Lo spacciagiochi – Daydream
Un roll and write rilassante, a cui giocare con una tazza di tè accanto? Ecco Daydream.
Daydream, vuol dire sognare a occhi aperti, fantasticare. Questo gioco si propone di farci svagare senza essere eccessivamente cervellotico.
Se Welcome To… e Sudoku avessero un figlio, questo sarebbe Daydream. Non ho detto Welcome To… a caso, ma ci torniamo tra poco.
Daydream in breve
Autori: Anthony Perone, Benoit Turpin | Artista: Memé Candia | Giocatori: 1-5 | Durata: 15-30 | Età: 8+ | Editore: Asmodee Italia
Daydream è un roll and write molto classico: si tirano i dadi e si segnano i risultati sulla propria plancia, anche questo titolo segue la consolidata usanza dei pennarelli e delle plancette cancellabili; in Daydream non si rimane mai senza poter fare nulla, ma se volete fare punti è bene prestare molta attenzione a scrivere i numeri giusti al posto giusto…

Nella scatola
Due dadi, cinque plance cancellabili, cinque pennarelli, cinque straccetti a forma di nuvola da usare come cancellini e, ovviamente, il regolamento.
Scatola compatta, di forma non esattamente facile da gestire nel Kallax, ma preferisco così che un metro cubo di aria.
Preparazione
Ogni persona riceve pennarello, straccetto e plancia.
Scegliete quale scenario intendete utilizzare e piegate la plancia di conseguenza, fate riferimento alle lettere sui lati della plancia. A e D sono facili, BC, EF, AD, DA sono medi, mentre ABC e DEF sono scenari difficili.

Consigliata dal regolamento, c’è anche una bevanda calda e un sottofondo musicale rilassante. C’è un QR code sul fondo della scatola, se volete scansionarlo. Io ho scelto il tè e il silenzio, in realtà.
Disclaimer: per trasparenza, ci ho fatto anche alcune partite in solitaria con questo sottofondo molto rilassante. https://www.youtube.com/watch?v=3ZGAtRr2SDk (prima che facciate la ricerca, è uscita nel 2000!)
La partita
Il gioco è semplicissimo: si lanciano due dadi, si usano due dadi.
Come possiamo usare i dadi, però? Il primo lancio è l’unico “libero”: scrivete in due nuvole i numeri usciti sui dadi, preferibilmente non proprio una accanto all’altra, perché da queste nuvole partirà la vostra partita.
Dal prossimo lancio, i numeri dovranno essere scritti adiacenti a un numero già presente sulla plancia ed è qui che bisogna fare molta attenzione.

Scopo del gioco è disegnare il contorno di alcuni oggetti disegnati sulla parte alta della plancia e per disegnare i tratteggi occorre riempire righe e colonne di nuvole. Senza entrare troppo nel dettaglio, si fanno più punti se si riesce a completare una riga o colonna con una serie crescente o decrescente di numeri. L’intervallo di numeri utilizzabili è 0-9 (i dadi hanno 6 facce, ma c’è modo di manipolare i risultati) e dovremo tenerne conto, specialmente negli scenari più avanzati, dove gli incroci diventano più intricati e troviamo righe e colonne da più di 6 nuvole.
Gli scenari
Il gioco presenta una plancia pieghevole e, a seconda di come la piegherete, avrete scenari di tre diversi gradi di difficoltà, a seconda del numero di “colonne” della plancia che si utilizzano.

Gli scenari avanzati aggiungono qualche regola in più, non stravolgono il gioco, ma richiedono un livello di pensiero un po’ più articolato. Vi troverete a ragionare sin dall’inizio della partita su quali numeri scrivere in determinate nuvole per massimizzare il numero di punti. Questo cambia un po’ l’approccio al gioco, sicuramente, ma nulla vieta (anzi, io lo consiglio), di valutare l’utilità di perseguire strategie a 360°: se i dadi non vi assistono, vale la pena ignorare completamente una fonte di punteggio per massimizzarne un’altra, specialmente negli scenari ABC e DEF, dove ci sono più cose da tenere a mente.
Non tutte le regole introdotte negli scenari mi sembrano azzeccatissime, anzi, diciamolo, la ghirlanda di luna proprio non mi ha entusiasmato. A parte per il nome.
Sono venuta fin qui per punirti in nome della ghirlanda di luna!
Ma torniamo a Daydream…

Solitario
Daydream ha una modalità solitaria che è quella che mi ha permesso di giocare un sacco di partite a questo gioco. In più persone si usano comunque gli stessi lanci dei dadi, per cui non c’è interazione diretta, il massimo che si può fare è mettere pressione accelerando la partita (dipende da quanti dadi vengono scartati per avere i modificatori). Gli scenari e la modalità solitaria hanno comunque un modo per cercare di riprodurre questo effetto ed evitare che si tergiversi in attesa di lanci di dado migliori. Questo non è un gioco per Quinto Fabio Massimo.

Conclusioni
Ho lasciato Daydream in ufficio, per quando 15-20′ da dedicare a un solitario in pausa pranzo, questo dovrebbe già farvi capire quanto mi sia piaciuto. Il gioco riprende alcuni elementi di Welcome To…, gioco a cui voglio molto bene (merci bien, monsieur Turpin) ma introduce le plancette cancellabili (che io apprezzo sempre moltissimo nei roll and write) e la necessità di una visione d’insieme più articolata. Se vogliamo cercare un’analogia, Daydream è un po’ Welcome To… con le strade che si intersecano, mentre troviamo gli obiettivi comuni di Welcome To… solo in uno specifico scenario di Daydream.
Credo che il gioco meriti anche se ci giocherete solamente in solitaria per la sua immediatezza (la preparazione non richiede più di 30 secondi), ma anche se cercate un titolo veloce da proporre a chi magari ama rompicapi ed enigmistica ma ha poca dimestichezza con i giochi da tavolo. Avete parecchia esperienza? Il gioco fa per voi solo se volete un titolo rilassante, consapevoli che ha i dadi ma non avete di fronte Grand Austria Hotel né Pulsar 2849.
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