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Medium: quando due parole non bastano…

La cosa più sorprendente di Medium non è la meccanica. Non sono le carte. Non sono nemmeno i punti.
La parte davvero imprevedibile è capire se riesci a entrare nella testa della persona che hai accanto.

È un gioco che può far ridere tantissimo oppure spegnersi dopo pochi turni. Tutto dipende da chi siede al tavolo e da quanto ha voglia di giocare con le parole. E questa, più che una caratteristica, è proprio la sua anima.

Ieri sera l’abbiamo provato con un gruppo di amici e abbiamo capito subito che Medium è uno di quei giochi che non stanno in piedi da soli: hanno bisogno delle persone giuste per brillare.

Quando le menti non si incontrano… ma ci proviamo!

Una scatola piena di carte… e il vero gioco che nasce fuori

Dentro la scatola si trova un bel mazzo di carte divise in vari set, più i gettoni per segnare i tentativi e le tre carte “Cristallo” che scandiscono la fine della partita.

Le carte sono robuste, colorate, facili da leggere. Non c’è nulla di superfluo e il tutto si prepara in pochi minuti. È un gioco che vuole scorrere, non perdere tempo in regole o componenti complicati.

Da subito però si capisce che la qualità dell’esperienza non dipenderà dai materiali, ma dal gruppo e dalle associazioni che riuscirà a creare.

Si parte in un attimo: due parole, un respiro e via

La preparazione è rapida: si scelgono alcuni set di carte, si mescola il mazzo mettendo i cristalli verso il fondo, si danno sei carte a ciascuno e il tavolo è pronto.

Il turno si svolge così: una persona gioca una parola, la persona alla sua sinistra ne gioca un’altra. Quelle due parole diventano il punto di partenza. La coppia conta insieme e prova a pronunciare la stessa parola. Se non ci riescono si passa a un nuovo tentativo, basato sulle due parole appena dette. E poi eventualmente a un terzo.

È una struttura semplice che mette subito al centro l’intuizione e la comunicazione.

La magia (e i guai) nascono nel mezzo

Medium vive interamente sull’idea di trovare una parola che unisca due concetti. Non c’è altro.
E proprio per questo, quando le parole sul tavolo riescono a creare una connessione interessante, il gioco funziona benissimo.

Ma quando le parole non hanno un legame evidente, tutto si fa più complicato e l’esperienza rallenta. Succede, è normale, ma se capita troppe volte di fila si sente.

Durante la nostra partita è successo con discoteca e teatro, due parole che sembravano avvicinarsi ma non si incontravano mai.

La catena è andata così:

Primo tentativo: musica – spettacolo → niente
Secondo tentativo: artista – palco → ancora niente
Terzo tentativo: pubblico → finalmente match

Questa sequenza racconta bene il tipo di percorso che Medium crea: a volte lineare, a volte tortuoso, spesso divertente proprio per quello.

Parole sbagliate, risate assicurate.

Quando il tavolo ride, pensa e sbaglia insieme

Qui sta il vero punto. Medium è un gioco che vive del gruppo.

Con persone che hanno voglia di scherzare, cercare connessioni strane e buttarsi nelle associazioni, la partita scorre, si ride, ci si stupisce e ci si prende in giro in modo leggero. Ogni tentativo sbagliato diventa una piccola storia da ricordare.

Se invece il gruppo è più timido, meno abituato ai giochi di parole o semplicemente non è in vena, Medium perde ritmo. Le associazioni non partono, le idee si bloccano e il gioco non riesce a compensare da solo.

Questo non è un difetto vero e proprio, ma un limite da conoscere prima di portarlo in tavola.

A volte anche i set di carte creano combinazioni poco ispirate. Non succede sempre, ma quando capita troppo spesso si sente che il gioco perde un po’ di freschezza durante sessioni più lunghe.

E alla fine conta davvero una sola parola

Medium è un gioco che offre momenti divertenti, ma dipende tantissimo dal gruppo e dall’atmosfera della serata. Con le persone giuste il tavolo si riempie di risate, intuizioni improvvise e piccole soddisfazioni. Con il gruppo sbagliato invece rischia di sgonfiarsi.

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Ringrazio Ghenos Games per la copia review che mi ha permesso di parlarne.

Sono un esploratore instancabile del mondo dei giochi da tavolo: dalle grandi avventure fantasy alle sfide di logica più brillanti, apro ogni scatola con la curiosità di un bambino e l’entusiasmo di un vero appassionato. Qui troverai recensioni, consigli e momenti di gioco pieni di energia e colore… perché per me ogni partita è un viaggio e ogni scatola nasconde un mondo che aspetta solo di essere scoperto.