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Giochi Atipici – Severton

Nell’ultimo periodo sto cercando di avvicinarmi a giochi che sono poco nelle mie corde, e Severton è sicuramente uno di questi. Un cooperativo con movimenti semi-nascosti, potremmo dire: mi sembrava un’ottima sfida, qualcosa di semplice da cui iniziare e con cui coinvolgere il mio gruppo di amici in un’avventura, scappando dai Vont. Ma sarà riuscito a rompere la mia corazza e a farmi piacere il genere? Scopriamolo insieme…

Severton è un gioco cooperativo per 1-5 giocatori, della durata di circa 90 minuti a partita, adatto dai 12 anni in su ed edito in Italia da Cranio Creations. Il gioco, come molti nel suo genere, punta molto sull’ambientazione: l’autore Vlaada Chvátil, conosciuto sicuramente per giochi un po’ più leggeri come Nome in Codice, si ispira a Rapid Arrows, una serie di fumetti di Jaroslav Foglar. Naturalmente potete tranquillamente giocare anche senza conoscerli (come, d’altronde, ho fatto io).

Nel gioco l’ambientazione ci porta in una città ceca degli anni Trenta, fatta di vicoli suggestivi, misteri e tensione. Essendo stata a Praga qualche annetto fa, un po’ ho percepito questa atmosfera, ma ammetto che il gioco non riesce a trasmetterla pienamente. A provarci è soprattutto il regolamento (e questo sì, riesce nel suo intento), quando dà un significato ad ogni azione inserendo proprio un riquadro che spiega perché, contestualmente, sto facendo quella determinata azione. Tuttavia, a parte questo aspetto positivo, ho trovato poco chiare alcune spiegazioni, per esempio la parte relativa alla pesca delle carte da parte dei personaggi.

Le illustrazioni mi sono piaciute parecchio: quelle dei ragazzi sulle carte hanno uno stile cartoon che mi ricorda molto i cartoni animati degli anni ’90, mentre le carte delle azioni dei personaggi risultano molto evocative. L’unica vera pecca dal lato illustrativo è il tabellone: non so bene come definirlo, ma ha un effetto che potrei descrivere come leggermente sfocato, con strade che risultano quasi poco chiare e visibili.

materiali sono nella media: belle le pedine in legno, ma le carte sono molto leggere e, dovendole rimescolare spesso, non ci siamo proprio. Necessitano sicuramente di essere imbustate. Però, punto a favore, non avendo molti componenti il setup è veloce. E forse proprio il fatto di avere pochi componenti mi aveva illusa di trovare un gioco pressoché semplice… ma in realtà non è stato proprio così.

Facciamo però una grande premessa: solo una volta mi sono affacciata a un gioco del genere, quindi magari le mie impressioni si basano proprio sul fatto che non conosco bene questo tipo di esperienza. Quindi penso proprio di essere il pubblico sbagliato per questo titolo, ma soprattutto di non aver trovato il gruppo giusto con cui giocarlo, oppure questi titoli di base non fanno per me, per tale motivo tenete in conto questa enorme premessa prima di continuare a leggere.

Mi aspettavo di trovare un gioco semplice: i pochi componenti, dicevo, mi avevano illusa di trovarmi davanti a un’avventura più semplificata, e invece no. Non è eccessivamente complesso, ma neanche così semplice come mi aspettavo. L’errore di fondo, secondo me, è che l’ho trovato poco immersivo, cosa che invece è fondamentale in un gioco del genere. Si percepisce lo sforzo dell’autore di creare un mondo narrativo coerente, con scenari diversi che cercano di offrire varietà, ma durante le partite ho avuto la sensazione che il gioco fosse un po’ troppo lineare e prevedibile.

In alcuni momenti, mi è sembrato che le scelte disponibili fossero limitate o che il ritmo rallentasse troppo, rendendo l’esperienza meno coinvolgente di quanto mi aspettassi. Per coerenza con la trama, in caso ci siano poche persone al tavolo, si deve comunque controllare un gruppo e quindi gestire più carte personaggio; questa cosa, tuttavia, crea confusione, soprattutto nei giocatori occasionali e alle prime armi, che fanno fatica ad entrare pienamente nel concetto che bisogna organizzarsi per muoversi in modo coerente. Severton mi sembrava un titolo adatto ai neofiti, ma ha lasciato i miei amici poco entusiasti e molto confusi. Non sono riusciti a sentirsi coinvolti, e questo è stato per me un grande dispiacere. A volte anche la difficoltà sembra poco bilanciata: alcune partite risultano piuttosto semplici, mentre altre diventano improvvisamente frustranti. Questo mi ha fatto perdere un po’ di entusiasmo nel proseguire con gli scenari successivi.

Il gioco si alterna in una serie di turni e termina quando la pedina dei Vont o la nostra arriva alla fine del rispettivo tracciato. Durante il turno dovremo fare una serie di azioni, di cui terremo traccia muovendo un cubetto sull’orologio presente sul tabellone (ammetto di non averlo mai mosso: quel cubetto resta sempre lì sul primo punto!). La prima cosa da fare è muovere la nostra squadra o ricercare, ed è proprio lì che nasce un po’ di confusione, soprattutto se si gioca in pochi.

Ogni personaggio può muoversi due volte, ma non è detto che si voglia farlo o che si voglia muovere sempre due volte. Se, per esempio, in due si gestiscono quattro personaggi (perché una è una carta doppia), bisogna ricordarsi quante volte ci si è mossi, se abbiamo seguito gli altri, se invece abbiamo giocato una carta per esplorare… insomma, che confusione! Dopo di che partono i Vont: loro ci diranno dove si muovono. Magari esplorando lo avremo già scoperto e non ci sorprenderanno, ma se non lo sappiamo potremo trovarceli davanti e avviare uno scontro che dovremo vincere parlando, attaccando oppure nascondendoci. Come? In base ai simboli presenti sulle carte. Loro, per esempio, potrebbero chiederci un attacco di valore 10: dovremo quindi scartare carte che permettano di arrivare a quel valore. Se non ci riusciremo, verremo sconfitti, anche perché potremmo aver giocato molte carte per muoverci, trovandoci quindi impreparati a un attacco dei Vont. Questo è anche un problema legato al non aver calcolato tutto, ma con i neofiti ci sta; bisogna però considerare che c’è anche una certa casualità, quindi diamo a Cesare quel che è di Cesare. Dopo di che controlleremo se abbiamo risolto delle missioni, che è ciò che ci fa avanzare nel nostro tracciato. Successivamente i Vont si riorganizzeranno e riveleremo nuove missioni.

La scatola contiene cinque buste che aggiungono nuovi scenari e nuove regole. Le prime missioni servono semplicemente per farvi capire come funziona il gioco. Sulle varie buste non parlerò perché, naturalmente, essendo una “campagna”, non voglio farvi spoiler.

Ammetto che i miei amici neofiti, spinti dalla curiosità del titolo, mi hanno invogliato a provarlo. Tuttavia, essendo appunto neofiti, hanno bisogno di qualcosa che crei dinamicità al tavolo e che li intrattenga costantemente… e purtroppo Severton non è riuscito in questo intento.

È un gioco con buone idee e un’ambientazione affascinante, ma personalmente non mi ha conquistato quanto speravo. Non lo considero un brutto gioco, ma probabilmente non è il tipo di esperienza che fa per me. Potrebbe piacere di più a chi ama i giochi cooperativi molto basati sul lavoro di squadra, mentre chi cerca qualcosa di più dinamico o sorprendente potrebbe rimanere un po’ deluso, proprio come è successo a me. Mi dispiace perché avevo alte aspettative, e invece il mio cuore si è un po’ spezzato. Forse non sono fatta per questa tipologia di giochi: solitamente riesco a coinvolgere i miei amici, e speravo che con un titolo dall’ambientazione così importante potessi riuscirci… e invece nulla. Probabilmente perché la prima a non essere coinvolta ero proprio io. Quindi, se a voi piace il genere, provatelo comunque: secondo me sono proprio io a non essere portata, ma magari voi potreste trovare un nuovo amore. Chissà, il mondo è bello perché è vario!

Se volete recuperarlo (e magari convincermi a trovare un modo diverso per affrontarlo) lo trovate sul nostro store di fiducia MagicMerchant.it.

Sono un’Atipica Nerd appassionata di giochi da tavolo. Lettrice accanita e amante di serie tv. Pensandoci sono una Nerd a tutti gli effetti!

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