Lo spacciagiochi: Mythos

Se vi piacciono i giochi di investigazione e deduzione “tipo libro game”, finora avevate un unico punto di riferimento, da oggi c’è anche Mythos. (Nessuno spoiler in arrivo, tranquilli)

Qualche anno fa usciva Sherlock Holmes consulente investigativo (d’ora in poi SHCI), un gioco spettacolare per tutti gli amanti delle indagini, una riedizione di un vecchio gioco, che mi era piaciuta tantissimo. All’inizio del 2017 Andrea Mazzolani di MS Edizioni, inconsapevole di ciò che stava facendo, mi aveva fatto sbirciare una loro prossima uscita, dicendomi “Questa è una figata”. “Beh”, ho pensato, “cos’altro dovrebbe dire?”, ma quando mi ha spiegato di cosa si trattava, ho cambiato idea e mi sono detto: voglio assolutamente provare questo gioco. Avevo davanti a me una copia di Mythos Tales, ovvero l’edizione inglese di Mythos.

Mythos è un gioco di investigazione di Hal Eccles, Will Kenyon, si tratta di 8 indagini da svolgere in un’ambientazione “lovecraftiana”, dopo aver risolto tutti i casi potrete riporre il gioco sulla mensola ma, fidatevi, l’esperienza vale la spesa.

Fare i paragoni tra Mythos e SHCI è inevitabile, sono due giochi molto simili, qualcuno ha anche detto “hanno scopiazzato Sherlock Holmes”, ma Mythos reimplementa le meccaniche di SHCI e ne migliora alcuni aspetti e ne modifica altri, oltre a essere ambientato ad Arkham (Massachussets), cosa che non dispiacerà affatto agli amanti di Lovecraft.

Nella scatola

Aperta la scatola troviamo il regolamento, l’indirizzario di Arkham, 8 fascicoli delle indagini e 8 pagine dell’Eco di Arkham, la mappa di Arkham, 19 carte, una manciata di segnalini e una plancetta segnatempo. Non tutti i segnalini verranno utilizzati in questo gioco, ma sono stati inseriti per un’eventuale espansione.

Non c’è altro? No, la magia è tutta qui.

La partita

Una volta spiegata la mappa di Arkham sul tavolo, è il momento di aprire il fascicolo del caso che vogliamo affrontare. Non è strettamente necessario affrontarli in ordine, ma è consigliabile (e logico).

L’inizio del fascicolo racconta la storia del caso che stiamo per affrontare, il professor Armitage ci riporta alcuni avvenimenti e ci invita a indagare. Armitage non ci darà indicazioni su cosa fare, saremo noi, attorno al tavolo, a dover ragionare sul da farsi.

Il fascicolo ci indica dove posizionare il segnalino di fine partita sul segnatempo. Questa plancetta è divisa in righe e colonne: ogni colonna rappresenta un giorno di indagini e ogni riga una fase della giornata: mattina, pomeriggio, sera.

C’è stato un omicidio? Bene, andiamo sul luogo del delitto, o forse è meglio andare dal medico legale per sapere se ha trovato tracce particolari? La vittima la sera prima è stata a teatro, perché non controllare se il personale della struttura ricorda se qualcuno la stesse seguendo all’uscita?

Ad aiutarci (o a complicarci la vita), si aggiunge l’Eco di Arkham. Leggere gli articoli sul giornale può essere molto utile alla risoluzione di un caso, inoltre qualcosa mi dice che ci sarà un caso in cui torneranno utili indizi sparsi su tutti i giornali precedenti.

Una volta deciso dove andare, si cerca il luogo sull’indirizzario di Arkham (ad es. Teatro Amherst D25), si sposta avanti di uno spazio il segnalino del tempo e si cerca sul fascicolo del caso il paragrafo D25 e segniamo su un foglio la pista seguita. Ora le possibilità sono due:

  • Troviamo il paragrafo: lo leggiamo, prendiamo nota su un foglio di ciò che scopriamo (es. la persona la sera prima non era andata a teatro, anche se avrebbe dovuto, o aveva dei debiti, o in casa sua c’è un libro particolare).
  • Non troviamo il paragrafo: abbiamo solo sprecato del tempo.

A questo punto si torna alle elucubrazioni collettive e si continua fintanto che si esaurisce il tempo o riteniamo di aver risolto il caso e, di conseguenza, consideriamo chiusa anche la partita.

In fondo al fascicolo troveremo diverse domande, se sapremo rispondere correttamente otterremo i relativi punti, dopodiché ci confronteremo con Armitage, che ha risolto il caso in parallelo e, sicuramente, seguendo meno piste di noi. Applicato un malus per ogni pista in più, abbiamo il punteggio finale, da confrontare con uno specchietto che ci dirà quanto siamo stati bravi.

Differenze rispetto a Sherlock Holmes consulente investigativo

Come dicevo, ci sono alcune differenze rispetto a SHCI, una delle quali mi piace parecchio.

Innanzi tutto, il segnatempo. Questo non saprei se definirlo un pregio o un difetto, io un pomeriggio ho passato anche 5 ore in compagnia degli amici durante le feste a risolvere un caso di SHCI, è un’esperienza di gioco, ma riconosco che per molti, invece, è veramente troppo. Mythos affronta questo aspetto in maniera intelligente, dando un limite al numero di piste che si possono seguire, al massimo saranno 21.

La seconda differenza è lo spazio. In Mythos non è presente la gestione della distanza tra le aree, mentre in SHCI c’era la scala della mappa in basso a destra e si poteva calcolare quanto tempo fosse necessario per andare dal punto A al punto B, magari smontando un alibi. L’utilità di questo elemento è sempre stata abbastanza scarsa, non se ne sente la mancanza, anche se dal punto di vista della completezza del gioco era carina.

La terza è la longevità, sono solo 8 casi, rispetto ai 10 della scatola base di SHCI.

La quarta sono le soluzioni: Sherlock sembra un mago a volte. “Sherlock ha impiegato 4 piste”, recita il fascicolo del caso, e tu ce ne hai messe 15. Armitage segue un ragionamento meno bizzarro e, di conseguenza, meno frustrante per il giocatore che bada al punteggio. Se, invece, siete come me e pensate più all’esperienza di gioco in generale, non vi cambierà nulla.

La cosa più interessante, tuttavia, è la gestione degli indizi. Parlando con taluni personaggi o visitando talune aree, è possibile ottenere informazioni significanti, rappresentate da delle carte. Successivamente potremmo trovarci in situazioni dove il possesso di una carta indizio consente di “sbloccare” un paragrafo aggiuntivo, al quale altrimenti non avremmo accesso. Aver scoperto, ad esempio, che un libro parla di un determinato argomento, potrebbe farci notare in un’area qualcosa relativo a ciò che abbiamo letto in quel libro e a cui, diversamente, non avremmo dato peso. Per me è la differenza più interessante tra i due giochi.

Conclusioni

Mythos è un gioco davvero interessante e, a mio avviso, non può mancare sui vostri scaffali. Ho letto qualcuno liquidarlo con troppa fretta, dopo aver risolto il primo caso, come “Una versione più semplice di SHCI”, ma non è così. Il secondo caso è stato più impegnativo del primo, alla soluzione del terzo, invece, siamo arrivati quasi subito, ma senza raccogliere alcuni indizi e, abbiamo brancolato un po’ nel buio per capire dove trovare il dettaglio che ci avrebbe fatto chiudere il caso. Insomma, anche se siete giocatori più esperti, qui c’è pane per i vostri denti.

Se devo cercare delle pecche, le posso trovare solo in alcuni aspetti della traduzione, quali alcuni errori di battitura (nomi riportati in maniera leggermente diversa tra i giornali e il fascicolo del caso, ad esempio) o qualche terminologia che non mi sarei atteso di leggere nel 1929. Si tratta comunque di cose che non hanno un impatto sulla risoluzione dei casi e che MS Edizioni mi ha assicurato che sta provvedendo a correggere per la prossima ristampa.

In Mythos troviamo una gestione molto intelligente dell’ambientazione. Se siete amanti dell’universo di Lovecraft, troverete mille dettagli, grandi e piccoli, e vi sentirete davvero ad Arkham, ma se (come me) non avete mai avuto particolare interesse nello scrittore di Providence, potrete comunque risolvere i casi senza problemi.

Insomma, Mythos promosso, e stasera si procede con il quarto caso.

Trovate Mythos su MagicMerchant.it

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