La figura dell’antieroe e Leverage, ovvero gli allegri compagni secondo la TNT

Oggi vi parliamo di Leverage, una serie terminata da alcuni anni, ma che ancora oggi vale la pena di vedere, ecco il motivo.

La figura dell’antieroe sta prendendo sempre più piede nell’immaginario dell’uomo moderno. Diciamoci la verità, quei superuomini in calzamaglia ligi alle regole hanno un pochino stancato, e allora meglio un protagonista brutto e cattivo con una miriade di problemi personali e una propensione alla violenza, ancora meglio poi se indossa una tuta nera con simboli degni del peggior Halloween quali pipistrelli e teschi e prende a “mazzate” i nemici di turno.

In realtà dovremmo fare un piccolo excursus storico sulla figura dell’antieroe, questo nasce infatti svariati secoli or sono nell’antica Grecia con il Tersite narrato da Omero.

Tersite era il primogenito di Agrio usurpatore del trono di Tebe, ed era tutt’altro che il classico eroe greco. Mettendo da parte tutto il concetto del “kaloi kai agatoi” ovvero l’idea, piuttosto malsana, seppur condivisibile per l’epoca, che gli eroi dovessero essere bellissimi e buonissimi, tipo l’acqua sponsorizzata dal famoso alpinista per capirci. Tersite invece era brutto, cattivo, vile, ignorante e rozzo; tutt’altro che un onore per gli abitanti del Monte Olimpo.

Con il tempo la figura dell’antieroe assume connotati quasi comici, ne è un esempio il Don Chisciotte dello spagnolo Miguel De Cervantes.

Con la poesia di Lord Byron, l’antieroe diventa un cattivo non propriamente cattivo, diciamo una sorta di eroe imperfetto.

Ma cosa distingue la figura dell’eroe da quella dell’antieroe? Nell’incipit parlavamo di uomini e donne con propensione alla violenza, vestiti in maniera temibile che perseguono un desiderio oscuro come la vendetta. Dove sta quindi la differenza tra il buon Steve Rogers, eroe simbolo del sogno americano vestito in un completo azzurro a stelle e strisce e il pessimo Frank Castle, ex Marine a cui la vita ha portato via tutto, alla bella e letale Elektra Natchios, che da bellissima e ricca ereditiera è divenuta una vera e propria macchina di morte vestita di rosso e armata con due pugnali?

Nel mio piccolo, la risposta che posso ipotizzare è una e piuttosto semplice: Capitan America (Steve Rogers) segue le regole, Cap nel suo essere l’eroe americano per eccellenza deve seguire le regole. Ma diciamoci la verità: Cap col suo essere l’eroe americano per eccellenza che segue le regole ci ha annoiato.

Ed ecco allora che il mondo dello show business ci viene incontro proponendoci i vari Raymond Red Reddington (uno straordinario James Spader in Blacklist), gli Oliver Queen (Stephen Amell in Arrow), oppure Starlord, Rocket Racoon, Gamora e Drax che da criminali spaziali sono diventati i Guardiani della Galassia e, perché no, lo spaccone ma simpaticissimo Deadpool, mercenario mutante dalle svariate personalità e dalla lingua lunga, vera e propria pietra miliare nel concetto di antieroe.

Ma torniamo alla questione delle regole, rubare ai ricchi per dare ai poveri è un atto di eroismo? Robin Hood oggi sarebbe considerato una brava persona? Sopratutto, la domanda più importante, se Robin fosse un ligio suddito della Regina di Inghilterra, ci starebbe cosi simpatico? Oppure verrebbe considerato come l’ennesimo ingranaggio di un sistema tutt’altro che perfetto che, come dice il cantautore romano Mirkoeilcane nella sua “Profili (a)sociali“, ci schiaccia e ci opprime?

Re Bianco, Cavallo Nero

Ecco, quindi, che dalla geniale mente di Chris Downey e John Rogers nasce una serie TV prodotta dalla TNT che risponde al nome di Leverage. L’idea, se vogliamo, non è da considerarsi propriamente originale poiché Leverage può essere considerato l’erede a stelle e strisce del geniale Hustle, serie british, con un grandissimo Adrian Lester, che narra di un gruppo di abili truffatori made in UK.

Il cast di Hustle

La trama di Leverage è piuttosto semplice e lineare, un ex agente assicurativo Nathan Ford (interpretato magistralmente da Timothy Hutton) viene assoldato da un dirigente di una grande compagnia per “recuperare” un progetto segreto rubato da una compagnia rivale. Il buon Nathan non sarà però solo nella sua avventura, infatti sarà contornato da una banda di criminali incalliti, i migliori al mondo, che dovrà gestire al meglio per il buon esito della missione.

The Hacker

Il primo membro della banda è Alec Hardison (Aldis Hodge), il genio del gruppo, la Abby di Jethro Gibbs in NCIS, la Felicity Smoak di Arrow, insomma il classico personaggio stereotipato del nerd informatico, dalla mente geniale. Solo che Alec non è né una ragazza goth, né tantomeno la bella bionda di cui si è invaghito Freccia Verde, ma piuttosto un ragazzone di colore dalla simpatia travolgente e dalla passione per Doctor Who.

The Thief

Ogni banda di ladri che si rispetti ha ovviamente bisogno di un ladro professionista ed ecco quindi che ci viene presentata la bionda Parker (Beth Riesgraf), ladra acrobata dalle grandi capacità di trasformismo, una moderna ninja senza shuriken e katana, ma sopratutto senza la minima idea di cosa voglia dire rispettare le regole e far parte di una società civile.

The Hitter

Abbiamo parlato della mente del gruppo, del supporto informatico, e della ladra, manca il tizio grosso e muscoloso, il braccio armato, il cattivo più cattivo del gruppo dei cattivi poco cattivi. No, non è mia intenzione quella di mandarvi in pappa il cervello; cercavo solo un modo per introdurre Elliot Spencer.

Elliot (Christian Kane) si definisce un “esperto di recuperi”, è maestro nell’arte marziale del kali filippino, ha una lunga storia come mercenario, come guardia del corpo, odia le armi da fuoco e, come detto, è il braccio armato che protegge le operazioni e i membri del gruppo e ovviamente è quello che dispensa e riceve più “mazzate”. Il personaggio non va assolutamente categorizzato nel classico tank dei GDR: Elliot Spencer è un uomo estremamente intelligente, amabile conversatore, dall’animo sensibile e dalle molteplici qualità, è un ottimo musicista e un grande chef, tra le altre cose.

La banda porta facilmente a termine il compito assegnatogli, “recupera” il progetto rubato dai server della compagnia scorretta e si aspetta quindi il compenso pattuito, ma si sa le cose non vanno mai come ci aspettiamo, e le simpatiche canaglie si trovano a dover lottare per la sopravvivenza.

Seguono spoiler sull’episodio pilota di Leverage.

Mai rubare a casa dei ladri

Come si può pensare a rubare ad un ladro? Anzi, come si può pensare di rubare ai migliori ladri in circolazione?

A questo punto mi trovo costretto a ricorrere ad un piccolo spoiler . Dicevamo, come si può anche solamente pensare di fregare i migliori? Questa era la domanda che doveva porsi il pacioccone Victor Dubenich mandante del furto alla compagnia rivale che non solo ha mentito a Ford e alla “sua” banda, ma ha anche tentato di ucciderli per far sparire le prove del misfatto.

Ed ecco quindi che torna il concetto che regola la vita dell’antieroe: la vendetta. La banda però non vuole uccidere Dubenich, no sarebbe troppo facile, il furbastro deve soffrire e uomini a capo di multinazionali, specialmente se sporchi e corrotti, soffrono solamente quando perdono tutto. Ma Dubenich conosce tutti i membri della banda da lui assoldata, e allora come fargliela pagare?

Vi presento Sophie

Nella sua decennale esperienza come assicuratore Nathan ha avuto più volte a che fare con una donna forse francese, o forse inglese nota come Sophie Devereaux (Gina Bellman). Abilissima truffatrice, con un gusto particolare per le opere d’arte, poliglotta, manipolatrice e grande conoscitrice dell’animo umano, Sophie che ha un’innegabile cotta per Nathan mette da parte le sue serate da attrice mal pagata in piccoli teatri di quartiere e si unisce alla squadra capitanata da Ford, per aiutarli nella loro vendetta contro Dubenich.

Altra domanda, ma perché una banda di ladri, seppur simpatici e geniali e dotati  di grande carisma, dovrebbe essere considerata una banda di eroi? Rubare, fosse anche per vendetta, non è mai una cosa giusta, del resto ce lo ricordano anche i Dieci Comandamenti della religione Cristiana.

We provide… leverage

Persone di quel genere, corporazioni di quel genere hanno molto denaro, hanno molto potere e lo usano affinché persone come voi siano schiacciate, ora voi state soffrendo perché siete schiacciati da un enorme fardello. Noi provvederemo a liberarvene.

Questa è la frase di Nathan che chiude il pilot e che trasforma definitivamente la banda di criminali incalliti in una sorta di moderni Robin Hood, che si pongono al servizio delle persone comuni che non possono ribattere alle angherie dei potenti e che non possono neppure rivolgersi alla legge.

Moderni “allegri compagni” che invece della foresta di Sherwood hanno scelto gli USA come loro quartier generale, e che rubano ai ricchi per dare ai poveri, senza aspettarsi alcun tipo di compenso, perlomeno non dai poveri committenti che vengono sistematicamente vessati dai potenti. Non per questo i nostri vivono in povertà, anche perché “queste particolari operazioni prevedono entrate di tipo alternativo“. Per informazioni rivolgersi a Victor Dubenich.

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