Quel momentaccio brutto – 4 – I miei piedi sinistri

Quel momentaccio brutto – 4 – I miei piedi sinistri

Che sia rosa o che sia blu?

Siete in grado di montare delle mensole in rovere impiallacciato?

Domande che hanno tutto e niente a che vedere con questo nuovo capitolo che, da qualche parte, parla dei famigerati giochi di destrezza!

Ci sono diatribe che hanno diviso il mondo in fazioni ben specifiche e hanno tracciato una linea nella sabbia che non si può superare, dicotomie così chiare da aver creato faide portate avanti per intere generazioni senza soluzione di continuità e che hanno devastato famiglie e nazioni.

Star Wars o Star Trek? Giochisti o risultatisti?  Edward o Jacob? Terra Mystica o Project Gaia?

In tutte queste discussioni sono volate parole pesanti, insulti che farebbero arrossire Germano Mosconi, maledizioni Cruciatus e in alcuni casi sono stati versati fiumi di sangue quanto l’ascensore dell’Overlook Hotel in quel periodo del mese.

Ma poi ci sono delle persone, quei rari pazzi e coraggiosi, che si incuneano nelle pieghe di questi ragionamenti bipartisan per trovare una terza via, per provare a rompere arcaici sistemi di pensiero ed aprire una porta alla libertà e una socchiusa ai confini del sole (magari evitando, per barbari motivi di censura, di cambiare completamente il senso ed il finale di un cartone animato!).

Immagine: CarlaSD on DeviantArt

Per cui lode all’eroe che tra MARE O MONTAGNA se ne esce con “Vabbè, ma anche il lago di Bolsena ha il suo perché”!

A colui che a SUSHINO O PIZZA? proferisce un “Kebab marcio a € 3,50?”

Ma soprattutto Osanna per il cuore nobile che riesce ad entrare in una conversazione tra i più arcigni difensori della Calcolosità German e i seguaci dell’Alea American proponendo senza temere alcun male: “JENGA????”

Ed ecco che dopo una introduzione leggera come il capitolo “Le case di guarigione” del Ritorno del Re finalmente centriamo il punto di questo nuovo capitolo, i giochi di destrezza!

Questa categoria di giochi ha l’incredibile capacità di abbracciare e contemporaneamente respingere ogni fascia a cui lo si può proporre. Una persona potrebbe non aver mai visto un gioco da tavolo nella sua vita e risultare un fuoriclasse assoluto mentre il Campione Mondiale di Twilight Imperium si potrebbe ritrovare in un angolo a masticare cancheri battuto dal figlio di 5 anni. Questo fatto può essere visto come un difetto imperdonabile ma anche un vento di democrazia che farebbe salire la febbre a Lukašėnka nel giro di pochi minuti.

Solitamente c’è poca fiducia nei confronti di questi giochi che vengono visti come cose per bambini, poco impegnativi, troppo leggeri, non abbastanza sfidanti…

Ecco, se avete quarant’anni, diversi capelli bianchi e magari un po’ di pancetta, vi trovate nella tavernetta con gli amici per la serata GIOCHI DA TAVOLO e tutte queste caratteristiche vi sembrano deprecabili forse fareste bene a riconsiderare le vostre priorità nella vita…

L’unico vero problema che potrete affrontare per questo tipo di gioco e per il quale c’è davvero poco da fare è la DISAGILITA’, una patologia insidiosa che vi spinge ad inciampare in ogni filo possiate trovare per terra, a far cadere cose come le stelle a San Lorenzo e a farvi tremare le mani manco abitaste dritti dritti sulla faglia di San Andreas.

Come avete potuto vedere (notate come mi do delle arie pensando che siate già diventati miei fidi lettori e che vi ricordiate dei capitoli precedenti) normalmente faccio esempi di giochi molto generici, ma in alcuni casi ci saranno esperienze che hanno lasciato segni direttamente sulla mia pelle. In questo caso un piccolo racconto della mia prima (ed unica) partita a quel capolavoro di sadismo equilibristico che è Tokyo Highway.

Il mio amore per il Giappone mi avvicina a questo gioco anche se ha una scatola abbagliante quanto l’attacco della Salernitana, ma ancora non sapevo che questa esperienza mi avrebbe fatto capire di aver fatto la scelta giusta a non intraprendere la carriera da chirurgo.

Solo chi è follemente competitivo e ansioso come me può capire quello che ho provato dovendo piazzare quegli stecchini da ghiacciolo in pila sui cilindretti, ma soprattutto quelle micro machines scivolose in bilico tra santi e falsi dei. Il cuore che batte all’impazzata, le mani che sembrano due piedi sinistri (e voi non siete certo Recoba), il sudore che sgorga dalla fronte, l’inevitabile fallimento. I pezzi che cadono, si scontrano, crollano come l’alibi di Bill Clinton, il senso di inferiorità nei confronti dei nostri amici primati. Oltretutto da regolamento se fai cadere i pezzi e abbatti quelli degli altri devi risarcirli dandogli i tuoi materiali e ricostruendo quanto distrutto.

Da tre anni ormai passo le serate tra lezioni online da geometra e turni massacranti dal falegname.

Se volete mettere alla prova le vostre capacità manuali potete trovare tutti i giochi di destrezza che volete su MagicMerchant.it ed in questo modo allenarvi per montare la tredicesima Kallax.

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