La trilogia di Matrix può dirci come finirà Star wars?

Alcune curiose similitudini tra i film con Keanu Reeves e la trilogia sequel di Star Wars possono farci ipotizzare il finale della saga degli Skywalker?

Nel pantheon delle saghe cinematografiche la trilogia di film ideati e diretti dai fratelli (ora sorelle) Wachowsky nei primi anni duemila occupa senz’altro un posto di rilievo, non solo per aver lanciato (o rilanciato) il genere cyberpunk al cinema, non solo per essere, come spesso accade alle saghe totalmente autoriali, un vero crogiuolo di citazioni ed ispirazioni (Ghost in the Shell, tanto per dirne una), ma anche per aver influenzato, con il proprio stile, moltissimi film ad essa successivi (e non solo, anche videogiochi, basti pensare al celeberrimo bullet time in Max Payne), al punto che, se dopo il 2000 nel tuo film d’azione non c’era almeno un rallenty o una scena di combattimento kung fu non eri nessuno (riguardatevi quel piccolo capolavoro del trash che è il Patto dei Lupi per capire di cosa sto parlando).

La storia la conosciamo praticamente tutti: l’umanità è stata soggiogata dalle Macchine, intelligenze artificiali che sfruttano gli umani come batterie per alimentarsi e al contempo per tenerli in vita li mantengono collegati ad una immane neuro-simulazione interattiva denominata appunto Matrix. Senza scendere troppo nel dettaglio impariamo che esiste una resistenza umana scollegata dalla matrice, alla affannosa ricerca di un eletto che possieda la capacità di piegare a suo vantaggio le regole di Matrix, rendendo sostanzialmente vano il potere che le macchine hanno sugli umani e di fatto vincendo la guerra.

Ma cosa ha a che fare tutto questo con Star Wars? In questi giorni, complice una fastidiosa malattia, ho avuto tempo e modo di fare un rewatch della trilogia di Matrix e mentre la guardavo una vocina dentro di me continuava a dire: questo mi ricorda qualcosa… Ora, le connessioni tra le due saghe, anche se non si direbbe, sono molteplici, a partire dalla figura dell’eletto tanto cara alla narrativa di fiera estrazione campbelliana: l’eroe dai mille volti di Vogel inserito poi nel ben noto contesto ciclico definito da Campbell e fatto proprio da Lucas. Ma guardando la trilogia e ricordando i primi due sequel di SW mi sono reso conto che le similitudini si spingono ben oltre.

Analizziamo i fatti: abbiamo una Rey/Thomas Anderson, che vive in un presente solitario e “desertico”, una specie di prigionia senza prigione, che “…non ha sbarre, né mura, né odore”. Lei è lì perché aspetta qualcosa o qualcuno, perché ha un chiodo fisso che non la fa stare tranquilla, una domanda/potere latente in lei. Sa qualcosa ma non ha idea di cosa sia quello che sa. Per un caso fortuito incontra un bianconiglio che la fa uscire da questa prigionia, e sale a bordo di una astronave dove incontra un suo primo mentore, Han/Morpheus, scoprendo al contempo “il mondo vero”, cioè quello al di là del suo piccolo mondo. Fila abbastanza bene, non è vero? Certo, occorre forzare un po’ di concetti ma la struttura della storia è sorprendentemente simile. E non finisce qui:

Abbiamo dall’altro lato un Ben/Smith, un agente del sistema oppressivo che vuole controllare la galassia/Matrix, che cova in cuor suo il desiderio di spezzare il giogo della sua “programmazione” e diventare qualcosa di più di un semplice sicario…o apprendista. Lo scontro con Rey/Anderson è inevitabile, ma proprio quando quest’ultima sembra soccombere, si convince di aver capito quale sia il suo posto nel sistema, abbraccia la sua natura di eletto, e sconfigge Ben/Smith.

Nel frattempo la guerra tra le due fazioni monta, aumenta di scala. Rey/Neo, ora consapevole del suo potere ma non convinta del suo scopo, deve raggiungere il punto di origine di tutto, il mainframe, per compiere il suo destino. Giunta la scopre, dalle parole di un Luke/Architetto, che ella non è altro che l’ennesimo sistema di controllo, che altri eletti prima di lei hanno seguito la sua strada e che quello che ha in mente di fare non funzionerà, poiché ora Ben/Smith è divenuto una anomalia. Dopo il loro ultimo scontro egli ha come assorbito parte del suo potere, ed ora è il suo negativo. Lo stesso redivivo Ben/Smith cerca di assorbire Rey/Neo (curiosamente al termine proprio di un celebre scontro di gruppo) ma fallisce. Ben/Smith dilaga quindi, elimina la guida centrale (Snoke ha qualche similitudine con l’Oracolo, dato che vede il futuro, sebbene quest’ultima sia un personaggio positivo), rompe le catene e si impossessa della galassia/Matrix. La fazione malvagia sconfigge quella che definiremo del Bene ed è ad un passo dal cancellarla.

Ed ora? Sarebbe ovviamente molto azzardato ritenere Matrix Revolutions una specie di guida a come sarà Episodio IX, ma è anche vero che la serie di coincidenze è abbastanza singolare. Tralasciando quindi le questioni di contorno legate alla guerra, analizziamo solo l’epilogo della vicenda tra Neo e Smith: alla fine di Matrix Smith, che ormai ha fatto suo il mondo intero, sconfigge Neo, durante il confronto finale. E’ ad un passo dalla vittoria quando le macchine, che avevano pattuito una tregua con Neo a patto che lui distruggesse Smith, intervengono attraverso di lui, usandolo come ponte, per spazzare via Smith stesso. Neo dunque alla fine adempie al suo destino di eletto, sacrificandosi per il bene dell’umanità e ponendo fine alla guerra.

Ora, pensateci: giungiamo allo scontro finale tra Rey e Ben, che sono l’una il negativo dell’altro. Connessi, certo, ma perché due facce della stessa medaglia. Ben vince, ma nel momento del trionfo, Rey, sacrificando se stessa, compie il suo destino: ecco qual è il suo posto, ecco qual è il suo scopo, essere lì in quel momento per vibrare il colpo fatale che porrà fine secoli di rivalità, di guerra, di sofferenza. Perché, pensiamoci un secondo: a cosa è legato il perenne squilibrio che la Forza subisce ciclicamente nella galassia? Alla sopravvivenza dei suoi fruitori: Anakin sopravvive alla sua ordalia ardente, diventa Vader e ciò fa iniziare la Guerra Civile. Luke sopravvive allo scontro con il padre, si convince di essere un eroe e nella condizione più favorevole alla pace getta nuovamente la galassia nel caos spingendo Ben alla ribellione. Leia sopravvive alla guerra e la sua prole sarà destinata ad essere il collettore del Lato Oscuro che, senza Vader come alfiere, si aggrappa all’anima di Ben.

Ogniqualvolta un eletto o presunto tale sopravvive ciò inevitabilmente squilibra il meccanismo. Questo perché per definizione lo scopo dell’eletto è sacrificarsi per portare a termine la sua missione, l’altruismo estremo del dare tutto se stesso che rende ad esempio Frodo intimamente immune al potere dell’Unico Anello, o Neo capace di abbattere il suo nemico. Non c’è spazio per la gloria, o il trionfo, o l’eroismo per un eletto: egli è solo un mezzo che il destino utilizza per bilanciare se stesso. Ecco perché credo che possiamo trovare un indizio sulla fine di questa trilogia di Star Wars in Matrix, o meglio, mi piace pensare che una fine analoga sarebbe il giusto coronamento di questa saga epocale. Una fine dolceamara, di sacrifico e speranza, e un futuro sia chiuso che aperto. Una fine che potrà essere, prima o poi, anche un nuovo inizio, infine scevro dall’ingombrante eredità del passato.

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