L’intervista – Paolo Mori e Pandemic: La caduta di Roma

L’annuncio del prossimo Pandemic ci porta a Roma grazie a Paolo Mori, che ha raccolto l’invito di Matt Leacock a realizzare Pandemic: La caduta di Roma.

Visto il nome di Paolo Mori su Boardgamegeek accanto quello di Matt Leacok, mi si sono illuminati gli occhi. Conosco Paolo da un po’ di tempo, ci siamo incontrati a IDEAG ed è persona sempre molto disponibile. Dopo aver mandato il link alla pagina di BGG su WhatsApp a un sacco di contatti, esaltatissimo per questa notizia, ho scritto al buon Paolo, ed ecco cosa ne è uscito.

Ciao Paolo, benvenuto su Geek.pizza. Gli addetti ai lavori ti conoscono bene grazie a IDEAG, i giocatori per via di giochi come Libertalia o Dogs of War, ma ti vuoi presentare in due righe?

Più o meno hai detto tutto quello che può interessare ai lettori, credo. Faccio giochi da tavolo da circa una dozzina d’anni, ed è più o meno dallo stesso tempo che mi interesso alla scena italiana degli autori di giochi creando occasioni di condivisione, con la community inventoridigiochi.it e supportando Walter Obert nell’organizzazione di IDEAG, l’incontro nazionale degli autori di giochi. Sempre con questo spirito, in questo ultimo periodo stiamo cercando di portare avanti la realtà di SAZ Italia, il ramo italiano dell’associazione internazionale dei game designer.

Qualche settimana fa sul gruppo Facebook IDG – Inventori di giochi, un tale chiedeva se fosse possibile realizzare un’espansione per un gioco non tuo, tu sei andato un po’ oltre, il tuo è addirittura uno spinoff di uno dei giochi più celebri al mondo: Pandemic di Matt Leacock.

Come ti è venuta l’idea? E chi hai contattato per primo? Leacock o Z-Man?

Incredibile a dirsi… ma è stato il contrario. È stato proprio Matt Leacock, a inizio giugno dello scorso anno, a contattarmi per propormi di sviluppare assieme uno ‘spin off’  di Pandemic. Spiegandomi il perché di questa proposta: era ormai tradizione consolidata, in occasione delle Pandemic Survival Series (la finale del campionato mondiale di Pandemic), creare appunto uno spin off in edizione limitata ambientato nella nazione ospitante delle finali, con un co-autore di quel paese. Così nel 2016 è nato Pandemic Iberia sviluppato assieme allo spagnolo  Jesus Torre Castro; nel 2017 Rising Tide, assieme all’olandese Jeroen Doumen, e nel 2018… le finali si sarebbero tenute in Italia. Inutile dire che mi sono sentito onoratissimo di ricevere una proposta di questo tipo, anche se la mia risposta è stata molto franca: non ero un giocatore assiduo di Pandemic e avevo provato pochissimo della serie oltre al base. Per fortuna Matt ha ritenuto che questo non fosse un ostacolo, e così abbiamo cominciato a lavorare assieme.

Immagino abbiate usato Tabletop Simulator o Tabletopia, è così?

No. A dire il vero, non abbiamo mai provato il gioco assieme, né in compresenza né in forma digitale. Semplicemente, non ci è nemmeno mai venuto in mente. Il lavoro di sviluppo è stato a tappe forzate e Leacock è veramente un mostro per questo tipo di cose, se possibile all’opposto dello spettro rispetto al mio metodo di lavoro (che purtroppo è in realtà piuttosto una mancanza di metodo). Tanto per dire: dopo un anno di sviluppo siamo arrivati alla versione 24 del kit di playtest, e a un ‘design journal’ (il diario condiviso su cui appuntavamo varie proposte di regole e modifiche) di 118 pagine. I playtest però venivano sempre condotti separatamente da me e da Matt, che relazionavamo regolarmente sui risultati. È stata un’esperienza nuova e molto bella, a tratti naturalmente anche faticosa, che credo abbia dato i suoi frutti e mi ha anche insegnato tante cose.

Su BGG si parla già di “instabuy” nel thread nato appena dopo l’annuncio del gioco. Ti vedo un po’ come J.J. Abrams o Rian Johnson quando hanno accettato di dirigere un film di Star Wars: è più l’entusiasmo o il timore, quando si realizza un gioco di una saga così popolare?

Il paragone naturalmente mi pare un po’ forzato, ma qualcosa di vero c’è: sicuramente lavorare su un franchise così importante è stata una sfida nuova anche dal punto di vista delle scelte di design: doveva avere abbastanza elementi in comune con i predecessori da potere essere riconosciuto come Pandemic, ma anche abbastanza originale da dare un motivo ai giocatori per essere giocato e acquistato, al di là del puro collezionismo. Sicuramente in tutto questo avere lavorato dall’inizio assieme al creatore originale ha reso le cose molto più facili, perché era una sorta di garante sulle scelte effettuate. E più di una volta mi è capitato di proporre alcuni twist che mi sembravano interessanti, solo per sentirmi rispondere “Questo è già stato fatto in Iberia”, o “Questo lo stiamo facendo per la seconda stagione di Legacy”. Ouch!

Sicuramente non puoi anticipare molto, ma una cosa te la chiedo lo stesso. Sulla descrizione di BGG ho letto 1-5 giocatori. Siamo abituati a un gioco base 2-4, poi abbiamo visto Iberia e Rising Tide per 2-5 giocatori, ma è la prima volta che vediamo la modalità solitaria. Ci puoi dire cosa ha di differente rispetto ai capitoli precedenti che, volendo, si possono comunque giocare anche da soli?

In tutte le edizioni speciali legate alle Survival Series sono presenti due o tre “challenge”, varianti per il gioco che permettono di aggiungere qualche difficoltà o di giocarlo in maniera un po’ diversa. Uno di questi – che se non ricordo male ho proposto io – è proprio quello di poter giocare Fall of Rome in solitario. Brevissimamente, il giocatore muove tre pedoni sulla mappa, cambiando pezzo da muovere al termine di ogni turno. Per compiere le azioni ha però una sola mano di carte, più un ‘plateau’ di carte nella sua area di gioco con cui può scambiare carte durante la partita in determinate condizioni. Sono piuttosto soddisfatto di come funzioni questa variante… anche perché mi pare che la possibilità di giocare in solitario sia oggi anche un valore aggiunto nei giochi da tavolo, specie quelli che nascono come cooperativi.

Si parlava di te e di una nota azienda che fa giochi di miniature, l’anno scorso, ma cosa ha in mente per il futuro Paolo Mori?

Continuare a fare giochi. Magari qualcuno di più e magari qualcuno più bello. È vero, negli anni passati sono stato molto vicino ad accettare una proposta di lavoro per una casa editrice, e in qualche modo sarebbe stato un sogno divenuto realtà. Ma la verità è che in fondo all’anima mi sento un autore indipendente e mi piace fare i giochi che mi vengono in mente, mentre partire dalle richieste mi è – ahimé – sempre risultato un po’ più faticoso. Per intenderci: ora nella borsa dei proto ho un dexterity, un party game dove si disegna, un gioco con degli stecchini, un solitario pacifista, un roll and write, un gioco di calcio… Onestamente non so quanti di questi giochi potrebbero vedere la pubblicazione, ma crearli mi ha divertito e ho sempre un po’ paura che da ‘prezzolato’ (ruolo che in realtà invidio comunque molto negli amici che riescono a rivestirlo) non riuscirei ad avere questa libertà.

Ultima domanda, a questa non sfugge nessuno: l’annuncio è uscito, ora puoi dirlo a tutti… che pizza scegli per festeggiare?

Beh dai, oggi casca a fagiuolo una bella Romana! Buon appetito a tutti.


Trovate maggiori informazioni su Pandemic: La caduta di Roma nell’annuncio di Asmodee Italia, per comprarlo su MagicMerchant.it, invece, dovrete attendere l’uscita del gioco.

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