Giochi Atipici – Casa Dolce Casa
Per chi, come me, è cresciuto a pane e The Sims, o continua a giocarci o è diventato architetto. Perché ammettiamolo: chi nei primi anni 2000 giocava al famoso videogame ha sicuramente passato ore a progettare la casa dei propri sogni, completa di giardino e piscina olimpionica. E oggi perché non continuare a farlo… magari su carta? Casa Dolce Casa ci trasforma in designer d’interni alle prese con progetti sempre diversi. Siete pronti a scoprire se ho superato l’esame di architettura? Scopriamolo insieme…
Casa Dolce Casa è un Flip & Write competitivo per 2-6 giocatori, nato dalla mente di Steffen Hacker dalla durata di circa 30 minuti, edito in Italia da GateOnGames. L’idea è semplice, quanto particolare: ogni giocatore deve arredare una planimetria cercando di soddisfare le richieste del progetto e, soprattutto, riuscendo a far stare più mobili possibile negli spazi a disposizione.

La scatola è compatta e contiene materiali davvero piacevoli: il blocco con le planimetrie, le matitine, i segnalini in cartone spesso, le carte arredamento e un bellissimo quaderno dei progetti. Le carte, tra l’altro, non devono essere mescolate, quindi possiamo stare tranquilli e risparmiare loro inutili sofferenze, ma soprattutto i soldi per le bustine!

Il vero cuore del gioco è proprio il Quaderno dei Progetti, che propone diversi scenari con difficoltà crescente e ambientazioni differenti; possiamo affrontarli in ordine, quasi come una piccola campagna, oppure scegliere semplicemente quello che ci ispira di più: ogni progetto introduce richieste e regole specifiche, quindi il gioco cambia parecchio da uno scenario all’altro.
Il regolamento è abbastanza chiaro, anche se ammetto che si affidata parecchio alle indicazioni presenti nei singoli progetti, soprattutto quando entrano in gioco regole particolari. Quindi all’inizio qualche dubbio ci sarà, ma man che andremo avanti scompariranno.

Il setup è velocissimo: scegliamo lo scenario, prepariamo le carte e i segnalini indicati, distribuiamo un foglio e una matita a ogni giocatore e… possiamo iniziare a progettare.

Ed è qui che arriva la parte più Atipica: per me Casa Dolce Casa è un gioco che ha… poco di gioco xD. Sì, avete capito bene. L’idea di fondo mi piace tantissimo, ma durante la partita ho davvero la sensazione di stare progettando una casa. E per una persona come me, che ama avere tutto sotto controllo, questa cosa può diventare estremamente snervante. Partiamo dalla mia mania di precisione: io uso il righello.

Lo so, voi non lo fareste. Ma come sempre, qui vi racconto la mia esperienza al tavolo xD. A ogni turno i giocatori si alternano nella scelta della stanza e dell’arredamento da affrontare. Le carte mostrano infatti due possibili configurazioni del mobile: possiamo scegliere quella che ci permette di inserirlo meglio nel nostro progetto oppure, perché no, quella che potrebbe mettere in difficoltà l’avversario. Il problema, per me, è che non posso sapere in anticipo cosa arriverà.

Questa cosa manda un po’ in crisi la mia necessità di avere una visione complessiva. Le stanze vengono completate man mano che si procede e, mentre cerco di organizzare lo spazio, non so ancora quali mobili dovrò inserire successivamente. Posso avere un’idea iniziale del mio progetto e ritrovarmi poi a doverla completamente rivedere e io questa cosa la vivo malissimo!
All’inizio delle mie partite, poi, facevo parecchia fatica anche a capire come sfruttare al meglio gli spazi lasciati intorno ai mobili. Ogni arredamento, infatti, non è semplicemente una forma da disegnare: bisogna lasciare i giusti spazi di passaggio, così da permettere di raggiungerlo dalla porta. Dopo qualche partita, però, ho iniziato a capire meglio il meccanismo e a sfruttare proprio questi spazi per incastrare gli arredamenti tra loro; lì il gioco, ai miei occhi, si è trasformato quasi in un Tetris: dovevo cercare il modo migliore per far entrare più elementi possibile, evitando di chiudere i passaggi e compromettere il progetto. Questa è la parte che trovo più interessante, perché quando finalmente inizi a capire come ragionare, riesci a fare molto più di quanto non riuscissi nelle prime partite.
Il problema è che la casualità può comunque arrivare a scombinarti completamente i piani, puoi avere progettato nella tua testa la disposizione perfetta e poi pescare proprio quel mobile che non avevi previsto e che sembra essere arrivato sulla Terra con l’unico scopo di rovinarti il progetto e, attenzione, un mobile posizionato male può compromettere tutta la partita: se non riusciremo a raggiungerlo attraverso un percorso dalla porta o se bloccherà il passaggio verso gli altri mobili, infatti, non otterremo i relativi punti.
A rendere ogni partita diversa pensano i vari progetti, ognuno con richieste, condizioni e bonus differenti. Alcuni li ho trovati abbastanza semplici, mentre altri, personalmente, li ho percepiti come davvero complessi. In alcuni scenari, per esempio, non sono mai riuscita a inserire tutti i mobili richiesti, perdendomi così i punti punti bonus finali.

E arriviamo all’interazione. Purtroppo, per me è davvero minima: sì, possiamo scegliere un arredamento che potrebbe mettere in difficoltà il nostro avversario, magari proponendogli proprio quella forma che sappiamo essere complicata da inserire nel suo progetto, ma non è un’interazione che mi ha dato particolari soddisfazioni. Anzi, spesso ero talmente concentrata sul cercare di non mandare all’aria la mia casa che dell’avversario mi interessava ben poco.
Insomma, Casa Dolce Casa è un gioco che trovo sicuramente carino e con un’idea molto particolare, ma per me che faccio fatica a rinunciare alla visione complessiva del progetto può diventare davvero stressante e per me il gioco è soprattutto relax e divertimento. Sono sicura, però, che ai miei amici architetti potrebbe piacere tantissimo, se amate progettare, ottimizzare gli spazi e soprattutto non avete paura degli imprevisti, potreste aver trovato il gioco perfetto per voi. Io invece ammetto, con il cuore a pezzi, che dopo aver progettato centinaia di case su The Sims, questa volta la scintilla non è scattata. Torno al mio PC. I fogli di carta, questa volta, li lascio ai veri architetti!
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