Raccontami una storia di Mari e mostri: parte seconda

Continua il gioco con i blogger, vlogger e persone che scrivono di giochi. Ecco la seconda parte della storia basata su Raccontami una storia di Gabriele Mari.

Nella puntata precedente… cliccate qui per leggere la prima parte del racconto.

Il gioco continua, leggete i racconti proposti qui sotto e votate cliccando qui o nel modulo che trovate a fine pagina. Avete tempo fino a venerdì 9/12/2016 alle 23.59!

Fortunatamente il nostro eroe incontrò un PERSONAGGIO CARATTERISTICA [Il personaggio può essere sia maschio che femmina, singolare o plurale; potete anche deciderne il nome e dare spiegazioni sulla caratteristica.] Insieme si incamminarono verso un LUOGO. Ma a un certo punto la guida si ricordò delle voci sul mostro e, per paura che li potesse AZIONE, decise di non proseguire oltre. Il nostro eroe, rimasto nuovamente solo, si sentiva un po’ [molto, poco, per niente, decidete voi il grado] CARATTERISTICA, ma decise di procedere da solo. Durante il suo cammino si imbattè in un OGGETTO che attirò la sua attenzione. Ma proprio mentre lo stava esaminando si rese conto, troppo tardi, che era una trappola!

Caratteristiche: Puzzolente, Zoppo, Viscido, Eccitato, Paranoico [specificare il tipo di paranoia manifestata] Ubriaco, Spaventoso/Spaventato, Petaloso

Personaggi: Cacciatore, Licantropo, Prostituta, Una celebrità [attore o cantante, maschio o femmina, italiano o straniero, possibilmente attuale

Luoghi: Cimitero, Laboratorio [di che tipo?], Parcheggio, Multisala

Oggetti: Fune, Gabbia, Scatolone [enorme, volendo potete inventare cosa c’è scritto o stampato sui lati], Auto con i vetri appannati

Azioni: Mordere, Maledire, Accarezzare, Trasformare [in che cosa?]

Racconto 1

Fortunatamente il nostro eroe incontrò un nutrito gruppo di licantropi ubriachi: “Che fortuna! È sempre divertente passare una serata coi licantropi, i loro buffi Kilt attraggono sempre l’attenzione” pensò, “Farò la strada in piacevole compagnia e con un po’ di fortuna troveremo la strada sorseggiando una bottiglia di idromele!” Insieme si incamminarono per quella che erano convinti fosse la strada verso il villaggio, in realtà portava verso un cimitero. Ma a un certo punto, quello col kilt più lungo, ovvero il capo dei licantropi, si ricordò delle voci sul mostro e, per paura che li potesse trasformare in umani, decise di non proseguire oltre. Il nostro eroe, rimasto nuovamente solo, si sentiva un po’ ubriaco, “quell’idromele.. che buono che era!”, ma decise di procedere da solo. Durante il suo cammino si imbatté in una gabbia, a bordo del sentiero, che attirò la sua attenzione. Ma proprio mentre lo stava esaminando si rese conto, troppo tardi, che era una trappola!

Racconto 2

Fortunatamente il nostro eroe incontrò Richard Benson eccitato per la perdita dell’ultimo dente.

Insieme si incamminarono verso un laboratorio di depilazione interna. Ma ad un certo punto la guida si ricordò delle voci sul mostro e, per paura che li potesse trasformare in Vanna Marchi, decise di non proseguire oltre.

Il nostro eroe, rimasto nuovamente solo, si sentiva molto puzzolente probabilmente perché ne aveva pestata una, ma decise di proseguire da solo.

Durante il suo cammino si imbatté in un enorme scatolone con su scritto “It’s a trap!”. Ma proprio mentre lo stava esaminando si rese conto, troppo tardi, che era una trappola!

Racconto 3

Fortunatamente Gabriele incontrò l’avvocato Bellane, suo vecchio compagno d’università e appassionato di game design. Sembrava euforico, quasi alticcio. “Sto lavorando a un nuovo prototipo che rivoluzionerà i giochi da tavolo” gli disse. Insieme si incamminarono verso un multisala, che faceva anche servizio bar, ed era uno dei pochi locali aperti a quell’ora. Ma a un certo punto si ricordò delle voci sul mostro e decise di non proseguire. Gabriele, si sentiva un po’ paranoico a dubitare anche delle persone a lui vicine, ma preferì non coinvolgere altri nelle sue ossessioni. Durante il suo cammino si imbattè in uno scatolone umido che attirò la sua attenzione. Ma proprio mentre lo stava esaminando sentì un rumore alle sue spalle, e capì di essere finito in una trappola!

Racconto 4

Mentre cercava di raccapezzarsi, si accorse che la pioggia aveva lasciato il posto ad una ancor più fastidiosa ed umida nebbiolina. Circondato dalla bruma che si faceva di minuto in minuto sempre più fitta, Gabriele scorse una sagoma che, ondeggiando, stava dirigendosi verso di lui. Pfiu, con un sospiro di sollievo riconobbe Pier Piero, il cacciatore zoppo che abitava in una vecchia cascina nei dintorni. Dopo essersi salutati, Gabriele spiegò imbarazzato a Pier Piero di essersi perso mentre stava cercando di raggiungere il paese.

“Maledetta nebbia” imprecò il cacciatore. “Niente paura, ti accompagno io al parcheggio degli autobus, è poco distante da qui”, proseguì Pier Piero.

Ma dopo pochi passi la guida di Gabriele, improvvisamente, si ricordò delle voci sul mostro che frequentava la campagna e, per paura che la creatura li potesse trasformare nel suo spuntino serale, decise frettolosamente di non proseguire oltre, abbandonando Gabriele al suo destino.

Valli a capire ‘sti villici!

Fortunatamente, prima di zoppicare verso casa, gli aveva indicato la direzione per raggiungere il parcheggio. Il nostro eroe, rimasto nuovamente solo, si sentiva un po’ spaventato; se anche Pier Piero aveva tanta paura del mostro, forse forse non era così improbabile incontrarlo in una serata del genere. Ma Gabriele aveva con sé il suo libro portafortuna, così si fece coraggio e decise di procedere da solo. Dopotutto c’era Francesco che lo stava aspettando in paese, non poteva deluderlo. Durante il suo cammino, nonostante la nebbia fitta, notò al margine della stradina che stava percorrendo qualcosa che sembrava essere una grossa fune grigiastra arrotolata. A Gabriele pareva quasi che un’estremità della grossa fune stesse lentamente scivolando giù dal bordo della stradina. Si avvicinò incuriosito, ma proprio mentre la stava esaminando si rese conto, troppo tardi, che era una trappola!

Racconto 5

Gabriele sentiva ormai di star girando a vuoto da molto tempo, ma fortunatamente il nostro eroe incontrò Cody – almeno così si faceva chiamare – un tipo strano che girava nei dintorni e che si spacciava per cacciatore di misteri. Nessuno sapeva nulla di lui, nemmeno dove abitasse o se avesse veramente una casa all’infuori di quei boschi, ma dato l’incedere guardingo e il respiro corto, era ovvio che in quel momento si sentiva spaventato da qualcosa.
L’uomo, alla vista di Gabriele, smise per un secondo di guardarsi nervosamente intorno e, sorpreso di trovare una qualunque persona in quel posto, lo fissò con occhi sbarrati di meraviglia.
“Non puoi girare qui da solo” esordì, “lui ti vede!”. Si osservò nuovamente dietro alle spalle e poi, come se avesse avuto un’illuminazione, proseguì: “Devi venire con me”.
Senza nemmeno poter replicare, Gabriele si sentì abbrancare il braccio e condurre rapidamente verso l’altro versante della collina. Man mano che proseguivano, il sentiero di terra battuta si fece sempre più largo e regolare. Rimanendo in silenzio, Cody si fermò un attimo e sembrò prendere una decisione. Insieme si incamminarono dunque verso il parcheggio che si allargava sul retro del centro commerciale, ideale linea di frontiera del paese confinante.
Ma a un certo punto la guida si ricordò delle voci sul mostro e, per paura che li potesse accarezzare, decise di non proseguire oltre. “Cavolo! Qui è passata la bestia! Ha certamente sedotto qualcuno e se l’è portato lontano! Non lo senti il profumo?” Il detective, spaesato dall’ennesima stramba uscita del suo cicerone, rimase visibilmente interdetto. Non sentiva nessun odore sfiorargli le narici, ma neanche il tempo di replicare, che Cody si era già allontanato da lì, lasciando dietro di se soltanto il fruscio di alcune foglie agitate.
Il nostro eroe, rimasto nuovamente solo, ora si sentiva decisamente in paranoia: era convinto che ogni piccolo rumore fosse causato da nugoli di maniaci che lo seguivano in silenzio e aveva cominciato a guardarsi intorno come Cody, ma tuttavia decise di procedere da solo verso il piano asfaltato punteggiato delle poche macchine rimaste qua e là. Durante il suo cammino si imbatté in un’auto con i vetri appannati che attirò la sua attenzione. Era l’unica con le luci accese e in più era vecchia, molto vecchia, pareva uscita da un’altra epoca! Si avvicinò per osservarla meglio, ma proprio mentre la stava esaminando si rese conto, troppo tardi, che era una trappola!

Racconto 6

Fortunatamente il nostro eroe incontrò Lombroso il Cacciatore Petaloso Insieme si incamminarono verso un Multisala. Ma a un certo punto la guida si ricordò delle voci sul mostro e, per paura che li potesse trasformare in Cosplayer, decise di non proseguire oltre. Il nostro eroe, rimasto nuovamente solo, si sentiva un po’ viscido, ma decise di procedere da solo. Durante il suo cammino si imbatté in un’auto coi vetri appannati che attirò la sua attenzione. Ma proprio mentre la stava esaminando si rese conto, troppo tardi, che era una trappola!

Racconto 7

Fortunatamente il nostro eroe incontrò una eccitata contadina che faceva la stessa strada portando a mano una vecchia e pesante bicicletta. In una notte così scura un sorriso un po’ di sano entusiasmo era esattamente ciò che serviva per rallegrare gli animi. Così il detective contraccambiò volentieri il caloroso saluto e i 2 cominciarono a parlare camminando nella stessa direzione. Parlarono del più e del meno… ma lui era certo che il suo fiuto di detective non si stava sbagliando: quella giovane ragazza sapeva qualcosa del mostro. Lei, avvicinandosi a una vecchia chiesetta di campagna, lo salutò dicendo che avrebbe proseguito verso la chiesa da sola, Ma lui prontamente trovò una scusa per accompagnarla… Lei accettò senza fare alcuna obiezione. Insieme si incamminarono sul retro della chiesa, dove era locato il cimitero. Il detective era sempre più convinto che avrebbe trovato importanti indizi, ma proprio sulla porta soccchiusa, la contadina si ricordò delle voci sul mostro e, per paura che li potesse accarezzare con il suo tocco mortale, decise di non proseguire oltre. Il nostro eroe, rimasto nuovamente solo, si sentiva un po’ impaurito, ma decise comunque di procedere. Era convinto che la giovane non fosse affatto spaventata ma che avesse trovato quella scusa per abbandonare la compagnia. Durante il suo cammino si imbatté in una fune che attirò la sua attenzione. Ma proprio mentre lo stava esaminando si rese conto, troppo tardi, che era una trappola! Si ricordò improvvisamente che aveva già visto funi come quelle: erano nascoste sotto un telo dentro il cestello della bicicletta della contadina… si pose una domanda che divenne immediatamente un brivido di terrore che lo paralizzò: Perché quando l’aveva incontrata la contadina stava andando a piedi pur avendo una bicicletta funzionante? Altri dubbi inquietanti emersero: Era forse lì soltanto per incontrare lui? La bicicletta sarebbe servita poi per scappare in fretta? Cosi ci faceva di solito con quelle corde all’interno del cimitero? Perché era così sovraeccitata quando l’aveva incontrata?

Racconto 8

Gabriele non si ritrovava più e hai voglia tu a cercarti quando hai bevuto più di Giacomo Danieli, in arte Jack Daniel’s, il suo vicino di casa che produceva whisky di contrabbando. Fortunatamente però il nostro eroe incontrò una prostituta petalosa. Era così petalosa che l’investigatore-che-non-si-chiamava-perché-lo-chiamavano-gli-altri non sapeva più che fare. Quella parola non la conosceva, nessuno dei Treccani del noto dizionario riusciva ad aiutarlo. Pensò si riferisse al petto prosperoso della donna e così decise di seguire il suo sesto senso, se così possiamo chiamarlo. Si incamminò con la prostituta verso un laboratorio analisi dove ti facevano il test dell’HIV gratis e ti davano pure i cornetti con la marmellata. Dopo la sbornia gli era venuta fame. «Romantico come primo incontro», disse la donna. Era la prima volta che parlava e l’investigatore-che-non…, Gabriele insomma, si accorse di una voce profonda, baritonale, da cavernicolo. Ma non era il momento di indagare. A un certo punto infatti la guida si ricordò delle voci sul mostro e, per paura che quell’orrore li potesse accarezzare ancora una volta, decise di non proseguire oltre. «Addio Gabriele», disse la donna con uno strano rigonfiamento sotto la gonna. Il nostro eroe, rimasto nuovamente solo, si sentiva molto eccitato, ma decise di procedere in solitudine. Aveva iniziato a supporre cosa significasse la parola petaloso ma poi, quando scoprì che la donna si chiamava Joao il Martello di Arkham ne ebbe conferma. Altro che peti e petali, qui si parla di pendenti e pendagli. Decise di non pensarci e di andare avanti, il mostro incombeva con tutta la sua carica di carezze inespresse, ma durante il suo cammino Gabriele si imbattè in uno scatolone che attirò la sua attenzione. Su un lato c’era scritto «Giocattolini petalosi». Aveva paura, pensava sempre a Joao, e proprio mentre lo stava esaminando si rese conto, troppo tardi, che era una trappola!

Racconto 9

Fortunatamente il nostro eroe incontrò un Cacciatore in completo assetto da “sono fuori da questa mattina e non ho preso niente” e dal puzzo inconfondibile di “ogni preda che ho inseguito, fino a che le gambe mi hanno retto, è riuscita a seminarmi”. Chiaramente l’atteggiamento era però spavaldo e come se fosse in grado di battere la dea Diana in una qualunque battuta di caccia. Tanto che allo scorgere il nostro Gabriele, l’apostrofò subito con un cordiale “Ohilà! Ci siamo persi eh? Pfff Se non riesci a seguire una strada, figurarsi una traccia!”

Gabriele decise di presentarsi senza tanti preamboli, giusto per recuperare il nome di Marino e associarlo alla voglia, che gli era istantaneamente salita, di picchiare qualcuno, e lasciò che il cacciatore lo accompagnasse fino in paese.

Insieme si incamminarono verso un parcheggio non molto distante, a detta di Marino, per recuperare l’auto e fare il resto del percorso in comodità e soprattutto all’asciutto visto la quantità di acqua che continuava imperterrita a cadere. Ma a un certo punto la guida si ricordò delle voci sul mostro e, per paura che li potesse trasformare in lacrime versate dai rispettivi famigliari, dopo la scomparsa improvvisa, decise di non proseguire oltre. La sua bocca disse che aveva sentito un rumore di un animale molto interessante da cacciare, ma i suoi occhi tradivano la speranza che il Mostro si potesse accanire su Gabriele mentre lui se la sarebbe svignata.

Il nostro eroe, rimasto nuovamente solo, non si sentiva per nulla spaventato, anche se forse avrebbe sperato di avere un compagno di bevute, seppur antipatico come avrebbe potuto essere Marino, ma decise di procedere ugualmente. Durante il suo cammino si imbatté in uno scatolone piccolissimo che attirò la sua attenzione. In sostanza era identico ad un qualsiasi scatolone di dimensioni normali, completo di nastro per chiudere, timbri di spedizione, indirizzo mittente, sigilli di plastica, solo che era adatto a contenere un libro per uno gnomo!

Ma proprio mentre lo stava esaminando si rese conto, troppo tardi, che era una trappola!

Racconto 10

Fortunatamente, visto il senso di inquietudine che stava crescendo dentro di lui, Gabriele riuscì a vedere una lontana figura, probabilmente futura fonte di informazioni per capire come ritrovare la strada. Sarà stata la cortina di pioggia o la vista ormai consumata dalle letture a luce soffusa, ma riuscì e capire solo all’ultimo che quella figura era in realtà una prostituta. La riconobbe dall’abbigliamento appariscente e il trucco quasi circense, ma lo sguardo di lei serpeggiava come alla ricerca di una mosca immaginaria, rendendo palese il fatto che si trovasse in uno stato confusionale o quantomeno paranoico. Gabriele le si avvicinò con fare paterno, cercando di tranquillizzarla e di capire perché la poveretta continuasse ad indicare una direzione. Insieme si incamminarono sotto una pioggia che ormai aveva cominciato a schiaffeggiare i loro volti, rendendoli gelidi e arrossati al tempo stesso. Non riusciva a capire bene il senso delle parole della donna, ormai ridotto ad uno strascicante balbettio, ma non poteva di certo abbandonarla lì, anche perché il suo telefono non sembrava ricevere alcun segnale. Si incamminarono verso quello che in lontananza sembrava un parcheggio. Gabriele lo conosceva e provò un senso di imbarazzo, ricordandosi quante volte aveva usufruito dei servizi di signorine come lei in quello stesso posto.

Improvvisamente lei si fermò, pietrificata. Cominciò a gridare qualcosa riguardo ad una trasformazione e ad indietreggiare velocemente, tanto che inciampando ruppe il tacco di una delle sue scarpe laccate di rosso e di sporco. Barcollando e urlando in un raptus inspiegabile, si dileguò nella pioggia come un ragno ferito, lasciando l’attonito Gabriele solo come un parafulmine nella pioggia.

Rimasto nuovamente solo, si incamminò fino al parcheggio. Ormai la sua curiosità era stata stuzzicata e andava saziata. Si sentiva spaventato ma al tempo stesso euforico, quel mix di sensazioni che in fondo l’avevano spinto a diventare detective.

Sola, come lui in mezzo alla pioggia, gli si stagliò davanti un’automobile con i vetri appannati, una di quelle carriole sopravvissute agli anni ’80. Fu quando cercò di scrutare attraverso il vapore acqueo che si rese conto di essere caduto in una trappola.

Racconto 11

Fortunatamente il nostro eroe incontrò un Licantropo molto eccitato: si chiamava Donald, ed era uno spirito estremamente agonistico; nonappena ebbe sentito del mostro, infatti, fu preso da un irrefrenabile desiderio di misurarsi a duello con esso. E vincere. Insieme Gabriele e Donald si incamminarono verso un Laboratorio di ricerca, dove il licantropo stava studiando una formula chimica per indebolire il suo avversario, al punto da poterlo abbattere nonostante la sua normale superiorità. Come dicevano i saggi cinesi, siediti lungo il fiume e aspetta passare il cadavere del tuo nemico… Ma a un certo punto Donald si ricordò di alcune voci sul mostro e, per paura che li potesse trasformare in dei Poracci, decise di non proseguire oltre. Il nostro eroe, rimasto nuovamente solo, si sentiva molto spaventato (come avrebbe potuto pledgiare tantissimi giochi senza soldi?), ma decise di proseguire lo stesso. Durante il suo cammino si imbattè in uno Scatolone che attirò la sua attenzione, abbandonato nel sottobosco. Anzi era un vero e proprio gruppo di scatole squadrate, di grande volume, con i fianchi decorati da tondeggianti loghi di Cool Mini or Not. Era palesemente una trappola… Eppure, Gabriele si avvicinò per esaminarne il contenuto; e infatti, come con ogni kickstarter degno di questo nome, si rese conto troppo tardi che fosse una sofisticatissima trappola! Ma allora perché ci si era avvicinato?

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