversa da quella di Vader, ma penso che lo odiamo anche un po’ più di Vader prima di arrivare a episodio VIII.

Ritenevo che il mio compito fosse di far evolvere il personaggio dalla situazione in cui si trova e spingerlo oltre, cosa che va fatta con qualsiasi personaggio, ma entrare di più nella sua mente e per farlo non si può dire “Ok, beh, ha ucciso Han Solo ma è uno dei buoni” o “Aveva dei problemi, bisogna capirlo…” Insomma, non si possono fare queste cose, bisogna approcciarsi consapevoli che è un personaggio molto odiato e bisogna lavorare su questo.

Infine Johnson ha parlato della nuova trilogia di Star Wars, ma ovviamente non si è sbottonato moltissimo. Ha spiegato che il suo coinvolgimento è stato dovuto al fatto che tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione de Gli ultimi Jedi si sono trovati benissimo a lavorare insieme. Il regista ha proposto a Kathleen Kennedy un’idea per una trilogia nuova di zecca con personaggi che non conosciamo in luoghi che non conosciamo e l’idea è diventata realtà.

Dopo che avrete visto Gli ultimi Jedi potrete valutare se l’idea di Kathleen Kennedy collima con la vostra, per il momento… buona visione!

Fonte: Star Wars News Net

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