Cronache ludiche da Lucca Comics and Games 2018

A oltre una settimana dalla gita ludica a Lucca, ecco le mie cronache dalla manifestazione, con la lista di tutti i giochi che ho provato.

Lucca Comics & Games, da cui mancavo da parecchi anni, è sempre stato un luogo tutt’altro che amichevole per i giocatori da tavolo, ma quest’anno ho deciso di farci un salto nella giornata di mercoledì, c’era un quantitativo sensato di gente e sembrava quasi di essere a Play.

Avevo a disposizione solo un giorno da dedicare a Lucca Comics and Games, per cui la scelta sul da farsi è stata automatica. Pioveva? C’era il sole? Non ne ho idea, io sono stato chiuso nel padiglione Carducci, tra i giochi da tavolo, tutto il tempo.

Dopo un parcheggio fortunato, grazie alle ridotte dimensioni della mia vettura, mi sono intrufolato in Lucca Comics & Games.

La prima tappa è stata Asmodee, sono entrato, ho salutato Massimo e i ragazzi arancioni, ho recuperato una copia di Quadropolis, ho sganciato 10€ a Christian e in 10 minuti avevo fatto il mio primo acquisto. Poco dopo, a far compagnia a Quadropolis, sono arrivate le due bustine delle espansioni 3 e 4 di Hostage Negotiator, gioco che non capisco ancora come possa piacermi, eppure ho tutto ciò che è uscito in italiano (grazie Cosmic Games!)

Il primo gioco provato è stato Architetti del Regno Occidentale, grazie a Giulia che ha fatto la prima dimostrazione della giornata con me, in un 1 Vs 1 nell’area di Fever Games.

Architetti è un gioco da 1 a 5 giocatori di Shem Phillips e S J Macdonald, illustrato da Mihajlo Dimitrievski della durata di 60-80 minuti. Fever lo ha preso quasi a scatola chiusa e ha fatto il terzo colpaccio in due anni (assieme a Topiary e Welcome To). Un gioco non immediato da spiegare, in quanto ci sono un po’ di aree in cui piazzare i propri lavoratori, ma una volta spiegato si parte a razzo. Architetti, nonostante le apparenze, è adatto anche a giocatori non avvezzi a giochi di un certo spessore, provare per credere.

Architetti del mondo occidentale è tornato a casa con me, l’ho già intavolato un’altra volta, è piaciuto a tutti i partecipanti e ve ne parlerò presto. Se nelle foto vedrete dei materiali fighissimi tipo monete di metallo, vorrà dire che non ho resistito alla tentazione e ho comprato il kit per farlo diventare deluxe.

Salutati i ragazzi dell’areoplanino (Il Boss, la signora e il nuovo presidente in miniatura), mi sono trovato seduto al tavolo con Simone di manCalamaro, guardando con perplessità un paio di pneumatici in un angolo dello stand e dei cuscinoni per giocare a Kana Gawa sul pavimento, mi sono fatto convincere: “Visto che non è il tuo genere e poi non lo compri, prova Downforce!”.

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Di corsa! #downforce #mancalamaro #luccacomics2018

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Downforce è un gioco per 2-6 giocatori di Rob Daviau, Justin D. Jacobson e Wolfgang Kramer illustrato da Tavis Coburn e Michael Crampton. Un gioco del 2017, che rivisita Top Race (Kramer, 1996) nel quale bisognerà fare un’asta all’inizio della partita per accaparrarsi le vetture che partecipano alla gara, dopodiché si giocheranno carte dalla propria mano per spostare tutte le vetture (proprie e altrui). Quando la vettura in testa supera uno dei tre checkpoint si fa una scommessa segreta su chi si pensa vincerà la gara e alla fine si otterranno punti per le proprie vetture, ma anche per le scommesse azzeccate, attenzione però: bisognerà sottrarre il costo sostenuto all’inizio per comprare le vetture!

Come diceva giustamente Simone, non è un gioco che fa per me, ma è un gioco fatto veramente bene. Poche regole, tanta tattica e un po’ di strategia. Fila via in un attimo (20-40 minuti) e, volendo, si è pronti per la rivincita. Se vi piace il tema, io lo metterei nella letterina per Babbo Natale.

La terza tappa è stata nell’area Surgel… cioè, Pandemic. Questo stand dedicato al gioco di Matt Leacock, infatti, si trovava vicino a un ingresso, da cui entrava una meravigliosa aria fredda.

La modalità stalker non fallisce mai: accalappio due persone e proviamo la demo di Pandemic Legacy: Season 2. Sara di Asmodee ci accompagna in questo scenario di prova che ha imparato la sera prima, sì, perché questa demo di Season 2 (rigiocabile all’infinito) è un’idea dell’ultim’ora di Massimo. Bravo!

Sara ci guida in un mondo devastato, 71 anni dopo gli eventi di Pandemic Legacy: Season 1 (a cui non ho giocato, peraltro, ma non è necessario per affrontare la Season 2). Mettiamo cubetti invece di toglierli, portando rifornimenti nelle città e cercando di limitare le infezioni. Lo scenario base è molto semplice per chi conosce Pandemic, riusciamo a costruire tre centri senza grossi problemi e lo scenario è vinto. Il tabellone è quasi vuoto e l’azione di esplorazione non è consentita in questa demo, quindi non si aprono né un corposo mazzo di carte, né le scatolette numerate. Mi sono alzato con quest’idea che mi toccherà provare Pandemic Legacy prima o poi, mi sa che mi sto convertendo alle esperienze.

Mi sposto nel tavolo accanto, trovo due malcapitati che si sono fermati un secondo di troppo e li faccio sedere al tavolo di Pandemic: La caduta di Roma. Lui ha una partita all’attivo a Pandemic, lei zero. Se la caveranno benissimo nel giro di tre turni (anzi, lei in due, giuro) A imparare il gioco ci aiuta Alice, che ci guida in questa nuova variante di Pandemic co creata da Paolo Mori per 1-4 giocatori (sì, c’è anche la modalità solitario). Dovremo proteggere Roma dalla calata dei barbari, ci sono ben 5 tribù in arrivo nelle province dell’Impero e noi dovremo rimuovere cubetti grazie ai nostri legionari, che recluteremo con apposita azione. L’unica cosa che mi lascia perplesso è che sia necessario tirare dei dadi per combattere i barbari e sia possibile anche perdere legioni di soldati bene armati senza uccidere barbari scalcinati. In qualche modo mi sembra stonato in Pandemic, mentre mi è piaciuta molto la meccanica della calata dei barbari (aggiungere cubetti a cascata verso Roma, come in Pandemic Alta Marea), la possibilità di stringere alleanze con i barbari e il fatto che si possano usare le carte evento con un doppio effetto: standard o potenziato, ma quest’ultimo aggiunge un “focolaio” al tracciato, un passo in più verso la caduta di Roma. Consigliato anche questo Pandemic.

Nel marasma del pranzo (belin, ma quanto costa mangiare in fiera?) con Giulia e Francesco, ci avviciniamo un po’ in ritardo rispetto al previsto al tavolo di The Expanse e possiamo fare solo alcuni giri. The Expanse è un gioco per 2-4 giocatori di Geoff Engelstein che Pendragon ha portato in anteprima a Lucca. Diciamolo subito, se lo comprate per l’ambientazione… no, quello ambientato è Battlestar Galactica, in The Expanse non è che sia così sentita. Detto questo, i pochi round che abbiamo potuto provare hanno fugato i timori che sia un giocaccio messo lì per sfruttare The Expanse. Il gioco sembra interessante, con le carte azione che hanno un che di Twilight Struggle, un meccanismo di calcolo di punti che viene innescato dai giocatori e non dal caso e le foto della serie TV che ad alcuni piaceranno e ad altri no (DBC, sto guardando voi). Simpatica la Rocinante, che viene controllata di volta in volta dalla fazione più indietro, quando mai James Holden sta con i potenti? Da riprovare, con calma.

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Se avete fatto foto con me, mandatemele, le aggiungo alla galleria! 😉

Arriviamo in casa Ghenos con Reef, (v. foto di copertina) tanti bei coralli colorati di plastica nel nuovo gioco per 2-4 giocatori di Emerson Matsuuchi (Quello di Century, per capirsi) e illustrato da Chris Quilliams. In una mezz’oretta, ci si sfida a suon di combo di carte e coralli. Nel proprio turno si può prendere una delle carte scoperte o giocarne una dalla propria mano. La carta giocata ha due valenze: in primis fa ottenere corallo dal centro della tavola (dovete posizionarlo immediatamente sulla vostra griglia 4×4) e poi vi fa fare punti se, guardando dall’alto la vostra griglia, avete la combinazione richiesta (es. un corallo giallo accanto a uno rosso o tre verdi in diagonale, ecc.). I coralli si impilano, per cui bisogna stare attenti a cosa si copre, vale sempre solo il corallo più in alto, ma alcuni obiettivi sfruttano anche la tridimensionalità della plancia. La cosa molto interessante è che l’obiettivo sulla carta può essere sfruttato più volte, quindi con un po’ di pianificazione si innescano delle combo micidiali. Corrado dimostratore, molto simpatico e preparato, mi ha detto che il mio record è stato imbattuto per tutta la fiera. Se qualcuno di voi fa più di 79 punti alla prima partita ce lo faccia sapere, non si vince niente, ma se ne può bullare 😀

La gita a Lucca si conclude con Between Two Castle of Mad King Ludwig, sempre in area Ghenos. Ci ho giocato assieme a Francesco, che conosceva Between Two Cities, mentre io non ci ho mai giocato. Titolo di Matthew O’Malley, Ben Rosset, gli artisti sono ben quattro: Laura Bevon, Agnieszka Dabrowiecka, Bartłomiej Kordowski e Noah Adelman. Siamo sempre in casa Ghenos e ci cimentiamo nella costruzione di questi castelli per 45-60 minuti, giochiamo in quattro, ma si arriva fino a 7 giocatori.

Draft di tessere, due per volta, che ogni giocatore posiziona nel castello alla sua sinistra e in quello alla sua destra, collaborando con gli avversari “confinanti” nel costruire la struttura più articolata possibile, alla fine farà punti solo quella inferiore tra le due.

Devo dire che sono rimasto un po’ freddino, non mi ha esaltato, l’ho trovato un po’ confusionario per quella miriade di icone da tenere d’occhio e forse non fa per me questa modalità di semi cooperazione, dove un gioco sbagliato del vicino mi penalizza enormemente. Sarà stata anche la confusione della fiera, ma sono rimasto perplesso.

Intanto il tavolo de Le strade d’inchiostro era sempre pieno, non ho potuto provarlo ed era giunta l’ora di tornare a casa, sarà uno dei prossimi acquisti.

Sono risalito in auto contrariato per non aver potuto fare autografare da Danilo Sabia la mia copia di Wendake: New Allies di Placentia \ Post Scriptum e contento per l’autografo di Ryan Laukat nella scatola di Otto minuti per un impero: leggende. Non restava che far partire il podcast del Dunwich Buyers Club, lo speciale da Essen era lunghissimo, come il viaggio verso Marsciano (PG) e sul suono della puntina del giradischi ho girato la chiave nel cruscotto e mi sono avviato verso casa.

Trovate tutti i giochi di cui vi ho parlato su MagicMerchant.it.

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