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Weega e i gruppi di acquisto, reali e non

Weega e i gruppi di acquisto, reali e non

Oggi parliamo di Weega e affrontiamo un tema un po’ particolare, quello dei gruppi d’acquisto, una definizione precisa, a volte usata con troppa leggerezza.

Gruppi d’Acquisto sono gruppi di individui che decidono di acquistare prodotti soprattutto alimentari ma non solo, direttamente dai produttori.

Generalmente il risparmio sta nel fatto che i beni vengono acquistati all’ingrosso, da aziende locali con pochi costi di trasporto e in assenza di intermediari. Spesso si formano per acquistare prodotti biologici, a Km0 e per valorizzare le produzioni del territorio.

Personalmente, ho partecipato a dei gruppi di acquisto negli anni passati, sono un modo per conoscere persone che vivono nella tua area, sostenere aziende locali e mangiare bene. Ci si organizza con i produttori, ci si incontra in un luogo e una data precisa e questa diventa anche un’occasione per chiacchierare e fare amicizia.

Nel mondo dei Giochi da Tavolo, ci sono vari tentativi negli anni di formazione di Gruppi di Acquisto formati da giocatori, il più grande a memoria fu il GAS di Furio Caimano.

I GAS non hanno avuto gran fortuna nel nostro settore per tutta una serie di motivi. Prima di tutto per le enormi difficoltà logistiche di organizzare e smistare i pacchi una volta recapitati presso un componente del GAS (addirittura si è ricorsi a staffette per tutta Italia). In secondo luogo saltando la filiera (editore, distributore negoziante) sono mal visti ed osteggiati dai negozianti a cui tolgono clienti e, di riflesso, anche dagli editori di cui i primi sono clienti affezionati.

Negli ultimi mesi sembra essere nato un nuovo “gruppo di acquisto” molto più organizzato ed efficiente, chiamato  Weega, ed essendo stato contattato direttamente dal suo creatore per una proposta di collaborazione ho effettuato alcune ricerche:

Weega – Insieme costa meno – La community dei gruppi d’acquisto

Questo slogan campeggia enorme  sul sito di Weega, ma vediamo meglio come funziona a partire dalla definizione di Gruppo d’acquisto che possiamo leggere su Weega.it

“È un insieme di persone che acquistano lo stesso prodotto nel medesimo periodo di tempo e, di conseguenza, ottengono un prezzo più basso rispetto a quello di listino.”

Ed è già qui il primo problema, perché, dopo una ricerca accurata in merito alla legislazione che disciplina i Gruppi di Acquisto è emerso quanto segue. I Gruppi di acquisto devono avere queste caratteristiche

  • senza scopo di lucro
  • costituiti per svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi,
  • senza alcun ricarico,
  • esclusivamente agli aderenti,
  • con finalità etiche, di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale, in diretta attuazione degli scopi istituzionali.
Weega - testata

Vediamo invece cosa si può evincere dal sito di Weega.

1)   Weega ha una partita IVA (IT08088920726)

2)   È un’azienda iscritta alla camera di commercio industria artigianato e agricoltura di Bari e, alla voce “attività esercitata” troviamo: e-commerce di prodotti non alimentarivendita on-line di articoli per l’arredamento – articoli per la casa e l’ufficio – articoli per l’infanzia. Il suo codice ATECO è 47.91.1, che corrisponde a “Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet

Appare chiaro, quindi, che qualcosa non quadra.

Un gruppo di acquisto è un associazione di persone (quindi di privati) che liberamente si associa, per ottenere migliori prezzo sul mercato, le spese di gestione e gli sconti vengono quindi ripartiti equamente tra tutti i partecipanti senza quindi alcun scopo di lucro. In soldoni tutti i partecipanti si avvantaggiano equamente degli sconti ma nessuno ci guadagna del denaro. Proprio per questo i GA sono considerati anche fiscalmente in modo particolare (ad esempio non sono soggetti IVA, proprio perchè non dovrebbero produrre alcun reddito. 

Per quanto detto è evidente che in nessun caso un GA può essere un’impresa o un negozio in quanto soggetti che per loro stessa natura hanno come scopo quello di produrre del reddito.

Incuriosito dalle info ho contattato vari editori, distributori e negozianti che avevano avuto rapporti con Weega e ho avuto la conferma dei miei sospetti.

Quello che è emerso è che gli amministratori di Weega utilizzano, di fatto, lo specchietto delle allodole del gruppo di acquisto per attirare su facebook  i clienti spesso ignari e convinti appunto di partecipare ad un vero gruppo di acquisto.

Una volta verificato che c’è interesse di un buon numero di partecipanti per un titolo, contattano l’editore definendosi invece un negozio (perché gli editori difficilmente venderebbero ad un gruppo di acquisto) e registrandosi con regolare partita Iva e contrattando sul prezzo di un acquisto corposo.

A quel punto lanciano il presunto GA che in realtà non è altro a questo punto che una campagna di preordini con uno sconto anche relativamente basso (di media un 10-15%), infine acquistano i prodotti dall’Editore con una scontistica da Negoziante (quindi diciamo il 50% o superiore visti i quantitativi) e una volta ricevute le scatole lo consegnano al cliente finale con tanto di nastro adesivo brandizzato Weega.

E che fine fa la differenza tra il 15% dello sconto fatto al cliente e il 50% di sconto fatto dall’editore? Il 35% lordo, tolte le spese, finisce ovviamente dritto nelle casse di Weega come farebbe un qualsiasi altro negozio, ma che di certo non può fare un GA che, ripetiamo, non dovrebbe produrre reddito per i partecipanti e ri-spalmare l’intero sconto sui partecipanti 

Riassumendo Weega è un negozio online (come si evince dalla visura camerale) e non un gruppo di acquisto, che ha attirato clienti con una comunicazione scorretta, persone che hanno partecipato ignaramente ai presunti Gruppi di Acquisto (che invece erano solo preordini) convinti ed entusiasti di associarsi ad altri giocatori come loro al fine, tutti insieme, di spuntare prezzi migliori sul mercato. Per dirla. come Weega: “Insieme siamo più forti”.

Dato che io non sono così forte con la normativa italiana, invece, ho chiesto un parere a un’avvocata, che mi ha esplicitato in maniera molto puntuale cosa non va in tutto questo.

La dicitura “Community di gruppi d’acquisto” nel sito Weega può chiaramente indurre i consumatori in errore, inducendoli a ritenere che Weega non sia un e-commerce (quale in effetti è, come si legge anche in fondo alla home page “L’e-commerce più innovativo!) ma un gruppo di acquisto assimilabile a quelli previsti dall’art. 1, comi 266 e ss. L. n. 244/2007.

L’equivoco è alimentato anche nelle FAQ del sito, in cui si legge “Cos’è un gruppo d’acquisto (GA)? È un insieme di persone che acquistano lo stesso prodotto nel medesimo periodo di tempo e, di conseguenza, ottengono un prezzo più basso rispetto a quello di listino”.

Mentre, però, i gruppi d’acquisto sono soggetti associativi senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi, senza applicazione di alcun ricarico, tra gli aderenti, sovente con finalità solidaristiche ed etiche con esclusione di attività di somministrazione e vendita, l’e-commerce è una pratica commerciale (e dunque con intrinseco fine di lucro) che mette in contatto commercianti e acquirenti che effettuano transazioni in canali di vendita online.

A quanto si apprende dal sito, Weega pubblicizza l’acquisto di giochi (e non di prodotti agroalimentari o beni primari, che invece costituiscono l’oggetto delle operazioni dei gruppi di acquisto) a prezzi ribassati rispetto al prezzo di listino. Non è dato sapere l’effettivo prezzo d’acquisto spuntato da Weega a seguito del reperimento del gruppo dei soggetti interessati ma, essendo un e-commerce, è verosimile che parte dell’importo venga trattenuto da Weega quale intermediario.

Invitare l’utenza alla partecipazione al “gruppo di acquisto”, invece che presentarsi come semplice shop online, realizza 

    a) una pubblicità ingannevole ai sensi e per gli effetti dell’art. 21, lettere c), d) e f) D.Lgs. n. 206/2005, in quanto induce il consumatore in errore circa la portata degli impegni del professionista, i motivi della pratica commerciale e la natura del processo di vendita, il prezzo o il modo in cui questo è calcolato, l’esistenza di uno specifico vantaggio rispetto al prezzo, la reale natura e la qualifica di Weega;

    b) un’ipotesi di concorrenza sleale o illecito accaparramento di clientela nei confronti degli altri competitori che vendono direttamente al pubblico.

Sul perché ci rimettiamo anche noi giocatori è presto detto: la concorrenza sleale è una pugnalata alle spalle ai nostri “spacciatori ludici” e siamo noi stessi a sferrarla, cadendo nell’equivoco del “fare community” e “risparmiare insieme” come se stessimo facendo qualcosa di positivo.

I gruppi d’acquisto sono una cosa seria e importante, tanto da essere tutelati dalla legge, hanno una storia (credo di aver letto la Guida al consumo critico oltre 20 anni fa) e una filosofia alle spalle. Vi invito ad approfondire l’argomento, se vi interessa, e se avrete occasione di partecipare ad un gruppo di acquisto, senza virgolette.

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Foto di copertina Ben Kerckx | Foto Scrabble di CQF-avocat | Foto registratore di cassa di Károly Meyer da Pixabay

Francesco "The Doctor"

Fondatore di Geek.pizza è stato per anni amministratore di Italiansubs con il nick di zefram cochrane prima di partire per strani e nuovi mondi. Tecnico informatico e traduttore, ama i telefilm, i giochi da tavolo e la pizza.

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