Mute – il quarto film di Duncan Jones

Oggi facciamo il punto su Mute, il film di Duncan Jones in arrivo su Netflix.

Esiste un universo parallelo, nel quale Mute, il film di Duncan Jones in uscita su Netflix il prossimo 23 febbraio, è stato realizzato nel 2007 come film d’esordio del noto regista inglese: non tutti infatti sanno che questo film è molto più di un progetto personale per il regista, che ha dovuto lottare contro numerosi problemi, per oltre 15 anni, per vederlo finalmente realizzato.

Procediamo con ordine. Siamo nei primi anni 2000 e il trentenne Duncan Jones (figlio dell’icona del rock David Bowie) lavora come regista nel campo della pubblicità televisiva quando, sulla scia della ricomparsa del genere crime thriller nel cinema inglese, ha in mente un’idea per un film: insieme al collega Michael Robert Johnson (che in seguito scriverà il primo Sherlock Holmes di Guy Ritchie) scrive la sceneggiatura di Mute, un thriller noir ambientato nella Londra contemporanea incentrato sulla storia di Leo, un uomo muto alla disperata ricerca della fidanzata scomparsa nel nulla, il cui viaggio lo porterà ad incrociare due chirurghi militari americani, che hanno disertato l’esercito e sono ora in cerca di documenti falsi per rientrare in patria.

Nel 2007 l’ambientazione dello script viene spostata da Londra a Berlino, per accentuare l’alienazione dei protagonisti, e Jones inizia a contattare una serie di attori per formare un casting. Tra i nomi coinvolti c’è quello di Sam Rockwell, che Jones contatta offrendogli la parte di Duck Teddington (uno dei due chirurghi). Rockwell adora lo script del film ma preferirebbe interpretare il ruolo del protagonista muto e, dopo una lunga discussione, né lui né Jones sembrano dare segni di cedimento: è in quel momento che il regista, che non vuole rinunciare a lavorare con un attore di quella portata, decide di mettere da parte Mute e realizzare in meno di un anno Moon, il pluripremiato thriller fantascientifico del 2009 che vede appunto Rockwell come protagonista assoluto. Durante il felice percorso di Moon nei festival di tutto il mondo, Jones ha una nuova idea: Mute dovrà essere ambientato quarant’anni avanti nel futuro, per dare a Berlino un’estetica cyberpunk figlia di Blade Runner e, come se non bastasse, dovrà svolgersi nello stesso universo narrativo di Moon, creando un collegamento diretto tra le due pellicole e diventando il secondo capitolo di una trilogia tematica (la sceneggiatura del terzo film è attualmente già pronta).

Le intenzioni sono ottime ma il film fatica a trovare finanziamenti, dal momento che ogni studio è spaventato dall’atipicità del progetto, e così negli anni seguenti Jones si dedica a progetti su commissione come Source Code e Warcraft: L’inizio. L’occasione si presenta nel 2015, quando Netflix si offre di comprare i diritti di distribuzione internazionali di Mute: il regista si trova nel pieno di una fase famigliare molto delicata (sua moglie si è appena ripresa da un cancro al seno e suo padre è malato terminale) ed inizialmente è titubante, ma di fronte alla possibilità di realizzare finalmente il suo progetto storico decide di accettare.

Le riprese di Mute hanno inizio ufficialmente nel mese di ottobre del 2016 presso lo Studio Babelsberg di Berlino, e durano circa cinquanta giorni: nel ruolo del protagonista Leo troviamo Alexander Skarsgard, mentre Paul Rudd e Justin Theroux interpretano rispettivamente Cactus Bill e Duck Teddington, i due chirurghi villain della pellicola. Nel ruolo della ragazza scomparsa troviamo la semiesordiente Seyneb Saleh, mentre Sam Rockwell riprende in un cameo il ruolo di Sam Bell già interpretato in Moon, per dare finalmente un epilogo al personaggio.

A parte la premessa iniziale, la trama del film è ancora completamente avvolta nel mistero: sappiamo che il personaggio di Leo è un ex Amish, muto a causa di un violento incidente subito da bambino che gli ha distrutto le corde vocali, che nel corso della storia verrà a conoscenza di un terribile segreto riguardante la propria ragazza scomparsa nel nulla.

Abbiamo invece più dettagli riguardanti il contesto narrativo in cui si svolge la vicenda del film: l’unione Europea non esisterà più e la Germania del futuro sarà tornata all’uso del deutsch mark (curiosità: sulle banconote ci saranno, tra gli altri, i volti di David Hasselhoff e di Claudia Schiffer), in città ci saranno i “Dreaming Cinemas”, nei quali il grande schermo sarà sostituito da occhialini per la realtà virtuale; le multinazionali avranno un potere politico superiore a quello dei governi e schiereranno unità militarizzate per le strade. A fare da sfondo a questo mondo inquietante ci saranno le notizie riguardanti il movimento per la liberazione dei cloni di Sam Bell rimasti sulla luna, chiamato “Free the 156”.

Come dichiarato in una recente intervista ad Empire, il sogno di Jones è quello di creare un mondo futuristico che sia anche perfettamente realistico, come una proiezione attendibile del futuro che ci aspetta: un mondo in cui ci sono le auto volanti, ma dove allo stesso tempo le persone continuano a fare colazione al bar al mattino.

Non mancheranno gli omaggi nascosti a David Bowie, che fu il primo lettore della sceneggiatura: nell’appartamento del protagonista saranno visibili alle pareti i quadri che Bowie dipinse durante il suo soggiorno in Germania negli anni ’70, e in una delle scene iniziali del film (presente nel trailer) ascolteremo da un disco in vinile la Sinfonia N. 4 di Philip Glass, ispirata all’album “Heroes”.

Dopo anni di stop forzati siamo finalmente pronti per vedere il progetto più importante di Duncan Jones, con una punta di amarezza per la mancata distribuzione nelle sale cinematografiche e per una campagna promozionale partita forse un po’ troppo tardi.

 Luca Maffei

Se volete (ri)vedere il trailer di Mute, lo trovate qui.

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