GiocAosta è maggiorenne
Si è conclusa il 10 agosto la diciottesima edizione di GiocAosta, la prima a cui ho partecipato, e vi racconto un po’ di come è andata dal mio punto di vista.
Prima di tutto il setup: sono arrivato ad Aosta, a circa 4 ore da casa mia, verso le 11 di venerdì, un’ora dopo l’apertura e sono rimasto ad Aosta fino a alla chiusura di lunedì alle 18. Ho quindi vissuto praticamente tutto l’evento, partecipando con mia moglie e le mie figlie di 5 e 8 anni. Un dettaglio non secondario, perché la presenza di due bambine, insieme alle temperature decisamente estive, ha inevitabilmente orientato le attività che abbiamo scelto.
GiocAosta e la città di Aosta

Non avevo mai visitato Aosta e GiocAosta è stata l’occasione perfetta per farlo. Una delle particolarità dell’evento è infatti che le attività non si concentrano in uno spazio fieristico, ma si sviluppano nel centro della città, partendo da piazza Chanoux e arrivando in moltissimi luoghi più o meno conosciuti di Aosta.
È una scelta che, con numeri di queste dimensioni, non è affatto scontata. Un padiglione sarebbe probabilmente più semplice da gestire, ma perderebbe buona parte del fascino. Qui invece il gioco entra nella città e la città diventa parte dell’evento. Si gioca in piazza, sotto i portici, al Teatro Romano, in piazza San Francesco, al Chiostro di Sant’Orso, al Centro Saint-Bénin e in molti altri luoghi. Alcune attività arrivano addirittura fino a Pila. È un rapporto con il territorio che non si limita quindi a utilizzare Aosta come semplice contenitore: GiocAosta presenta la propria città ai visitatori attraverso il gioco.
Le cacce al tesoro serali e i Locus, cinque esperienze ludiche distribuite per la città che uniscono enigmi ed esplorazione, sono forse l’esempio più evidente di questa filosofia. Anche se un evento nel pieno centro di una città può spaventare dal punto di vista logistico, almeno per la mia esperienza, la situazione è stata molto più semplice del previsto. È stato sempre abbastanza facile trovare parcheggio a massimo dieci minuti dal centro e muoversi poi a piedi. Le numerose fontane posizionate per l’evento sono state fondamentali, viste le alte temperature. Forse qualche bagno in più avrebbe fatto comodo, ma essendo circondati da bar e locali il problema era comunque facilmente gestibile.
Il legame tra GiocAosta e il territorio si riflette anche nei numeri: secondo i dati forniti dall’organizzazione, il 73% del pubblico è arrivato da fuori Valle e il 98% di questi visitatori è venuto ad Aosta specificamente per l’evento. Il cosiddetto “turismo ludico” non è quindi un effetto collaterale, ma una componente ormai importante della manifestazione.
Quattro giorni, oltre 20 giochi diversi

La mia esperienza è stata guidata da alcuni fattori: ho preferito giochi semplici perché il caldo e il rumore non mi hanno particolarmente invogliato verso titoli complessi inoltre ho sempre cercato di proporre giochi che fossero affrontabili, eventualmente con qualche aiuto, anche dalle mie figlie.
Ho quindi approfittato della sconfinata ludoteca per provare diversi giochi per bambini o per famiglie; tra cui Cookie Box, Paleolino e Splendor Kids, che sono stati tra quelli che ci sono piaciuti di più. Ci è piaciuto molto anche Unlock! Kids, del quale abbiamo affrontato una sola avventura. Per la bambina di 5 anni si è però rivelato probabilmente ancora un po’ troppo complesso, mentre per quella di 8 anni si è dimostrato decisamente più adatto. Ho anche sfruttato GiocAosta per giocare a titoli che, per il numero di partecipanti necessario, è più difficile intavolare in altre occasioni, come Wherewolf e Two Rooms and a Boom. Abbiamo giocato anche a diversi astratti, alcuni in formato gigante, perfetti per una partita veloce tra un’attività e l’altra.
Molto apprezzato dalle mie figlie è stato anche lo spazio dedicato ai cubi di Rubik, dove hanno potuto sperimentare diverse forme varianti del famoso cubo. Una nota di merito va sicuramente all’attività Stracòt di Ludimus, nella quale quattro giocatori devono simulare il lavoro di una cucina. È un’attività che abbiamo fatto per tre giorni di fila, il primo giorno semplicemente non l’avevamo ancora scoperta, e che ci ha fatto sempre molto divertire, anche se siamo rimasti decisamente lontani dai punteggi record.
Le ultime due attività che ho fatto senza la famiglia sono state una sessione serale di D&D e il torneo di Perudo organizzato dalla BIG. Ma dei giochi provati parlerò più nel dettaglio in un articolo dedicato: dopo quattro giorni ho infatti una lista decisamente più lunga di titoli da raccontare.
Le persone incontrate a GiocAosta

Il clima di GiocAosta è probabilmente una delle cose che mi sono piaciute di più dell’evento. Passeggiando tra le vie del centro si incontrano persone con scatole da gioco in mano. Ai tornei, ai tavoli organizzati o semplicemente seduti a giocare capita continuamente di chiacchierare delle proprie passioni con persone altrettanto appassionate. Capita anche qualcosa di ancora più interessante: dei perfetti sconosciuti, dopo due ore trascorse allo stesso tavolo di Wherewolf, possono andarsene insieme raccontandosi a vicenda i programmi per il giorno successivo.
Credo che il segreto del successo di GiocAosta sia proprio questo: i giocatori sono davvero al centro dell’evento. Ci sono i tornei, le anteprime, IdeaG con i suoi prototipi, le attività speciali e una ludoteca enorme… ma alla fine l’evento non sembra costruito per celebrare il gioco in sé: è costruito per mettere le persone nelle condizioni ideali per poter giocare a ciò che vogliono. C’è chi si prenota per provare un prototipo e conosce già centinaia di giochi e chi invece si siede per la prima volta davanti a Carcassonne, e i volontari dedicano la stessa attenzione a entrambi. Questa sensazione è probabilmente uno degli aspetti più difficili da spiegare a chi non è mai stato a GiocAosta. Non è semplicemente una manifestazione dove si può giocare: è una manifestazione nella quale il gioco è il linguaggio comune utile a incontrare le persone, non serve forse proprio a questo il gioco?
I numeri di GiocAosta

A questo punto qualche numero aiuta a capire le dimensioni di quello che ho raccontato. In quattro giorni GiocAosta ha superato le 40.000 presenze attive. La sola ludoteca ha registrato 10.730 prestiti, relativi a 1.657 giochi diversi intavolati durante la manifestazione. Le attività su iscrizione hanno superato le 7.000 presenze, con molti eventi arrivati al tutto esaurito.
Ma il numero che forse rende meglio l’idea delle dimensioni dell’evento è quello relativo al tempo passato a giocare: considerando le sole partite registrate dalla ludoteca, si arriva a 18.116 ore di gioco. Sono circa 755 giorni consecutivi. In quattro giorni.
Anche i dati sul pubblico confermano che non si tratta più di un evento esclusivamente locale: il 73% dei partecipanti è arrivato da fuori Valle d’Aosta, l’80% degli intervistati era già stato a GiocAosta in passato e il 56% dichiara di aver partecipato per tre o quattro giorni. Sono numeri importanti, ma dopo aver passato quattro giorni ad Aosta non sono quelli che mi rimangono più impressi.
Quello che mi rimane è soprattutto l’impressione di una città che, per quattro giorni, ha deciso di giocare.
Quindi, com’è stata GiocAosta?
Nel complesso, un’esperienza che mi è piaciuta e che consiglio. È un evento enorme, ma riesce comunque a mantenere una dimensione molto umana. È gratuito, altro aspetto non scontato visti anche i costi per la realizzazione, è accessibile anche a chi non conosce particolarmente il mondo dei giochi da tavolo e soprattutto permette di costruirsi un’esperienza molto diversa a seconda delle proprie esigenze. Nel mio caso è stata una GiocAosta in famiglia, fatta di giochi per bambini, giochi con molti giocatori e molta curiosità verso le attività che non ho provato. Quattro giorni sono sufficienti per capire perché GiocAosta funziona così bene, non sono sufficienti per vedere tutto. E forse è proprio questo il motivo per cui l’ultima sera ho prenotato per il 2027.
L’appuntamento è già fissato: dal 13 al 16 agosto 2027.


