Lo spacciagiochi – P per Pizza

Lo spacciagiochi – P per Pizza

Non potevo non parlarvi di un gioco con la scatola a forma di fetta di pizza, vi pare? Ecco cos’è P per Pizza.

Alliterazioni a parte, P per Pizza è un gioco che parte da una meccanica che conosciamo benissimo da sempre (“Trova una parola per categoria usando la stessa iniziale”), ma vestendola in una maniera differente.

P per Pizza in sintesi

Autore: Doruk Kicikoglu | Artista: n.d. | Giocatori: 2-4 | Durata: 20’ | Età: 8+ | Editore: Asmodee Italia

Scopo del gioco è trovare più rapidamente delle altre persone al tavolo delle parole che iniziano con delle lettere specifiche e appartengono a questa o quella categoria. Un erede di Nomi cose città targato Asmodee Italia, che ringrazio per la copia di questo gioco.

Nella scatola

La scatola è triangolare, a forma di fetta di pizza, e contiene un regolamento piegato 80 carte triangolari (questi sono, invece, triangoli equilateri) e un foglio di simpatici adesivi a tema pizza.

Le carte presentano tre categorie su una faccia e tre lettere sull’altra.

P per Pizza, preparazione della partita

La partita

Una partita a P per pizza è molto rapida, si comincia con un mazzetto di circa 40 carte (il numero non è così importante, ma tra poco vi spiego perché è meglio non esagerare). Le carte del mazzo dovranno mostrare la faccia con le categorie e, attorno al mazzo, disporrete tre carte sulla faccia con le lettere

Disponetevi attorno al mazzo, cercando di mantenere una distanza contenuta, in modo da poter leggere le categorie con il minor sforzo possibile. Il gioco è in tempo reale, la prima persona che riesce a trovare una parola che metta d’accordo lettera iniziale e categoria, prende la carta con la lettera, gira quella centrale per rivelare tre nuove categorie e si continua.

Scopo del gioco è quello di raccogliere 9 carte triangolari per formare un triangolo gigante, a mo’ di fetta di pizza. Noterete, dalle foto mostrate finora, che le categorie hanno uno sfondo colorato: verde = facile, giallo = medio, rosso = difficile. Ci arrivo subito.

La fetta piramide che state andando a creare con le carte conquistate ha tre righe; per comporre la base potete utilizzare carte di qualsiasi categoria, per comporre la seconda riga, tuttavia, non potrete più considerare la categoria facile, quella verde: dovrete fingere che le carte di quel lato del triangolo non esistano. Per il terzo livello, che consta di una sola carta, l’unica categoria accettata è quella rossa, ci sarà da spremersi un po’ più le meningi.

Questo è il classico meccanismo di catch up, quello che fa sì che chi è in vantaggio riceva un piccolo malus e non possa partire in volata lasciando il resto della tavolata senza possibilità di recupero.

Conclusioni

Partiamo subito dai lati negativi: dopo qualche partita inizierete a rivedere le stesse carte, fortunatamente, però, è altamente probabile che non ci siano gli stessi abbinamenti letteracategoria delle partite precedenti, per cui questo non è un vero problema.

Secondo punto non eccelso: l’ergonomia lascia un po’ a desiderare, ovunque siate seduti al tavolo avrete una visuale parziale della carta e almeno una categoria risulterà di difficile lettura; questo potrebbe avere come conseguenza un malus indiretto, specialmente quando potrete usare solo il lato rosso della carta per chiudere la partita. Ci tenevo a precisarlo perché è un elemento che spicca dopo pochi istanti di gioco, ma vi fermo subito qui: se siete persone che si arrabbiano per questa cosa, P per Pizza non è nemmeno lontanamente il gioco per voi. Durante una partita, la frenesia per trovare una parola che vi faccia conquistare una carta supera qualsiasi rimostranza di questo tipo, mentre vi troverete a discutere sulla veridicità di questa o quella parola.

Vi dico subito che Lasix è veramente un medicinale, non fatemelo googlare pure voi. Posso concedervi che storpiare il nome dell’Apatosauro in Epatosauro giocando contro mio fratello non è stata una mossa vincente e sono stato sgamato immediatamente, ma mi serviva una parola con la E… e ci ho provato.

Chi ha passato ore a giocare di nascosto a Nomi, cose, città in classe, amerà P per Pizza, a meno che non abbia problemi con i giochi in tempo reale, in quel caso meglio tenersene alla larga. Per me è stato il gioco più gettonato della Pasqua, con partite giocate a ripetizione con i miei familiari e quindi non posso che consigliarvelo anche in previsione di altre riunioni di famiglia con persone non avvezze ai giochi da tavolo.

Sicuramente P per Pizza non vi cambierà la vita, ma è un titolo divertente e velocissimo, si infila nella tasca di una giacca o nello zaino e si porta ovunque, l’unico neo è che serve un po’ di spazio per comporre la fetta di pizza, altrimenti ci si potrebbe giocare anche sul tavolino di un treno.

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