Giochi Atipici – Andromeda’s Edge
Quando è nata la mia passione per i giochi da tavolo, non avrei mai pensato che nella mia collezione potesse entrare un gioco a tema spaziale. Eppure Andromeda’s Edge mi aveva colpito fin dalla sua campagna Kickstarter: le foto promettevano un gioco enorme, dall’estetica eccezionale, soprattutto per quelle miniature dorate capaci di catturare immediatamente l’attenzione! Avrà ragione Canopus di Gioconauta e sto diventando una giocatrice american? Scopriamolo insieme…
Inizio subito: no! Sono un’amante dei German che ama anche i giochi esteticamente belli, e su questo non ci sono dubbi: Andromeda’s Edge è davvero spettacolare da vedere! Ci troviamo davanti a un competitivo nato dalla mente di Laurie Luke e Laurie Maximus, da 1 a 4 giocatori, edito in Italia da Cranio Creations. L’editore originario è Cardboard Alchemy, lo stesso di Flamecraft (ve ne abbiamo parlato qui), che per ricordare il suo precedente lavoro, nell’espansione Exotic Matter ha inserito la fazione Custodi del Fuoco Dragonici dedicata ai draghetti di Flamecraft. Ma andiamo con ordine, perché Andromeda’s Edge ha davvero molto da raccontare.

Come già accennato, la prima cosa che mi ha colpito è stata l’estetica. Per questo devo fare una premessa: non vi parlerò solo dei materiali della scatola base, ma anche di quelli della versione Deluxe.

Sì, l’ho recuperata perché, sarà un mio limite, gli standees proprio non li digerisco: mi ricordano il gioco dell’oca che avevo da bambina. Per quanto oggi anche gli standees siano molto più curati rispetto al passato, non potevo rinunciare alla bellezza delle miniature dorate.

Aprendo la scatola non puoi non notarle. Quando le ho unboxate sono rimasta mezz’ora ad ammirarle: sono così dettagliate e curate che è impossibile non rimanerne affascinati. Potrei stare ore a descriverle, ma Andromeda’s Edge è un vero tripudio di materiali, quindi andiamo avanti.

Sempre parlando della versione Deluxe, le risorse sono davvero spettacolari: per me ogni gioco dovrebbe avere componenti così curati. I crediti in metallo, in particolare, meriterebbero un capitolo a parte per quanto sono belli. Nella versione base sono in cartone, comunque spesso e resistente, così come tutto il materiale cartonato della scatola base.

Una critica importante, però, va alle plance giocatore. Capisco che nella versione Deluxe siano presenti inserti che entrano a far parte della plancia personale (anche se non li ho trovati comodissimi), ma avrei preferito delle plance double layer e non dei semplici fogli: sarebbero state decisamente più pratiche, soprattutto per gestire le migliorie delle navi.

Le carte sono leggere, ma non richiedono mescolamenti continui, quindi riesco a farmene una ragione. I componenti dei giocatori sono in plastica e risultano ben realizzati e curati. Per quanto riguarda l’aspetto grafico, più che di illustrazioni vere e proprie parlerei di iconografia, che ho trovato chiara e leggibile. È normale avere qualche dubbio alle prime partite, ma la sezione finale del regolamento con la descrizione delle icone aiuta molto. Le illustrazioni dei predoni però sono davvero stupende, così come quelle delle singole fazioni. Certo, da amante dei German (Canopus, leggi bene: amante dei German!) preferisco illustrazioni colorate e bucoliche, quindi questo stile non è esattamente il mio ideale… ma oggettivamente resta qualcosa di molto bello da osservare.

Guardando questo gioco si potrebbe pensare che l’ambientazione sia molto presente… e invece devo un po’ disilludervi: non è così marcata come ci si aspetterebbe. Ci troviamo davanti a un ibrido tra American e German, che prende elementi da entrambi i mondi. Esteticamente ha molto del mondo American, ma come struttura e “comportamento” è decisamente un German, dove, come spesso accade, l’ambientazione passa in secondo piano rispetto alle meccaniche. Ci provano a integrarla, ma non riescono completamente a superare questo limite.

Un’altra piccola nota dolente è il setup. Pensavo che la versione Deluxe con i suoi inserti potesse velocizzarlo, ma per me non è stato così. È lungo, molto lungo. Nonostante i componenti dei giocatori siano ben organizzati, si perdono facilmente almeno 20 minuti tra preparazione e sistemazione finale. Certo, io sono piuttosto maniacale nell’ordine… magari voi sarete più veloci! In compenso, però, ci troviamo davanti a un gioco che giustifica questo impegno.

Una cosa ve la voglio dire: serve un tavolo adatto. Andromeda’s Edge non punta certo sull’ergonomia. Sul mio tavolo da pranzo una partita in due ci sta a malapena; in quattro, per me, è semplicemente impossibile. Tutto è grande, imponente… e io, alta quanto un puffo, mi sentivo come Alice nel Paese delle Meraviglie dopo aver bevuto la pozione per rimpicciolirsi o come i lillipuziani davanti a Gulliver! Passando al regolamento, esso presenta qualche passaggio non chiarissimo, ma su BGG ho trovato tutte le risposte ai miei dubbi.

Arriviamo alla domanda che tutti vogliono fare: com’è il gameplay? Opinione personale: stupendo, bellissimo, meraviglioso. Ok, devo essere oggettiva… ma questo gioco mi ha davvero conquistata. Ha difetti? Certo. Ma per me sono difetti che si possono tranquillamente sorvolare. Il primo riguarda la durata. Preferisco giochi con round stabiliti, e quando non ci sono, la durata mi mette sempre un po’ in ansia. I commenti online parlavano di partite lunghissime e, lo ammetto: mi avevano terrorizzata. La prima partita, tra lettura del regolamento, spiegazioni e dubbi, è durata circa quattro ore in due giocatori. Se non mi fosse piaciuto così tanto, probabilmente mi sarei fermata lì, ma ho insistito… e ho fatto bene. Le partite successive si stabilizzano intorno alle due ore, due ore e mezza con giocatori più riflessivi. Per questo, almeno per me, il numero ideale resta due giocatori: più gestibile e più adatto anche agli spazi disponibili. Molti lo definiscono largo in due, ma io in diversi momenti l’ho trovato persino stretto: tra predoni e navi avversarie, gli scontri diventano inevitabili.

Un altro piccolo difetto, sempre personale, riguarda la disposizione casuale delle tessere. Garantisce variabilità, e questo è fantastico, ma ci sono partite in cui costruire edifici nelle prime fasi diventa davvero complicato, rallentando l’avvio del gioco
E andiamo alla ciccia… come si gioca?Avete sentito parlare di battaglie, miniature e spazio, quindi potreste aspettarvi un gioco basato principalmente sugli scontri e sull’esplorazione. E invece no: Andromeda’s Edge è, prima di tutto, un piazzamento lavoratori.

Durante la partita manderemo le nostre navi nello spazio per: raccogliere risorse, costruire edifici, riparare moduli e navi, affrontare battaglie (se la diplomazia non prende il sopravvento!). Amanti degli American, quindi niente esplorazione dello spazio (è vero, quando ci sono gli eventi vengono rivelate nuove tessere pianeta, ma non mi sento di definirla esplorazione) ma tranquilli: c’è pane anche per i vostri denti. Le battaglie si risolvono con dadi.
Già sento aleggiare la parola casualità nell’aria, cari Germanisti tranquilli è fortemente controllabile. Le varie fasi di combattimento permettono di: aggiungere dadi, inviare rinforzi, ritirare dadi meno efficaci, usare carte tattica, ottenere ricompense anche in caso di sconfitta, usare diplomazia per evitare lo scontro, oppure fuggire strategicamente! Può succedere davvero di tutto. Un piccolo punto dolente che può far storcere il naso: se ho tre navi e il mio avversario una sola, ma vince lo scontro… posso perdere l’intera flotta. È una meccanica che può essere dura da digerire, ma contribuisce alla tensione del gioco.

Ma le battaglie non sono il centro di tutto, anzi, uno degli elementi più importanti del gioco sono i tracciati. All’inizio li avevo sottovalutati, pensando fossero un contorno. Non potevo sbagliarmi di più.

Salire sui tracciati significa ottenere più punti, aumentare il valore degli edifici, sbloccare bonus fondamentali, aumentare la nostra mano di carte! Sono una vera colonna portante della strategia. Durante il turno possiamo fare due azioni principali: mandare una nave nello spazio e ritirare le navi. Quando ritiriamo le navi, attiviamo una seconda fase di piazzamento lavoratori sui moduli costruiti nella nostra plancia, ottenendo bonus… purché i moduli non siano danneggiati. A queste azioni si aggiungono numerose azioni extra, tra cui l’uso delle carte tattica, che rappresentano, senza esagerare, almeno il 50% del gioco. La pesca è casuale, ma anche carte poco utili possono essere convertite in risorse. E spesso sono proprio le carte a ribaltare una partita: modificano regole, cambiano esiti di battaglie, creano opportunità impreviste. Uno dei grandi punti di forza del gioco è la variabilità. Cambiano: le tessere sul tabellone, le fazioni, le lune sui pianeti, i moduli disponibili, i predoni e il mazzo eventi

Nella scatola base, sono presenti due mazzi eventi: uno più semplice, ideale per iniziare, e uno più complesso, pensato per partite avanzate, inoltre sono presenti varianti come obiettivi privati e tessere nebulosa alternative. Insomma, la rigiocabilità è altissima. Le mie partite sono state tutte diverse: alcune con scarsità di risorse, altre con abbondanza; alcune piene di moduli danneggiati, altre molto più lineari. È proprio l’approccio strategico a cambiare radicalmente l’esperienza. Le fazioni, per esempio, rendono leggermente il gioco asimmetrico; non tantissimo, però ti fanno approcciare il gioco in maniera differente, c’è chi predilige le battaglia, chi la costruzione dei moduli, insomma la scelta iniziale di uno di esse può cambiare proprio l’aspetto della partita!
Una cosa che ho notato sempre è il ritmo: l’inizio è lento, quasi prudente, ma poi la partita accelera sempre più fino al finale. Spesso, arrivati alla fine, ci siamo detti: “Avremmo potuto fare una partita media invece che breve… ho appena costruito quel modulo!” All’inizio si sceglie infatti la durata della partita: breve: 50 punti, media: 70 punti, lunga: 100 punti. Quando un giocatore raggiunge la soglia scelta, si attiva la fine partita. Io l’ho provato solo in due giocatori, e lo ammetto, mi rifiuto di provarlo in altre configurazioni!

Nonostante qualche piccolo difetto, Andromeda’s Edge mi è piaciuto davvero tanto. Ha una bella interazione, è profondamente strategico e decisamente cervellotico. Ci sono turni che durano un minuto e altri che ne durano dieci, ma anche il turno più breve è parte di una pianificazione più ampia. Tutto va studiato, calcolato, previsto… ma, proprio come nella vita reale, basta una battaglia per cambiare completamente i piani.
Il regolamento ha qualche passaggio poco chiaro, ad esempio quello relativo ai danni alle navi ma, una volta compreso, il sistema risulta molto logico: se una nave è danneggiata, semplicemente non può essere utilizzata finché non viene riparata. Come avrete capito, nonostante qualche difetto, Andromeda’s Edge è un vero giocone, un bel “cinghialotto” spaziale capace di regalare un’esperienza profonda, stratificata e altamente strategica. È uno di quei titoli in cui ogni scelta pesa, ogni azione si incastra con le successive e ogni partita racconta una storia diversa. Più lo si gioca, più emergono nuove possibilità tattiche e strategie alternative, segno di una profondità che difficilmente si esaurisce dopo poche partite. E lo dico senza esitazioni: nonostante il 2026 sia appena iniziato, Andromeda’s Edge rischia seriamente di entrare nella mia top five dell’anno. Quindi sì, il mio consiglio è uno solo: recuperatelo. Perché l’esperienza che regala è intensa, appagante e capace di lasciare davvero il segno. Io sto correndo a recuperare le espansioni…
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