Cronache da IDEAG – Ponte Taro, 27 gennaio 2018

Quest’anno IDEAG ha traslocato nel parmense, con tante novità, ecco il racconto di un “sopravvissuto a IDEAG” 2018.

“I survived IDEAG”, “Sono sopravvissuto a IDEAG” era la scritta sui 6 adesivi che ogni autore registrato riceveva all’ingresso. L’idea era quella di apporre questi “sigilli” sui prototipi non massacrati a IDEAG, ma l’uso più evidente che di questi adesivi si è notato dalle foto dello staff post manifestazione, per loro sopravvivere a IDEAG è stato molto impegnativo e vorrei cogliere l’occasione per ringraziarli, da Paolo, Walter e Pasquale a Laura di 4Brains4Games, la receptionist più veloce del parmense. C’era un sacco di gente che non ho capito se facesse parte dello staff o fosse lì a cazzeggiare, ma ringrazio anche loro.

Non sono riuscito a provare i prototipi de 4B4G, purtroppo, speriamo di avere un’altra occasione per vedersi con calma.

IDEAG per me è iniziata in auto, dato che io e Federica abbiamo dato un passaggio a Marco Pozzi (Bretagne) e il viaggio verso Ponte Taro è stato dedicato a chiacchiere ludiche riguardanti i suoi prototipi, IDEAG, Cool Mini or Not e molto altro ancora. Non sono riuscito a provare i giochi di Marco, ma ci sono alcune idee molto interessanti già solo a sentire le meccaniche che ha adottato.

Per noi IDEAG fa rima con Francesco Testini, dalla prima volta che siamo entrati all’Open 011 di Torino e ci siamo seduti al tavolo di Francesco, senza conoscerlo, è la prima persona con cui cerchiamo di sederci al tavolo (e, di norma, ci riusciamo).

Conoscevo i prototipi di Francesco per via delle chiacchiere su Facebook, per cui ci siamo diretti su Candy World e Pixel Dice (con Huachong Zhuang), per una questione di tempo, ma ero curioso anche di provare The Earth Dragon (con Dario Massarenti, che ho prontamente ribattezzato Zhanguo Light) e Train Race (con Walter Obert).

Candy World è un gioco di spiedini di Marshmallow, a turno si tira un dado per avere un bonus, dopodiché si spendono soldi per ottenere marshmallow dal mercato comune, cercando di soddisfare degli obiettivi comuni ed eventualmente ricoprire i nostri spiedini con il cioccolato (Sì, il cioccolato è stato rubato dall’espansione di Cacao, l’avevate riconosciuto?).

Si tratta di un gioco molto rapido, semplicissimo da spiegare e adatto anche ai più piccoli che sembra promettere molto bene e che vedrei volentieri sugli scaffali.

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Pixel Dice è un gioco di genere completamente diverso, si lanciano dadi e si cerca di posizionarli sulla plancia che raffigura un animale stilizzato (a “pixelloni”) seguendo alcune regole di posizionamento. Il gioco mi è piaciuto, anche se io gli avrei dato un carattere più matematico, per rendere la partita più interessante.

Ho solo intravisto Train Race, ma è carinissimo e spero di avere occasione di rimediare, a meno che non lo prenda prima qualche editore, nel qual caso mi divertirò con la copia definitiva!

Dopo un po’ di chiacchiere con qualche editore, le immancabili citazioni degli 883 di Mario e le gag di Tambu sullo sgabello che sprofonda ci siamo fatti un giro sulle caravelle di Magellano, un gioco di Maurizio Giacometti e Andrea Fiorentino. Navigando tra le insidie affrontate da Magellano nel suo vagare sui sette mari, dovremo tenere alto il morale dell’equipaggio, la fedeltà del capitano e l’integrità dell’imbarcazione, ma ci converrà giocare una carta per salvare la situazione oppure fregarcene bellamente della flotta e perseguire i nostri interessi? La meccanica di bluff è simpatica, con la giusta compagnia, non siamo riusciti ad arrivare in fondo alla partita ma il concetto non mi è dispiaciuto, forse avrei preferito una durata inferiore, per evitare che il gioco diventi un po’ ripetitivo, alla lunga, ma dovrei provare una partita intera per dirlo.

Era ora di pranzo e siamo scappati a mangiare con i nostri amici Tommaso e Riccardo di Dice Tower Games. Tra tris di tortelli, salumi e formaggi abbiamo chiacchierato del più e del meno, ma non solo. La campagna di finanziamento su Kickstarter di Verrix – Il re dei re è alle porte e, dato che ora è pubblica, posso mostrarvi un’anteprima della scatola. Abbiamo provato questo gioco la prima volta proprio a IDEAG a Torino e una seconda volta a casa nostra con Il medico e La signora degli alberi.

Si tratta di un gioco gestionale strategico a tema celtico, asimmetrico, dove userete le carte a vostra disposizione (c’è anche una spruzzatina di deck building) per svolgere azioni e combattere le tribù avversarie per diventare il re dei re. Tra le cose più interessanti, troviamo la risoluzione dei combattimenti: non c’è onore nel combattere un nemico che non ha alcuna possibilità di vincere, pertanto la vittoria soverchiante non è premiata quanto la vittoria di misura.

Ne parleremo più approfonditamente, voi comunque ricordatevi questo nome.

Il pomeriggio si è aperto con The Emperor’s new Gardens e Route to the Stars di Stefania Niccolini e Marco Canetta.

In The Emperor’s New Gardens abbiamo un lancio di cinque dadi colorati. Dovremo scegliere quello che più si addice alla nostra strategia, segnarne il numero sulla colonna del colore corrispondente e prendere quindi il relativo aiutante.

L’imperatore, nella situazione della foto, vuole un giardino di piante alte 1, 3 o 5, ma vuole anche piante tutte uguali e piante la cui altezza totale non sia maggiore di 10. Dovremo cercare di soddisfare il più alto numero di richieste per vincere!

Scegliere un dado ci consentirà, inoltre, di ottenere un aiutante che potrà modificare l’utilizzo del dado nel turno successivo. Il gioco è veramente semplicissimo ma richiede sempre scelte ben ponderate. Stefania e Federica si sono subito volute bene, rubandosi i dadi a vicenda e mi sono immaginato di vederle contrapposte in una partita di Twilight Struggle, mentre io e Marco tentavamo di fare punti a loro spese. È finita che Stefania ci ha asfaltati in una maniera incredibile, per la cronaca. Si può dire “asfaltati” quando si tratta di giardini? Forse no… sta di fatto che questo gioco merita di arrivare subito nelle serre, cioè… sugli scaffali.

Stupidamente non ho fatto foto a Route to the Stars, un gioco che difficilmente vedremo in Italia, dato il suo carattere fortemente matematico, ma che io trovo davvero interessante.

Grazie a Stefania per la foto al volo col cellulare.

Ci muoviamo su una mappa stellare, ma otteniamo punti solo se siamo stati tra i migliori a calcolare la rotta migliore. Come? È presto detto.

In ogni turno viene rivelata una carta con un numero e due operatori matematici: Il primo è sempre il per, mentre il secondo può essere il più o il meno.

Quando tutti sono pronti, si lanciano 4 dadi e si fa partire una clessidra. Prima che la sabbia si esaurisca, usando dei segnalini dovremo indicare l’operazione che ci porta ad avvicinarci il più possibile al numero usando questa espressione (A _ B) _ C e scartando un dado.

Ad esempio: se avessimo la carta 18 + X (come nella foto) dovremmo avvicinarci il più possibile a 18 usando una moltiplicazione e un’addizione. Se il lancio fosse, ad esempio, 3, 3, 5, 6, dovemmo optare per (3 x 5) + 3, che fa proprio 18. Se qualcuno non avesse effettuato questo calcolo, ma avesse scelto, ad esempio (3 + 5) x 3, che fa 27, sarebbe arrivato vicino a 27, ma non quanto chi ha fatto il punteggio preciso. Chi ha ottenuto 18, avanza quindi sulla mappa con la propria astronave e raccoglie punti.

Il gioco sembra veramente difficile a chi non ama la matematica (a me già la spiegazione piaceva tantissimo), ma si rivela adatto a un pubblico molto più ampio di quel che si pensi. A uno dei ragazzi di Tabula, seduti al tavolo con me e Marco, sembrava potesse uscire il fumo dalle orecchie, ma dopo un paio di turni di orientamento, ha iniziato a ingranare e Federica, che si era fatta da parte, mi ha fulmineamente suggerito più di una mossa. Route to the Stars, dicevo, magari non è molto adatto al mercato italiano, ma sarebbe invece da proporre nelle scuole, perché rende ludico l’approccio alla matematica e, superata la diffidenza iniziale, vi accorgerete che avete una mente molto più matematica di quanto avreste pensato.

La giornata volgeva al termine, ma c’è stato tempo per giocare a Spirits of the Forest, Gonzalo di Thundergryph ha intavolato una partita 1 Vs 1 per me e Federica con uno dei pochi (7, se non erro) prototipi esistenti di questo gioco. La campagna Kickstarter si è chiusa poco prima di IDEAG e ha raccolto quasi 18 volte la somma richiesta. Troverete la versione “retail” sugli scaffali italiani grazie a GateOnGames ma quella Kickstarter è veramente uno spettacolo superiore

Vi abbiamo parlato di questo gioco durante la sua campagna di finanziamento, il mix tra estetica, eleganza e cattiveria di questo gioco ha immediatamente sedotto Federica e, devo dire, leggere il regolamento non gli rende giustizia: se ne avete modo, provatelo, credo che sarà un acquisto sicuro.

Aggiungo a questa carrellata, una menzione per Press Play on Temple di Comelasfoglia Studios, non è il mio genere di gioco (si tratta di un dungeon crawler), ma ha un approccio interessante. I giocatori dovranno scoprire la combinazione per recuperare la reliquia del tempio e fuggire prima che collassi sulle loro teste. Se vi è venuto in mente Indiana Jones e i predatori dell’Arca Perduta, siete sulla buona strada. L’approccio interessante di cui vi parlavo, è l’utilizzo di file audio per annunciare ai giocatori cosa devono fare, quali sfigh… quali avvenimenti stiano accadendo e via dicendo. La voce è di Ivo de Palma, che tutti conoscerete per il doppiaggio di Pegasus ne I cavalieri dello zodiaco e l’idea meritava una menzione.

L’indomani, alla chiusura di IDEAG, Paolo Mori ha scatenato la curiosità del mondo ludico italiano postando su Facebook una foto di Andrea Chiarvesio con il badge di Cool Mini or Not. Andrea è stato assunto come game designer da questa azienda che ha davvero cambiato il mondo dei giochi da tavolo con le sue miniature e a lui va un in bocca al lupo da parte mia e di Federica, ma anche da parte di tutto lo staff ludico di Geek.pizza. Grande Andre!

Mi rendo conto di aver sforato ampiamente la lunghezza a cui avevo pensato, ma IDEAG è anche questo, è un’ondata di energia positiva che ti fa tornare a casa con mille idee e la voglia di progettare un tuo gioco da tavolo, farlo provare ad altri autori, alle prime armi o di grande esperienza, con la speranza un giorno di vedere il tuo nome su una scatola sugli scaffali di un negozio. Se non avete presente questa sensazione, non siete stati a IDEAG e dovreste proprio rimediare.

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