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The Green Player presenta CHICKEN CRIMES

The Green Player presenta CHICKEN CRIMES

Un altro investigativo, un altro caso da risolvere, questa volta ispirato al mondo delle avventure grafiche. Scopriamo insieme Chicken Crimes: Il mistero del Dom Gallignon.

È un dato di fatto: l’effetto nostalgia è una delle chiavi che ci spinge a fruire di contenuti di ogni tipo con uno slancio non indifferente. Serie tv ambientate negli anni ’80, remake cinematografici ricorrenti, console per il retrogaming e ristampe di giochi da tavolo da circa 30 anni assenti dal mercato. Io stesso ne subisco il fascino, nonostante qualche effimero tentativo di resistenza.

Ad esempio, quando si parla di avventure grafiche, il mio cuore inizia a battere in maniera irregolare, riportando alla mente i ricordi di ore e ore trascorse a giocare titoli come Monkey Island, Broken Sword, Syberia e tutti quei giochi che un bel giorno hanno smesso di esistere, travolti da Sparatutto, MMO e altra modernità videoludica.

In quel di Play 2022, Dracomaca ha presentato un progetto che ha catturato la mia attenzione, un investigativo dedicato proprio ad una avventura grafica, nato dalla collaborazione di Dario Dordoni con Maurizio De Angelis, illustratore e membro del team indie che ha realizzato proprio il videogame a cui si ispira: Detective Gallo.

Un “Monkey Island” tutto italiano

Titolo fortemente influenzato da opere del passato come il precedentemente citato capolavoro di Ron Gilbert, Detective Gallo è un videogioco del 2018 che propone una grafica in stile cartoon di qualità e una trama dai toni sarcasticamente noir, nel quale il giocatore deve aguzzare l’ingegno e l’uso del pensiero laterale per proseguire nella risoluzione di un caso alquanto bizzarro.

Detective Gallo (store.steampowered.com)

La trasposizione su carta

L’idea di base di Chicken Crimes è di far vivere un’esperienza simile a quella del videogioco, unendo elementi tipicamente visti in librigame o altri giochi similari alle atmosfere delle opere digitali. Il gioco è racchiuso in un plico di cartone, con dentro un fascicolo e alcuni elementi inizialmente segreti, che consulteremo solo quando la storia ci dirà di farlo.

Paura degli SPOILER?

Non temere: l’articolo NON contiene informazioni che potrebbero rovinare la tua esperienza di gioco.

Il mistero del Dom Gallignon

Il gioco inizia con un video in cui proprio Gallo ci racconta l’inizio della storia: Becco Perbacco, un magnate di Chicken City, ha chiesto aiuto proprio al noto detective dopo il furto di una bottiglia di vino pregiatissima di sua proprietà: il Dom Gallignon.

Il video che introduce il caso, raggiungibile dal QR code sul fascicolo.

Quindi si inizia proprio sfogliando il fascicoletto, leggendo un brevissimo regolamento, le domande a cui dovremo rispondere indagando e una lista di luoghi noti, visitabili raggiungendo determinati paragrafi del fascicolo stesso. In alcuni momenti dell’indagine poi vi sarà occasione di utilizzare materiale multimediale, scansionando alcuni QR Code: il che aggiunge immersività alla mera lettura del libretto.

Unicità del titolo

Negli investigativi, gli autori devono sempre disincentivare il giocatore dal leggere ogni paragrafo e provare a dare la soluzione applicando qualche forma di deduzione, pur avendo un set di informazioni ristretto. In Chicken Crimes gli autori hanno pensato di fornire un quantitativo di punti spendibili in determinate occasioni, detti Beak Coin. In sostanza, dopo aver scelto alcuni paragrafi, vi verrà chiesto di pagarne uno per proseguire nella lettura.

Cosa funziona

Sicuramente il punto di forza di questo titolo è lo spirito dell’ambientazione: quel tipico modo di vivere le storie delle classiche avventure grafiche traspare in ogni riga del racconto. Lo si intuisce subito e si comprende anche abbastanza velocemente che il caso non è per nulla banale. Il che può spiazzare i giocatori che non vengono dal mondo di quei videogame, magari ingannati dalla grafica che ricorda i cartoni animati e il mondo dell’infanzia.

Preparatevi invece ad un caso articolato, che richiede un certo grado di attenzione e concentrazione, con una narrazione fluida e illustrazioni di buon livello.

Cosa non funziona

Alcune scelte di design non le ho apprezzate particolarmente. Parlo in primis del voler inserire all’inizio dell’avventura ben 15 luoghi da visitare, tutti fondamentalmente raggiungibili senza conseguenze sul punteggio finale sin dall’inizio, anche se molti di questi luoghi per noi, a inizio indagine, non dicono assolutamente nulla.

Non preoccupatevi, non ci sono spoiler. Tutto questo lo leggerete prima di iniziare!

Altra scelta che non ho gradito è stato proprio l’inserimento del sistema dei Beak Coin: risulta macchinoso più del dovuto e rischia seriamente di bloccare l’indagine nei momenti fondamentali, se nelle prime fasi si spende qualche Beak Coin di troppo facendo delle scelte poco oculate. Preferisco sistemi che permettano al giocatore eventualmente di fare mosse in più, a fronte di malus nei punteggi di fine partità (in Chicken Crimes il punteggio è determinato strettamente dalla correttezza delle risposte finali).

Altre considerazioni

Non cercate particolari innovazioni nelle meccaniche di gioco: non si distacca da tanti altri prodotti sul mercato (io ho trovato molte similitudini con il Bacci Pagano, di cui trovate una recensione qui) e ci tengo a sottolineare che, visto che rientra in un genere dove non c’è rigiocabilità, NON è assolutamente un problema.

Interessante invece la scelta di creare una “espansione” che riutilizzi i materiali di gioco: una trama che si va intersecare nell’ecosistema della prima avventura, offrendo altro divertimento con un singolo libricino aggiuntivo: vi parlo de Il caso Chica Besada, acquistabile separatamente ad un costo irrisorio.

Concludendo

Chicken Crimes è buon prodotto da consigliare assolutamente ai nostalgici dei vecchi “punta e clicca”. Un titolo dal design imperfetto, che riserva una serata di divertimento spensierato. Un buon primo capitolo, che potrebbe essere l’inizio di una saga con ampi margini di miglioramento.

Ah, quanto mi mancano le avventure grafiche…

Nicola "The Green Player"

Software developer di professione, dedica il tempo libero alle sue passioni: gioco, musica, cinema, serie tv e tecnologia. Laureato in Informatica, ha un’esperienza passata da docente nella scuola pubblica. Nerd della prima ora, inizia l’avventura ludica con i videogame all’età di circa 5 anni, passando per anni di Magic: the Gathering a buoni livelli, qualche tentativo maldestro di gioco di ruolo, per poi atterrare sul gioco da tavolo. Dopo un passato in Le Cronache del Gioco e Fustella Rotante, diventa founder di The Green Player. Crede fermamente nel Germanesimo (amen).

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