Il Collezionista di Prime Partite – Modern Art
Il gioco perfetto per coniugare l’amore per la buona arte, l’adrenalina delle aste e l’atavico desiderio di battere il tavolo con un martelletto di legno.
I giochi di aste o li si ama o li si odia. In un periodo in cui stanno spopolando i giochi “cozy” pieni di buoni sentimenti e vuoti di interazione, questa tipologia rischia di essere un po’ messa da parte. Troppo carica di tensione, troppa attenzione sulle mosse degli altri, troppo difficile mantenere la faccia da bluff quando volete solo alzare il prezzo per far svenare gli avversari, troppo Knizia in ogni caso.
Personalmente sono un grande fan di questa tipologia e ho sempre un gran piacere a giocarci, soprattutto questo titolo. Lo trovo comodissimo da proporre anche ai neofiti perché le regole sono poche e non ci sono tempi morti. Regole poche, ma per padroneggiare la fine arte del rilancio e del bluff ci vogliono impegno, dedizione ed anche esserci portati. Sfortunatamente per me, essere fan ed essere bravo non sono necessariamente dei sinonimi…

Il gioco in breve: siamo collezionisti di arte moderna che lavorano per i più grandi musei del mondo. Dovremo dimostrare gusto, sangue freddo ed un buon naso per gli affari per acquistare opere d’arte di valore e vendere al prezzo migliore quelle già in nostro possesso. Al nostro turno giocheremo un’opera d’arte e la metteremo all’asta. Ma ci sono diversi tipi di aste da gestire:
- asta libera: classica asta a rilancio libero fino a “E 1… E 2… E 3 VENDUTA” e tavolo napoleonico in frassino antico della bisnonna fracassato dai colpi del martelletto
- asta a giro singolo: partendo dal giocatore alla sinistra del banditore ognuno dice a quanto comprerebbe la carta. E quasi sempre il banditore la compra a un dollaro in più del penultimo giocatore. “Carognata” – 1,65 m x 75 kg, martelletto su legno
- asta a prezzo fisso: chi gioca la carta decide quanto vale, dal giocatore a sinistra il primo che paga quella cifra se la accaparra. La versione artistica della clausola rescissoria di Higuain
- asta nascosta: ogni giocatore mette nel pugno il quantitativo deciso di dollaroni; poi si mettono i pugni in mezzo al tavolo e si aprono contemporaneamente facendo vedere quanto si è puntato. E se si colpiscono potete trasformarvi in Jeeg
- Asta doppia: si gioca la carta asta doppia e bisogna aggiungerne un’altra dello stesso autore ed utilizzare la sua modalità per venderla, per cui le opere all’asta saranno due. Si potrebbe anche giocare un’asta doppia senza avere la seconda carta, ma a questo punto la seconda può essere giocata da un altro giocatore che diventa lui il banditore (e si prende i proventi). Two is megli che one.
Non appena verrà messa all’asta la quinta carta di un artista il round finirà, il giocatore con più opere vendute avrà un moltiplicatore di 30, il secondo di 20 ed il terzo di 10 ed ogni giocatore moltiplicherà le opere acquistate di quell’artista per questa cifra. Il gioco dura quattro round e la cosa più interessante è che se un artista rientra nella classifica dei più venduti in un round successivo aggiunge al moltiplicatore appena preso quelli guadagnati nei turni precedenti. A fine partita vince chi ha più soldi. Perché l’arte sarà bella e tutto il resto ma a noi interessano solo i dané.
Il comparto artistico è per ovvi motivi di grande spessore, i quadri sono davvero buoni e le carte extralarge ce le fanno apprezzare ancora di più. Ottima l’idea di utilizzare artisti realmente esistenti e tocco di classe rendere il regolamento anche un catalogo da mostra. Certo qualcuno potrebbe lamentare che si poteva fare con le opere di Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Donatello e Splinter, ma avete idea di quanto sarebbe venuto a costare il gioco? E la puzza di fogne?

La partita scorre sempre sul filo del rasoio, con continui calcoli su quanto possa valere un’opera, quanto siamo disposti a spendere e quanto vogliamo far svenare gli avversari per togliergli la possibilità di rilanciare successivamente. Non esistono tempi morti e si è sempre attivi, anche perché aizzare gli altri giocatori per alzare i prezzi e dargli finte supposizioni su quale artista secondo voi finirà primo fa parte del gioco. Una fine gara psicologica e di gestione delle finanze. Ma possibile che così tanti giochi parlino di matrimonio???
La nostra partita: L’arte è per quelli che contano
Ci troviamo a casa di un vecchio amico che per l’occasione ha invitato un paio di vicini di casa. E tutti i programmi di giochi da quattro se ne vanno bellamente a quel paese.
Ma pazienza, anche perché persone nuove tirano sempre fuori quella passione per la divulgazione che è guardinga sotto la superficie in attesa delle vittime predestinate della mia logorrea.
I ragazzi non sono del tutto novizi, ma sono giocatori soprattutto di party game e light family tra cui è capitato, non si sa bene come, Newton come il meteorite che ha estinto i dinosauri. Mi pare che un bel gioco di aste possa essere perfetto!
Al primo giro non prendo un quadro, ma mi pagano profumatamente i due che vendo e comincio già a godermi la partita. Al secondo giro affondo con due volte asta doppia per Ramon Martins che mi compro da solo per non distribuire soldi agli avversari. Che giocatore! Che stratega! Collezionista anche d’arte!
Gli avversari arrancano e non riescono bene a capire su quale artista puntare maggiormente mentre io dimentico che so giocare e compro un paio di quadri a prezzi da Camogli all’Autogrill, sperando in un ultimo turno da capogiro. E il capogiro arriverà, eccome se arriverà…
Piccola pausa baby monitor, il bimbo dei nostri nuovi amici piange. Lo farebbero anche loro sapendo che li avrei investiti con un infinito fiume di parole alla semplicissima domanda “Da quanto giochi?” Avete presente nei telefilm quando il personaggio parla e sentite la voce nella sua testa che dice tutt’altro? Ecco, la mia urlava “Bastaaaaa!!!! Stai zittooooo!!!!!! Questi vogliono ammazzarsi!!!!!”. Che bello sarebbe il mondo se ogni tanto riuscissi ad ascoltare i miei stessi consigli…

L’ultimo round va via molto più velocemente del previsto chiudendo con cinque opere di Silveira in un solo giro. Un secondo di silenzio per il povero Daniel Melim che in tutta la partita ha venduto solo un paio di opere. Forse faresti meglio ad andare a fare il supplente di Storia dell’Arte ragazzo, se vuoi assicurarti un tetto sopra la testa.
Al conteggio finale sto a 218, ben davanti agli avversari e con un sorriso bonario stampato sul viso. Ma la nostra nuova amica dice al marito “Sicuro di aver contato giusto? Secondo me ne hai di più”.
Riconteggio. 248. Non hanno bisogno del baby monitor per vedere un altro bambino piangere.
“L’arte non è uno specchio per riflettere il mondo, ma un martello per forgiarlo” diceva Majakovskij (almeno credo, ho messo “citazioni sull’arte” su Google, non sono mica colto). Qui il martello c’è, ma se volete uno specchio sul mondo andate a controllare le nuove uscite su MagicMerchant.it.


