Il corto: Ovum

Dust ci propone Ovum, un corto che sa un po’ di Black Mirror, estremamente di attualità.

La tecnologia ci viene incontro in tanti modi, chissà se tra qualche anno ci sarà anche quello presentato da Ovum.

Vi lascio al video, lo commento sotto per evitare spoiler.

La decisione di portare in grambo o meno un bambino è un punto nodale della vita di una donna, del suo benessere e della sua dignità.

Questa frase, che chiude il corto, sembra entrare in contrasto con quanto ci viene mostrato: un futuro roseo, una coppia felice con una figlia. Perché mai abortire, allora? Ecco, io credo che questo corto, invece, voglia provocare diverse riflessioni nello spettatore.

Innanzi tutto, quella ovvia, scritta in bella mostra: la scelta di portare avanti una gravidanza è della donna. Punto, fine.

In secondo luogo, ci mostra una specie di consultorio in cui la tecnologia utilizza l’accesso ai social network della paziente per creare un possibile futuro, come se Facebook fosse una rappresentazione reale della nostra vita. Questa tecnologia può essere usata per manipolare persone che attraversano un momento difficile della propria esistenza, è quindi deontologicamente corretto farlo?

Pochi minuti di video, ma tante, tante domande da porsi.

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