Star Wars – Episodio IX: Abrams e Kennedy e le sensazioni di L’ascesa di Skywalker

Dietro Star Wars – Episodio IX, dalla sabbia del deserto alle sfumature di grigio tra buoni e cattivi.

Wadi Rum, questo il nome della valle desertica della Giordania meridionale in cui possiamo trovare iscrizioni rupestri vecchie di 2000 anni e dove il team di Lucasfilm si è stabilito per realizzare Star Wars – Episodio IX: L’ascesa di Skywalker. 

Un luogo disabitato, lontano da occhi indiscreti e, sicuramente, pittoresco quanto la Tunisia, teatro delle riprese di Star Wars – Episodio IV. 

Anche nel caso di Episodio IX è stata creata una piccola città piena di creature della Galassia Lontana Lontana, Vanity Fair rivela che la sola squadra che ha realizzato gli effetti relativi alle creature contava 70 persone. 

Oscar Isaacs (Poe Dameron), ha spiegato che quando è arrivato nella Wadi Rum era stato allestito un gigantesco greenscreen nel mezzo del deserto e ha chiesto a J.J. Abrams il motivo di quel viaggio nel deserto per poi usare un greenscreen per le riprese ed ecco la risposta del regista:

Vedi, il modo in cui la sabbia interagisce con la luce, il tipo di riprese che si possono fare… se le ideassimo al computer, certe cose non ci verrebbero mai in mente. La luce, l’ambiente… tutto interagisce in un modo particolare. Il trovarsi qui e l’imperfezione analogica di un luogo non digitale sono cose che rendono Star Wars così intenso. 

Il meglio del digitale (Industrial Lighs and Magic sono, senza ombra di dubbio, tra i migliori professionisti sulla piazza) e il meglio dell’analogico, insomma. Abrams continua con questo connubio vincente, ma d’altra parte il suo è un compito arduo, che penso gli abbia dato non pochi grattacapi.

Ancora Abrams:

Non si trattava solo di realizzare un film che fosse esaltante, spaventoso, emozionante e divertente, ma un film che, visto insieme agli altri otto potesse far escalamare “Ma certo, tutto torna!” 

E per farlo, appunto, ha scelto un ritorno alle origini.

È cosa nota che gli ambienti dei prequel sono perlopiù greenscreen, ed è stata una scelta di George, l’aspetto finale è esattamente quello che aveva in mente, ma io ho sempre preferito l’aspetto della trilogia originale, perché mi ricordo com’è essere nella neve su Hoth o essere nel deserto su Tatooine o nella foresta di Endor… ed è fantastico. Metti un vaporatore qui e uno lì e tutt’a un tratto una qualsiasi area naturale diventa una location di Star Wars. 

Il tono dei film, tuttavia, è cambiato molto nel corso degli anni e il perché lo spiega Kathleen Kennedy in persona:

C’è una perdita di innocenza, l’innocenza che c’era negli anni ‘70 e che oggi non esiste più e penso che questo debba trasparire nelle storie. […] Devono dare sensazioni diverse, perché siamo diversi.

Star Wars - Episodio IX - Zorri Bliss
Star Wars – Episodio IX – Zorri Bliss

Lev Grossman, nell’articolo, sottolinea come ammirare Vader non fosse mal visto all’epoca (ed è così anche oggi, in effetti), perché rappresentava un “male” di un passato lontano, mentre oggi assistiamo a una nuova ascesa del fascismo e quindi… 

Il male deve avere un aspetto e dare una sensazione di realismo e oggi non è più rappresentato da situazioni di bianco o nero, come avrebbe potuto essere nel 1977, quando si usciva dalla Seconda Guerra Mondiale. 

Qualcuno, ancora oggi, dice che lo spezzone su Canto Bight sia inutile, ma proprio questa frase di Kennedy ci spiega uno dei motivi per cui esiste.

Vi parlerò a breve, spero, delle fotografie che corredano l’articolo, per il momento accontentatevi di ammirare lo spettacolare lavoro di Annie Leiboviz.

Star Wars Episodio IX - I generali Hux e Pryde
Star Wars Episodio IX – I generali Hux e Pryde

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