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Una Play 2026 da Collezionista – PARTE 1: Il risveglio del Creator

Altro anno, altro giro alla kermesse bolognese. Un po’ più vecchio, un po’ più pronto, ma sempre emozionato. E quest’anno di motivi ce ne sono stati tanti!

Sveglia alle 4:30. Cosa non così terrificante avendo due figli. Prendo il treno direzione Verona. Avete presente le cose che un tempo odiavate e ora vi commuovono? Ecco, questo viaggio che ho fatto per quattro anni ai tempi dell’Università rientra nella lista. Da Verona a Bologna è un volo e neanche ripenso alle preoccupazioni dei giorni precedenti per il collo incriccato ed il ginocchio sbilenco. Probabilmente erano psicosomatiche. E perchè mai? Perchè questa Play non sarà solo sedersi e giocare, ma sarà la possibilità di stringere mani e dare volti alle persone con cui mi scrivo da mesi. Cosa che tutti mi dicono essere la parte più bella. Certo, se non hai le capacità di socializzazione di un posacenere come me…

Primo incontro della giornata ancora in coda, con il mio collega su Geek Pizza Scatolavivace. Ed è subito la prima botta di umanità quando mi dice che a lui i giochi interessano fino ad un certo punto, lui è qui per le persone. Provo a fare tesoro delle sue parole.

I cancelli si aprono, salgo al padiglione 20 che sarà la mia casa per i prossimi giorni e subito incrocio Un Meeple per Due e Volpe Giocosa. Mi faccio coraggio e lancio un saluto. E loro mi conoscono! Che sia vero o che stiano fingendo per carineria, il mio cuore perde un paio di battiti, ma al contempo mi faccio forza. Che tutto la fatica che ci sto mettendo stia venendo finalmente riconosciuta? Provo a convincermi di non essere un millantatore e mi fiondo al primo stand decisamente più carico.

Severton

Unico assaggio della major di quest’anno. E non esattamente perchè puntavo questo, ma perchè da Cranio per Feya c’era una coda che sembrava la Salerno-Reggio Calabria ad Agosto. E l’amica Turno del Viola mi ha tenuto un posticino combattendo con le unghie e con i denti.

Collaborativo in cui muoveremo un gruppo di ragazzini tra le strade di Praga provando a risolvere delle missioni e a non farci corcare di mazzate dal gruppetto rivale che ha dentro personaggi pericolosi come “La Pimpa esce dal gabbio” e “Mio minipony Metadone”. Ci muoveremo su sentieri colorati scartando le carte del colore corretto e se troveremo i cattivoni scatterà la rissa. O l’amabile chiacchierata davanti ad una cioccolata calda, c’è anche questa alternativa.

Il gioco è indubbiamente buono, questa demo mi è sembrata un po’ troppo semplice ma ci stà. Lo giocherei ancora? Si. Lo vorrei in collezione? No. In media stat virtus. Se poi la media è del Draft, meglio.

Nota di colore: mentre giochiamo ci si avvicina un simpatico signore con una copia del fumetto originale del 1939 da cui è tratto il gioco. Sarà l’autore? Un appassionato? Un mitomane? Il compagno di cella della Pimpa? Il mistero resterà con me per sempre.


Saluto in Red Glove per conoscere i miei contatti. Due parole e la magnifica Cornelia mi regala un gioco per i miei bambini. Io barcollo tra il confuso ed il commosso, chiedendomi se stia succedendo davvero.

Click a Tree

Il titolo mi attira come un piatto di sorgo scondito con la scarola, ma l’autore come una carbonara con un buon bicchiere di rosso. Ora cercate di indovinare quale piatto fa veramente parte della mia dieta e quale no e compatitemi.

Tre amici baresi stanno sfogliando il breve regolamento di questo titolo Giochix e mi infilo tra loro, il bello di essere in fiera da solo.

Piazzamento tessere con gestione risorse dalla semplicità incredibile ma dalla grande profondità. Il puzzleista che è in me va in brodo di giuggiole cercando di incastrare l’incastrabile. I ragazzi, che dir gentili è dir poco, continuano a ripetermi che vincerò sicuramente io. Ovviamente non succede. Scopro poi che è un loro rito dire a qualcuno che vincerà per tirargli jella. E mi vien da dirgli quel molto che non gli ho detto prima.

Il retrogusto comunque è quello giusto ed il gioco se ne torna a casa con me. Così come il dubbio se la risorsa marrone sia caffè, carrube, nocciole o chissà cos’altro. E sul perchè questi alberi africani facciano le melanzane…


Tra un biglietto da visita, un saluto a qualche creator ed una presentazione ad un editore finisco dai miei amici di Tambù Games e anche loro decidono che è il caso di riempirmi lo zaino dopo avermi fatto provare

The Chicken Job

Gioco di carte in cui a turno un giocatore divide le carte pescate in mazzetti e gli altri giocatori li scelgono. Questi mazzi possono contenere tesori di grande valore, oggetti utili a fregarli agli altri giocatori ma anche il controllo della Municipale, il cane che ti piscia sulla ruota dell’auto ed il finto sordomuto che ti chiede la firma ed i soldi.

Party game divertente di rivalse e carognate, ma che crea un bellissimo mood attorno al tavolo. Ho apprezzato tantissimo anche le scelte grafiche ma soprattutto la scelta dei nomi dei personaggi che vi lascio qui sotto. Perchè nella vita vorrei senza alcun dubbio essere Saul. D. Money .

Ah, dimenticavo. Potete sfidare a duello gli altri giocatori. Se esce la faccia del pollo avete vinto. Ma se avete perso sapete cosa vi troverete davanti?


Pochi passi più in là e comincia una nuova avventura. E’ bello come in questo micromondo così tante cose stiano in così poco spazio. Come nella borsa della mia compagna…

Mentre stavo arrivando a Bologna in treno ho visto una storia della mitica Boardgamefever che metteva in palio una partita con lei e l’autore Danilo Sabia al suo ultimo prototipo. Per botta del retro del pollo inusitata mi accalappio questo onore e mi siedo al tavolo di

Tatanka

La prima volta che ho visto la cover del gioco ho pensato che sarebbe dovuto essere mio. Sono cresciuto a pane e Tex e diventato grande a fagioli e Magico Vento, per cui le tribù pellerossa ed il tema western sono due amici da tutta la vita. La grazia, la competenza e l’affetto con cui il buon Danilo tratta l’argomento mi lasciano di stucco. Il gioco è quasi un regalo d’amore a questa passione e mi lascia sempre stupefatto vedere questa fiamma dietro alle fredde meccaniche e ai pezzi in cartoncino.

Tribù con poteri asimmetrici, piazzamento lavoratori in cui ogni mossa ha una sua logica. Dal cacciare il bisonte al costruire le pipe per il rito Inipi, dalle razzie di cavalli alla raccolta della legna tutto ha un senso e deve essere incastrato con il giusto timing. Per i più romantici c’è anche la possibilità di far sposare il proprio meeple per aggiungerne uno alla tribù. Facendolo andare nelle Terre Lontane per fare le cosacce Interessantissima la meccanica per cui le risorse ottenute non le prendiamo subito, ma restano sulla plancia e tornato insieme ai nostri meeple che più sono andati lontano, più tempo ci metteranno per il viaggio di ritorno. Tipo tutta la comitiva dei creator siciliani.

C’è ancora qualcosa da limare, soprattutto da un punto di vista grafico, ma sono sicuro che sarà il degno erede di Wendake.

Da non sottovalutare che, mentre siamo al tavolo, vedo anche la capacità di Aky di fare video, foto, contenuti come se fosse la cosa più naturale del mondo. Peccato essermi giocato la sua amicizia. Dopo che ha sbagliato un calcolo e così facendo ha fatto un matrimonio ma non è riuscita a costruire una pipa ho esclamato “Dai, sono il luna di miele, non ha bisogno di farsi una pipa”. Terrificante addirittura per me…


Per i corridoi incontro il mio Sensei Pabis con Meepleordie, altri due che seguo sempre con piacere e ci scambiamo qualche parola. Poi un abbraccio con Gioca che ti Passa, due persone dolcissime che mi fanno senire come se fossimo amici da anni! E adesso come faccio a rivederli tra un anno????

Una parolina a parte per lo stand Distropick. Considero uno dei progetti più vincenti di questa edizione questo stand di piccoli editori uniti. Basta passare per invisibili con il tavolino con il banner! Così tutti questi stupendi sognatori e le loro fantastiche storie si sono presi la copertina. Uno stand vero, vibrante, centrale. E basta vedere l’affluenza per capire che tutti i visitatori l’hanno interpretato così. Bravi tutti per averci ricordato che “L’unione fa la forza”! Anche io, nel mio piccolo, ho deciso che questa sarà la strada da seguire.

Alla Space Otter (anche Dance of Muses è tornato a casa, che meraviglia!) provo

Emozionarium

Da un po’ di tempo io e mio fratello stiamo pensando ad un progetto ludico basato sulle emozioni, per cui provare questo titolo era uno degli impegni fondamentali di questa edizione. Giocare con quel pazzoide dell’autore ha innalzato il livello della partita. Condividere il tavolo con quei geniacci di Enigmos la ciliegina sulla torta.

Interpretando delle situazioni dobbiamo fare capire agli altri giocatori quale emozione ci è capitata. Tutto qui. Tanto semplice quanto riuscito. Il vero gioco non è quello che accade nelle meccaniche, ma come fa sentire tutti quelli che partecipano. Riesce ad essere follemente divertente e ad avere una collocazione quasi didattica.

Provatelo. Resterete anche voi stupefatti di come le emozioni, soprattutto quelle più sfumate, siano personali e non per forza comprensibili dagli altri. Poi certo, se uno deve interpretare ESTASI e tutti la confondiamo con FASTIDIO forse sei un pessimo attore. E se l’unica che riesce a far capire l’emozione sfumata è la bambina al tavolo, forse devi farti anche un esame di coscienza…


Solo a questo punto riesco a ritagliarmi un secondo in panoramica per mangiarmi un panino e bermi una bella birretta presa al Draft. Sono quasi le 17:00 e non mi sono accorto del tempo che passava. Ne approfitto anche per la mia unica uscita dal padiglione 20 in direzione padiglione 16 altresì detto l’area pic-nic. Giusto il tempo di salutare il mio grande amico Tobia Botta che con la Naivina sta facendo faville con i suoi mini card games! Tobia caro, nella fretta non ho fatto neppure una foto. Per fortuna tra i due almeno un professionista con i fiocchi c’è.

Torno dalla sempre splendida Creardo per provare la nuova versione del gioco del mio amico Mirko

Foundation

Sono un fortunato playtester di questo titolo che vedo nella sua quarta versione nell’ultimo anno. Sono anche un appassionato lettore di Asimov. Ed un pessimo giocatore di gestione risorse. Il quadretto perfetto per mettermi alla prova ancora una volta.

Le regole sono cambiate di nuovo, secondo me togliendo alcuni dei twist che rendevano questo gioco unico ma al contempo cementandone le fondamenta. Si sa, ogni game designer mette più che può in un gioco per poi cominciare la difficile e a volte atroce missione del togliere e limare. Anche le nutrizioniste lo fanno, ma questa è un’altra triste storia…

Muoviamoci per la galassia, soddisfiamo contratti commerciali, scopriamo nuove tecnologie. Il tutto con schieramenti asimmetrici, un’interessante declinazione del deck building e bellissime miniature.

Foundation ha un potenziale enorme, ma secondo me deve ancora sbocciare nella sua versione definitiva. Sono sicuro che gli autori ci riusciranno perchè ci mettono tanta passione. E poi lo prevede la PsicoStoria!


Mancano pochi minuti a chiusura e vedo uno dei titoli della mia lista che attende in un tavolo vuoto con uno spiegatore stremato. E dato che sono un’anima gentile mi siedo chiedendo al derelitto una bella partita. In Mancalamaro sono persone migliori di me e mi danno ascolto

Of Soil and Stones

Per rispettare la ciclicità dell’universo, comincio con un collaborativo e finisco con un collaborativo. Che poeta! Che innovatore!

Dobbiamo riuscire a giocare tutte le tessere, costruire il nostro regno e circondarlo completamente da un fossato. Si può salire di livello solo giocando sopra le tile precedentemente piazzate delle altre che abbiano un numero che stia nel range tra quelle che andremo a coprire. Pura matematica che a dieci minuti dalla chiusura e con la mia sveglia diventa un percorso di carboni ardenti su un ponte penzolante sopra uno strapiombo.

Il gioco mi è piaciuto, anche se ho perso miseramente. Ma sti due innamorati non potevano essere un po’ meno drammatici? Addirittura un fossato? Non bastava mandare un gentile biglietto alle famiglie? Sti ragazzi del giorno d’oggi non sanno veramente regolarsi…


Si torna lentamente presso il B&B che ho pagato quanto una Rolls Royce d’oro piena di caviale ripensando ai bei momenti e a tutte le persone con cui ho scambiato due parole, un gadget, una risata. Sono pronto per un hamburger da solo e nanna presto ma… Se sono riuscito a superare le mie paure e le mie insicurezze per tutto il giorno, perchè non farlo ancora una volta?

Scrivo ad un amico che ho incrociato per i padiglioni e la cena di gruppo è servita! E ci provino ancora a dirmi che i giochi di società sono cose inutili…

Se non siete riusciti a venire a Play o vi è rimasta addosso la scimmia per quel gioco che non siete riusciti a provare, Magic Merchant è sempre al vostro servizio!

Da non perdere