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Il Collezionista di Prime Partite – Click a Tree

Se c’è una cosa di cui sono certo al Mondo è che non ho scelto di prendere questo gioco per il titolo.

A Play compreresti tutto. Ed alla fine è un miracolo se non lo fai davvero. Ma io non sono un giocatore medio. Io sono proprio povero. Per cui scelgo con estrema attenzione quali sono i miei obiettivi di acquisto.

Capito allo stand GiochiX e trovo un buco libero ad un tavolo, mi ci fiondo come la Marvel su Robert Downey Jr.

Il gioco in breve: una mela al giorno toglie il medico di torno. Figuratevi ciliegie, lime, avocado, anacardi e melanzane! Costruiamo il migliore frutteto sfruttando la diversità della flora, ma cercando di rendere più intensive le coltivazioni. Le messi sono mature. Siete pronti per il raccolto?

Le amarene sembrano già spacciate. Che vita amarena…

Sulla nostra plancia personale abbiamo le sette risorse a disposizione e diversi livelli coperti da obiettivi.

Nel nostro turno prenderemo due tessere albero pagando la risorsa adiacente ad esse e le dovremo piazzare davanti a noi in modo che almeno un lato sia a contatto con altre tessere. Dopo il piazzamento metteremo una tessera raccolto che ci permetterà di far salire le varie risorse sul tracciato. Più risorse uguali sono collegate, più salirà il segnalino. Per farle salire però dovremo prima liberare la plancia risolvendo gli obiettivi di piazzamento. Per vincere dovremo far andare un numero specifico di risorse oltre un limite richiesto. Questo limite si abbasserà ogni volta che una tessera raccolto sarà completata.

Come sapete se mi seguite da un po’, faccio così schifo a spiegare le regole dei giochi che potrei avervi appena dato le indicazioni per arrivare a Foggia.

Ma quello che conta è il flavour. E qui con tutta sta frutta ce n’è quanto ne volete!

La meccanica di questo gioco mi ha fatto innamorare. E pensate che non sono per niente patito di piazzamento tessere. La prima parte di gioco ci impegneremo a liberare la plancia risolvendo gli obiettivi, la seconda cominceremo a far salire per bene i tracciati per raggiungere le condizioni di vittoria.

Ogni scelta deve essere pensata per bene. Quale tessera prendere? Dove piazzarla? Risolvere gli obiettivi o a far alzare i tracciati? Quali raccolti fare? Perché la banana è l’unico frutto dell’amor?

I cavalieri dell’Endeicosagono

Probabilmente è il più “solitario di gruppo” che ho in collezione. Quello che fanno gli altri giocatori è totalmente ininfluente ai fini della nostra partita e non potremo mai e in nessun modo interferire con la loro strategia (portare via una tessera quando a disposizione ce ne sono otto? Ci vuole più fortuna che strategia).

Normalmente questa caratteristica per me è un difetto non da poco. Ma in questo caso la meccanica mi rapisce così tanto che neanche me ne accorgo. Anzi, la sfida con me stesso per riuscire ad organizzare i frutteti, i raccolti e modalità e tempistiche per la salita sui tracciati mi entusiasma.

Esteticamente il gioco non ha niente di nuovo o di eccellente, anche se devo dire che i colori accesi rendono il tutto più allegro. E i materiali sono molti, sia in cartone che in legno. Magari un organizer avrebbe fatto comodo invece che un’infinità di ziplock. Unica nota, alcuni alberi si assomigliano e potrebbe volerci un attimo per riconoscere alberi uguali e diversi tra loro.

Insomma, questo gioco non ha alcuna caratteristica che normalmente mi attirerebbe, ma lui non lo sa ed è volato dritto tra i titoli che intavolo più volentieri. Il mondo è bello perché è mango.

La nostra partita: La vita è come la macedonia. Non sai mai perchè c’è la melanzana

DISCLAIMER: Ragà, questo titolo è così astratto da far sembrare Kandinsky un pittore rinascimentale. Abbiate pietà.

E’ un gioco di Rosenberg! Devo prenderlo, con tutti quelli che ho! Tipo… Tipo… Tipo…

Ok, ho solo Patchwork e si sentiva solo come un cane randagio, portiamogli a casa un fratellino.

Così ha anche un albero per fare pipì.

“Guarda mamma, sembra di stare nel Serengeti”

Di solito cerco di non dare troppi giudizi quando presento un gioco al tavolo ma di lasciare che i giocatori si facciano una loro idea. Qui invece specifico che una sola partita mi è bastata per decidere di volerlo a casa e alzo l’asticella dell’hype.

Nei primi turni tutta la concentrazione è focalizzata su risolvere tre-quattro obiettivi, quelli che mi daranno spazio di manovra per salire nei tracciati. E prendere tessere che abbiano la risorsa pagata, così da fare raccolto e non andare immediatamente a zero. Si vedo che faccio la spesa per una famiglia di quattro persone con uno stipendio miserrimo.

Nessuno spazio invece per la strategia di fare frutteti con tante tessere. Ma la fortuna vuole che, senza neanche accorgermene, faccio un gruppo di tre tessere melanzana vicine. Sempre voluto avere un appezzamento di parmigiana.

Vi piace il mio frutteto? Probabilmente è la cosa meno ecosostenibile del mondo

Più il gioco prosegue, più mi accorgo che il mio avversario sta rimanendo indietro. Insomma, diciamo che è una sensazione visto che non alzo gli occhi per quaranta minuti e per quanto ne so potrebbe anche essere uscito di casa.

Altra cosa di cui mi accorgo è che il gioco mi ha portato a decidere quali risorse resteranno indietro. Addio anacardi, cugini deplorevoli delle arachidi. Non vi ho mai sopportati nei party mix.

Quattro risorse sono sopra il traguardo, mi mancano lime e banana e mi viene in mano una combo che mi permette di chiudere in bellezza. Faccio raccolto, alzo i segnalini e subito dopo le braccia in gesto di trionfo. La natura mi è amica. L’insalatona gioisce. Finalmente chiedo al mio avversario cosa ne pensa del gioco. Ma è andato in bagno. Sono solo. Ma almeno Patchwork non lo è più.

Lasciamo perdere il titolo, ma a me questa illustrazioni minimal gasa un sacco!

A chi piacciono i solitari di gruppo? Su Magic Merchant ne trovata un’infinità. E che nessuno si permetta di chiamarli più “Giochi di società”!

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