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Giochi Atipici – La Danza dei Morti

La Danza dei Morti mi ha conquistata subito per un motivo ben preciso: la grafica. Le illustrazioni sono davvero splendide e i teschietti, insieme ai personaggi, richiamano perfettamente l’atmosfera del Los Días de los Muertos messicano. E poi diciamocelo: per chi ama la Disney, il richiamo a Coco è inevitabile. Secondo voi, io amante della Disney e delle belle illustrazioni potevo resistere? Assolutamente no: infatti l’ho recuperato subito… Ma il gameplay mi avrà convinta allo stesso modo? Scopriamolo insieme…

La Danza dei Morti è edito da Red Cat Games e localizzato in Italia da GateOnGames. È stato creato da Anne-Louise Agnès e Stéphane Villielm, con illustrazioni di Julia Paramonova. Si gioca da 2-6 giocatori, dagli 8 anni in su, e una partita dura circa 15 minuti… anche se, con qualche “pensatore seriale” al tavolo impegnato a calcolare ogni probabilità, può tranquillamente allungarsi un po’.

Dal punto di vista artistico, il gioco è davvero ineccepibile. Julia Paramonova ha fatto un lavoro eccezionale: illustrazioni evocative, colorate e con quello stile cartoon che, ormai lo sapete, adoro vedere nei giochi da tavolo.

La vera pecca, però, sono i materiali. Quando un gioco è composto solo da carte, mi aspetto sempre una certa cura: carte resistenti, magari con finitura telata. Qui, invece, risultano piuttosto leggere e tendono a incurvarsi facilmente. Essendo La danza dei morti un gioco rapido, tuttavia, è probabile fare diverse partite consecutive con conseguente manipolazione continua del mazzo, per questo motivo le bustine protettive diventano quasi obbligatorie.

Un’altra piccola nota “dolente” riguarda l’inserto. Se fosse prevista un’espansione, avrebbe senso lasciare spazio per un secondo mazzo; ma se così non fosse, avrei preferito un alloggiamento più curato e centrato. Visto che il gioco si basa interamente su un mazzo di carte, mi sarebbe piaciuta una cura più completa del prodotto. Certo, qui parla anche la mia anima da collezionista che cerca sempre “la perfezione”, ma capisco benissimo che il gioco punti a un pubblico ampio e quindi cerchi di contenere i costi. Onestamente, se questo aiuta a far conoscere i giochi da tavolo a più persone, chiudo volentieri un occhio.

Il regolamento è semplice, proprio come il gioco. L’unica cosa che può creare un minimo di confusione è la distinzione tra carte “a faccia in su” e “a faccia in giù”, perché non sempre è chiarissimo cosa venga considerato fronte o retro. Il setup, in compenso, è velocissimo: basta disporre le carte a cerchio e la danza può iniziare. Visivamente è molto scenografico, perché sembra davvero che i personaggi stiano danzando in un enorme girotondo.

Ma come si gioca? A ogni turno, il giocatore sceglie una carta dal cerchio e la gira, rivelando gli eventuali teschi presenti: i teschi bianchi daranno punti positivi a fine partita; i teschi neri punti negativi.

Dopo averla rivelata, il giocatore può decidere facoltativamente di applicarne l’effetto. Ogni colore, infatti, possiede un’abilità diversa.

La carta scelta viene poi collocata scoperta davanti al giocatore. A questo punto si controllano le due carte adiacenti a quella appena presa: se entrambe sono dello stesso colore, vengono raccolte dal giocatore. Queste carte aggiuntive, però, non vengono rivelate e restano nascoste agli avversari, che quindi non sapranno quanti teschi contengano. Inoltre, le carte ottenute in questo modo non attivano i loro effetti.

Se, dopo averle rimosse, anche le nuove carte adiacenti risultano dello stesso colore, si prendono a loro volta, creando così un interessante meccanismo a catena.

La partita prosegue fino all’esaurimento del cerchio di carte. A fine partita, ogni giocatore somma i teschi bianchi e sottrae quelli neri: chi ottiene il punteggio più alto vince. Il regolamento consiglia di giocare al meglio di tre round una volta presa familiarità con le regole.

A prima vista potrebbe sembrare un gioco basato solo sulla fortuna, ma in realtà non è così semplice, c’è più strategia di quanto sembri. La carta riepilogativa indica esattamente quanti teschi bianchi e neri sono presenti in ciascun colore, quindi è possibile fare piccoli calcoli delle probabilità sfruttando le informazioni disponibili.

Ogni volta che un avversario rivela una carta, ci sta dando indizi preziosi: sappiamo cosa ha preso, quali carte abbiamo noi, quante carte di quel colore restano in circolazione e possiamo formulare supposizioni sempre più accurate. In due giocatori questo aspetto è ancora più “controllabile”, soprattutto verso il finale. Anche il sistema delle reazioni a catena è più interessante di quanto sembri. Istintivamente si pensa che prendere più carte sia sempre un vantaggio, ma non è affatto detto: si rischia facilmente di accumulare molti teschi neri e liberarsene non sarà semplice. Gli avversari possono infatti spostarci carte dal cerchio, rubarci quelle bianche (che ci permettono di passare agli avversari i punti negativi) o rifilarci carte indesiderate. La cosa bella è che l’approccio cambia nel corso della partita: all’inizio si tende a rischiare di più, mentre nel finale si diventa molto più cauti, perché le ultime carte possono ribaltare completamente il risultato.

L’interazione è sia diretta sia indiretta, dato che manipolare il cerchio significa inevitabilmente influenzare le scelte degli altri giocatori. Inoltre, giocare sempre “sul sicuro” non è necessariamente la strategia migliore: La Danza dei Morti punta molto sul coraggio, spinge a rischiare, e questo rende il tavolo più dinamico. Non è un party game puro, ma è uno di quei giochi che capisci davvero dopo la prima partita. Anche i neofiti riescono a giocarlo senza problemi e spesso ne apprezzano la profondità nascosta sotto la sua semplicità apparente.

Personalmente mi è piaciuto, ma per me soffre un po’ sul fronte della longevità. Alla lunga tende a diventare ripetitivo: la casualità cambia le partite, ma la struttura di base e gli effetti restano sempre gli stessi. Una partitina ogni tanto ci sta benissimo, ma non è uno di quei titoli che intavolerei continuamente. Forse con qualche espansione potrei ripensarci… Detto questo, riconosco che il mio giudizio è influenzato anche dal fatto di avere una collezione molto ampia e poco tempo per giocare: inevitabilmente faccio paragoni con altri giochi che intavolerei più spesso; prendete questa osservazione più come un’impressione personale che come un difetto oggettivo. Voi provatelo e fatemi sapere: anche per voi perde un po’ di mordente nel tempo, oppure diventa il gioco più intavolato dell’estate? Perché, in fondo, sotto l’ombrellone una partita ci starebbe eccome xD

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Sono un’Atipica Nerd appassionata di giochi da tavolo. Lettrice accanita e amante di serie tv. Pensandoci sono una Nerd a tutti gli effetti!