Recensione: La Forma dell’Acqua, di del Toro

La Forma dell’Acqua è l’ultimo film girato e scritto da Guillermo del Toro, l’ultima delle sue favole a sfondo dark fantasy. Attenzione, spolier!

Titolo del film: La Forma dell’Acqua (The Shape of Water)

Autore/Regista: Guillermo del Toro

Data di uscita nella sale italiane: 15 febbraio 2018

Trama: Elisa, giovane donna muta, lavora in un laboratorio scientifico di Baltimora dove gli americani combattono la guerra fredda. Impiegata come donna delle pulizie, Elisa è legata da profonda amicizia a Zelda, collega afroamericana che lotta per i suoi diritti dentro il matrimonio e la società, e Giles, vicino di casa omosessuale, discriminato sul lavoro. Diversi in un mondo di mostri dall’aspetto rassicurante, scoprono che in laboratorio (soprav)vive in cattività una creatura anfibia di grande intelligenza e sensibilità, a rivelarle è Elisa. Condannata al silenzio e alla solitudine, si innamora ricambiata di quel mistero capace di vivere tra acqua e aria. Ma il loro sentimento dovrà presto fare i conti con una gerarchia ostile incarnata dal dispotico Strickland. In piena corsa alle stelle contro i russi, gli Stati Uniti non badano a spese e a crudeltà. Per garantirsi e garantire al suo Paese un futuro stellare, Strickland è deciso a tutto.

Recensione: Del Toro è tornato sul grande schermo, riportando in vita il suo mondo visionario popolato da mostri, in questa sua ultima favola dark per cui ha vinto il Golden Globe per il migliore regista del 2018. Devo dire che secondo me, l’ha davvero meritato: questo film merita di essere visto. Sebbene l’ambientazione sia curatissima, non è un film concepito per intrattenere lo spettatore con grandi effetti scenici ma per farlo immedesimare nel protagonisti, nelle loro gioie e nei loro dolori.

La solitudine è uno dei temi centrali. Quella di Elisa, la protagonista, una donna muta che vive la sua vita nel suo piccolo mondo, fatto di uova, musica e amici.

Giles (parlando di Elisa): “If I told you about her, the princess without voice, what would I say? If I told you about her, what would I say? I wonder.”

Anche i suoi amici sono soli a loro modo, Zelda, la sua collega, vive in una società che la discrimina ed è sposata con un uomo che non la considera, non la guarda davvero. Giles, il suo vicino ed amico, è un artista che vive solo, la cui unica compagnia è Elisa stessa, anche lui discriminato dalla società perché omosessuale. Il dottor Hoffstetler, una spia russa che per via del amore verso la creatura, viene abbandonato dai suoi stessi compaesani. La creatura stessa, forse il personaggio più solitario di tutto il film, trasportato in un mondo che non conosce, studiato e torturato, solo, finché non incontra Elisa. È proprio la solitudine che unisce tutti questi personaggi, che dà loro la forza di combattere per salvare la creatura, per Elisa, perché lei ha visto in lui qualcosa di straordinario. Una motivazione che li spinge ad agire nonostante loro per il mondo siano nessuno.

Elisa: “If we do nothing, then neither are we.”

Un’altro personaggio davvero ben caratterizzato è l’antagonista, il colonnello Strickland, simbolo dell’ipocrisia e della vacuità della società. Un militare che millanta di credere nei classici valori: la patria, dio e la famiglia. Ma che poi di fatto, è sposato con una moglie che non vuole sentire, ha due figli con cui comunica a malapena ed la stima che ha di sé è data dalla bellezza della sua macchina. Una vita di plastica, tenuta insieme soltanto grazie all’immagine che ha di se stesso: un infallibile militare americano. Un uomo disposto a tutto per non fallire.

Colonnello Strickland: “You deliver, that’s what you do. You deliver! Right? Right?!”

Infine, l’amore. L’amore che va oltre ogni confine, che unisce un’umana ed un anfibio umanoide: Elisa e la creatura. Un amore nato perché entrambi riescono a vedersi per quello che sono davvero, non per la percezione che danno, non per quello che la società pensa di loro. Un amore che annulla la loro solitudine, un amore per cui entrambi lottano. Un amore che porta ad un finale inaspettato, che gli permetterà di non separasi più.

Poema finale: “Unable to perceive the shape of You, I find You all around me. Your presence fills my eyes, Your humble hearts, For you are everywhere.”

Come avrete capito, mi è davvero piaciuto questo film, ha toccato il mio lato sentimentale…

Trama via Mymovies

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