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Giochi Atipici – I Promessi Sposi Libro Game

Avete mai avuto un libro che, fin dai tempi della scuola, vi ha affascinato al punto da lasciarvi dentro mille domande? Un’opera capace non solo di raccontare una storia, ma anche di farvi scoprire qualcosa di voi stessi? Io amo leggere proprio per questo: ogni libro, una volta chiuso, continua a vivere nella mia testa, aprendo bivi, finali alternativi, strade che avrei voluto esplorare. I Promessi sposi è uno di quei romanzi che non smette mai di suggerire “e se…?”. Perciò, davanti a un Libro Game che riprende questo grande classico, come avrei potuto dire di no?

Il volume si presenta privo di illustrazioni: una scelta più che azzeccata, perché mantiene il lettore completamente concentrato sul testo e sull’immaginazione. Parliamo di 300 pagine, 501 paragrafi e ben 18 finali diversi. Per giocare vi serviranno solo una matita, una gomma, i segnalibri da ritagliare dalla copertina e la scheda di gioco che trovate nelle prime pagine. E se, come me, non amate scrivere direttamente sul libro? Nessun problema: un comodo QR code vi permetterà di stampare segnalibri e scheda in formato digitale.

Il libro offre due modalità di fruizione: potete viverlo come un vero e proprio libro game, seguendo tutte le regole, oppure leggerlo come un romanzo a bivi. Quest’ultima opzione è particolarmente utile, ad esempio, per insegnanti che desiderino proporlo ai propri studenti senza appesantire la lettura con le meccaniche di gioco.

Nel primo caso utilizzerete i segnalibri di Renzo e Lucia, da spostare tra le pagine quando richiesto, a simboleggiare la loro distanza fisica e affettiva. Nel secondo, invece, potrete ignorare completamente questa parte.

Centrali sono i Punti Provvidenza, tanto cari a Manzoni: rappresentano i “punti vittoria” e, oltre a influenzare alcune scelte, determineranno alla fine che tipo di romanzo avrete scritto, AppuntiManoscritto, o persino Miracolo. A questo si aggiungono le “voci”, l’equivalente delle parole chiave: un elenco fisso che andrà barrato man mano che si procede nella lettura. All’inizio sceglierete se possedere le virtù di fedesperanza o carità. Queste saranno utili per affrontare alcune scelte o potranno essere scambiate con Punti Provvidenza.

In base alla difficoltà selezionata, inizierete con una, nessuna o addirittura due virtù, che potrete poi acquisire o perdere lungo il cammino. Se, invece, optate per la lettura come romanzo a bivi, ignorerete segnalibri, virtù e Punti Provvidenza (che in questo caso avrete sempre “attivi” e non perderete mai), ma non le voci, indispensabili per mantenere la coerenza narrativa. Quelle, almeno, dovrete continuare ad annotarle sulla scheda. È un sistema ricco ma intuitivo, che riesce a trasformare un grande classico in un’esperienza nuova, senza mai tradirne lo spirito.

Ho avuto, inoltre, il piacere di parlare con l’autore, Matteo De Benedittis, e dalle sue parole traspare tutta la passione e l’amore per l’opera manzoniana. La prima domanda che gli ho posto è stata proprio questa: come nasce un libro game da un’opera così antica? La sua risposta mi ha davvero entusiasmata. L’autore, docente nella vita, raccoglie i “what if” dei suoi studenti, le stesse domande che da generazioni affiorano nelle classi: Perché non li sposa fra Cristoforo? Perché non cambiano paese? Qual era il vero piano? e li trasforma in trame parallele, lavorando, come dice lui stesso, sulle “trame scartate da Manzoni”, affiancandole alla storia originale con un rispetto quasi esasperato per il testo di partenza.

Il risultato non è un gioco che tradisce il romanzo, ma un’esperienza che lo approfondisce. L’interattività non serve a banalizzare, bensì a mettere in scena il cuore tematico dell’opera: la libertà, il limite umano, la responsabilità, la Provvidenza. Ogni scelta del lettore non è soltanto un bivio narrativo, ma una domanda morale ed esistenziale. E non è un caso che i “punti Provvidenza” crescano quando Renzo e Lucia affrontano insieme le prove: la felicità non arriva perché qualcuno agisce al posto loro, ma perché attraversano il dolore e lo trasformano. Non c’è predestinazione, c’è vita. Proprio come nel finale manzoniano, la Provvidenza si manifesta soprattutto nelle difficoltà.

Straordinario è il lavoro sui personaggi “secondari”, che diventano qui protagonisti di mondi possibili. Gertrude emerge in tutta la sua modernità: vittima e carnefice, fragile e orgogliosa, specchio potentissimo delle domande adolescenziali sulla libertà, sulla vocazione, sul rapporto con le aspettative altrui. È facile capire perché in classe questo personaggio diventi un ponte tra pagina e vita.

Anche il Nibbio e l’Innominato trovano sviluppi inediti, capaci di esplorare il confine tra il male e la redenzione. Lucia, invece, resta volutamente “immutabile”: non perché sia rigida, ma perché il suo candore e la sua fede sono il perno etico dell’intero mondo narrativo. Il mondo cambia attorno a lei; lei resta fedele a sé stessa e a Dio. In un librogame dove tutto può mutare, questa scelta è potentissima: Lucia non è un personaggio da riscrivere, ma una misura con cui confrontarsi.

Per chi ama I Promessi sposi, e per chi li riscopre dopo anni, magari attratto dall’essere un grande romanzo storico, questo libro è un dono. Non sostituisce Manzoni: lo rilancia. Trasforma la lettura in un’esperienza viva, dove la pagina dialoga con la coscienza del lettore. È un modo nuovo e insieme fedelissimo di continuare una storia che, da quasi due secoli, non ha mai smesso di farci porre delle domande.

Nella sua apparente semplicità, questo librogame mi ha conquistata, forse anche perché porto con me un grande amore per l’opera originale. Noterete che, più le vostre scelte si avvicineranno a quelle tracciate da Manzoni, più punti Provvidenza, i veri “punti vittoria”, otterrete a fine partita. È una scelta voluta dall’autore: Renzo e Lucia avrebbero potuto sposarsi subito, certo, ma non avrebbero mai vissuto il cammino che li rende ciò che sono. Questa impostazione potrebbe inizialmente deludere qualcuno, ma a mio avviso è proprio ciò che rende il libro speciale. Non ci invita a “correggere” Manzoni, bensì a comprenderlo meglio, a rivivere la sua storia dall’interno, esplorandone i significati più profondi. È un modo nuovo di entrare in un classico, di farlo nostro, di attraversarlo ancora una volta con occhi diversi. Per questo lo consiglio: per tornare dentro quell’avventura e quella storia che Manzoni ci ha regalato, con la libertà di provare a cambiare il destino… e la consapevolezza che, a volte, è proprio il cammino a fare di noi ciò che siamo!

Sono un’Atipica Nerd appassionata di giochi da tavolo. Lettrice accanita e amante di serie tv. Pensandoci sono una Nerd a tutti gli effetti!