Giochi Atipici – The Shadow Theater
Cari gentili lettori, siamo rimasti lontani davvero troppo a lungo (riconoscete la citazione? :P) ma a parte gli scherzi, mi siete davvero mancati! Mi scuso per l’assenza delle mie recensioni negli ultimi tempi, purtroppo il lavoro mi ha tenuta parecchio occupata. Ma eccomi qui, pronta a parlare di uno dei giochi che mi ha fatto compagnia, a fine serata, nelle giornate più pesanti: The Shadow Theater – The Legend of the Monkey King. Sarà riuscito a conquistarmi? Scopriamolo insieme…
The Shadow Theater – The Legend of the Monkey King appartiene alla serie per due giocatori della Space Cowboys di cui fanno parte giochi come Splendor Duel e Tea For Two, e visto il successo di questi ultimi The Shadow Theater mi ha subito incuriosito! Portato in Italia da Asmodee Italia è un gioco da tavolo esclusivamente per due giocatori dalla durata di circa 20 minuti (quindi perfetto per le giornate estive o quando come me tornate stanchi e i cinghialoni non fanno per voi), creato da Cédric Lefebvre, autore di Articolo (link) e Florian Sirieix, con le delicate illustrazioni di Julien Rico che ci trasporta nel mondo affascinante e mitologico del Re Scimmia, una delle figure più iconiche della tradizione cinese. Durante la partita i giocatori cercheranno di diventare una leggenda vincendo due round su tre, ottenendo il maggior numero di punti vittoria.

Ma vediamo il gioco in dettaglio. I componenti sono di altissima qualità, anche se alcuni elementi sono un po’ piccoli e non sempre facili da maneggiare, la qualità complessiva è davvero notevole.

The Shadow Theater, poi, guadagna già tanti punti solo per il suo “inserto” ben progettato, che permette di riporre ogni singolo pezzo in modo ordinato. Ammetto che nella mia copia c’era qualche difetto, come il cartone leggermente danneggiato, ma fortunatamente questo non ha influenzato l’esperienza complessiva di gioco. La scatola diventa lo sfondo delle nostre partite, l’ho mai usato? Ammetto che ho avuto non poche difficoltà a fare stare lo sfondo tridimensionale perfettamente in posa, ho dovuto forzare la scatola, ma dopo la prima partita non l’ho più usata, molto scenica ma poco pratica. Anche se il setup è veloce grazie agli “inserti” all’interno dell’elegante scatola magnetica
L’ambientazione, per quanto le illustrazioni evochino gli spettacoli delle ombre cinesi, è pressoché inesistente ci troviamo davanti a un piazzamento laboratori, o in questo caso un piazzamento scimmie!

Il regolamento è scritto bene. Chiaro, lineare ricco di esempi, forse avrei chiarito qualche dubbio sulle pergamene o sulla carte, ma tutto sommato è promosso.

Passiamo al gameplay, che è abbastanza semplice da apprendere.
Nel proprio turno il giocatore può svolgere un’azione facoltativa (giocare carte) e una delle due azioni obbligatorie. L’azione facoltativa permette di giocare carte Arma del Drago dalla mano, ma solo se corrispondono al luogo dove si trova il Re Scimmia (es. luogo azzurro = carta azzurra). Alcune abilità, carte o il Giardino Celestiale permettono di muovere il Re Scimmia e quindi cambiare il colore giocabile. Le possibili Azioni obbligatorie tra cui scegliere sono:
- Posizionare una Scimmia in un luogo vuoto, ottenendo diverse tipologie di risorse e la possibilità di muovere il Re Scimmia.
- Raccogliere tutte le Scimmie (solo le pedine, non il Re) da un luogo a scelta.
La partita continuerà fino a quando una riserva sarà esaurita e si passerà al conteggio dei punti. Ogni Pesca varrà zero punti, ma nutrirà 3 nostre scimmie; ogni Scimmia nutrita vale 1 punto, quelle non nutrite ne varranno zero; ogni carta Arma del Drago tenuta in mano varrà 1 o 2 punti, a seconda delle indicazioni sulla carta; ogni set di tre Pietre di Giada varrà 2 punti, i set incompleti varranno zero. Il giocatore con più Pietre di Giada otterrà due punti extra.
Il vincitore prenderà una lanterna e il gioco continuerà. Perché The Shadow Theater viene giocato alla meglio delle due partite su tre.

Forse proprio questo aspetto del “due su tre” tende a rendere le partite un po’ ripetitive e, alla lunga potrebbe stancare. Gli autori hanno cercato di dare una leggera asimmetria con le pergamene iniziali che danno abilità uniche, carina come idea, ma ho trovato le pergamente simili tra loro, insomma, l’intento è poco riuscito.
The Shadow Theater vince sicuramente dal punto di vista della compattezza e dei materiali, ma purtroppo pecca su altri fronti. L’idea di inserire un piazzamento lavoratori all’interno di un filler piace (ed essendo una delle mie meccaniche preferite l’apprezzo tanto), ma dà la sensazione che manchi qualcosa e sembra quasi di ripetere la stessa azione all’infinito; l’interazione c’è ma non è abbastanza, forse se fosse stato possibile fare più cattiverie all’avversario tramite anche le carte, il gioco avrebbe avuto un guizzo in più. Allo stesso tempo però, e forse in modo un po’ contraddittorio, l’ho trovato sfidante: The Shadow Theater è uno di quei giochi rapidi dove si fa a gara per accaparrarsi più punti possibili, cercando di chiudere la partita nel momento di vantaggio.
In conclusione non mi sento assolutamente di bocciarlo, il gioco è carino e una partita ogni tanto mi va di farla; durante il mio periodo di pausa dai cinghialoni l’idea di avere un piazzamento lavoratori in una piccola scatola ha fatto molto piacere e credo che un filler con poca alea e molta strategia sia un titolo che anche i giocatori più esperti possono apprezzare.
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