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Il primo Play non si scorda mai!

Sperando che non siate già stufi di reportage su Modena Play, voglio condividere anche io qualcosa di quello che per me è stato il primo Modena Play. Vi racconterò (brevemente giuro!) delle mie sensazioni, dei giochi che ho provato e di quelli che non sono riuscita a provare, ma che mi riservo di procurarmi prossimamente!

Comincio col dire che la mia esperienza è stata più che positiva! Sarà che sono partita senza grandi aspettative, con l’idea di godermi la vacanza e cogliere quello che la fiera avrebbe potuto offrirmi, ma per me è stato tutto fantastico!

Ho incontrato persone simpatiche, dimostratori gentili e preparati, giocatori disponibili, che mi hanno accolto al loro tavolo, o mi hanno consentito di “appollaiarmi” dietro di loro per osservare la partita, nei casi in cui non ero riuscita a trovare un posto per giocare.

Ho conosciuto gli autori di diversi giochi e devo ammettere che è stato davvero bello vedere la passione con la quale ne illustravano meccaniche e gameplay.

In particolare, ho avuto modo di incontrare: Giacomo Cimini e Sónia Gonçalves, autori di Age of Comics, Vieri Masseini e Samuele Tabellini, autori di Botanicus, il mitico Shem Philips e, di sfuggita, ho visto Nestore Mangone e Remo Conzadori.

Mi rammarico di non aver scattato foto a nessuno di loro, neppure quando ho avuto l’occasione di sedermi al loro tavolo… ma la timidezza mi ha bloccato e così non ho immagini da condividere con voi!

Per quanto riguarda Shem Philips, se avete letto qualcuno dei miei articoli, saprete che è uno dei miei autori preferiti eppure… non sono riuscita a farmi firmare nessun gioco perché, venendo dal “profondo sud”, non ne ho portato nessuno con me e non li ho acquistati in fiera possedendoli già tutti… tranne il nuovissimo Maestri d’Ascia del Mare del Nord – Redux, che non è tornato a casa con me causa mancanza di spazio in valigia (sigh!). Insomma, davvero il mio unico grande rimpianto della fiera… ma pazienza!

Ho apprezzato tantissimo il padiglione della Tana dei Goblin con 220 tavoli e più di 400 giochi (incluse alcune delle ultimissime novità), che si potevano prendere in prestito con dimostratore “incluso”, dato che insieme al gioco mandavano al tuo tavolo un volontario della tana per illustrare il gioco e assisterti nei primi turni. Un servizio davvero eccellente.

Splendidi, poi, i poster che abbellivano il padiglione, tutti dedicati alle informazioni sul concetto di “gioco”, al valore del gioco, ai pregiudizi che di solito suscita. Qui sotto vi metto uno dei miei preferiti:

Ho provato tanti giochi, quasi tutti quelli che mi interessavano, e degli altri ho potuto ascoltare le spiegazioni. Molte volte gli stessi giocatori al tavolo mi invitavano ad assistere ai loro turni e mi spiegavano le azioni, in un clima di condivisione che ho trovato molto bello.

Ecco una breve carrellata dei giochi che ho provato: di alcuni, magari, vi parlerò più avanti in un articolo apposito.

Bower

Bower è un veloce gioco per soli due giocatori di piazzamento tessere, con elementi di deduzione.

Nel gioco, dovremo piazzare le nostre tessere rettangolari, tipo quelle del domino per intenderci, per fare più punti con un sistema di maggioranze relative ai simboli, ai tipi di terreno e agli elementi speciali (conchiglie, gemme). La particolarità è che noi conosceremo il posizionamento soltanto di metà degli elementi “obiettivo”, cioè quelli collocati dalla nostra parte della plancia centrale, mentre dovremo cercare di dedurre cosa si trovi dall’altra parte analizzando i piazzamenti del nostro avversario.

Il gioco mi è sembrato molto carino, anche se, con una sola partita, non ho potuto approfondire il sistema di deduzione degli obiettivi dell’avversario (nel senso che abbiamo giocato un po’ a caso…). Ma nel complesso mi è parso che questa dinamica crei un’interazione simpatica tra i giocatori, così come il sistema delle maggioranze.

Apiary

Apiary è un gioco di piazzamento lavoratori (nella specie, api iper evolute, che assomigliano a robot), gestione risorse e costruzione della propria plancia, portato in Italia nel 2024 da Ghenos Games.

Nel gioco gestiamo un gruppo di api iper evolute, uniche creature rimaste sulla Terra, che viaggiano nello spazio con la propria nave, per raccogliere risorse e migliorare la propria astronave.

Per quanto l’ambientazione distopica e spaziale non sia tra le mie preferite (anzi, confesso di averlo proprio snobbato quando è uscito), le meccaniche del gioco mi sono piaciute moltissimo.

Il gioco mescola una serie di meccaniche note, come il piazzamento lavoratori, la gestione delle risorse, la collezione di set di carte e l’acquisizione di tessere che consentono di modificare la propria plancia personale, creando una miscela solida e funzionale, in cui tutto sembra inserirsi alla perfezione.

La meccanica che ho trovato più interessante è sicuramente il sistema di specializzazione delle api, che possono svolgere azioni diverse in funzione della loro “forza” (che va da uno a quattro), che viene aumentata quando la pedina viene scalzata da uno spazio da un’altra ape, propria o altrui. Questo sistema consente scelte molto interessanti e crea una piacevole interazione tra i giocatori, che valuteranno il piazzamento delle proprie api anche in funzione dei benefici che potranno ottenere, o elargire, in relazione alle probabili scelte degli altri giocatori.

Le dinamiche che derivano da questo meccanismo rendono il gioco piacevole e vivace, almeno nella partita in 4 giocatori che ho potuto provare.

Anche se qualcuno potrebbe dire che Apiary non crea nulla di particolarmente innovativo, secondo me è un validissimo gestionale, di peso medio, che può regalare molte soddisfazioni e che coinvolge fin dalla prima partita.

Sicuramente, è un titolo che avrei voluto portare a casa con me, ma che a malincuore ho dovuto lasciare sugli scaffali per motivi di spazio in valigia (l’ho detto che vengo dal sud? E i bagagli sono piccoli…)!

Axo

Axo è un cosiddetto filler, ovvero un gioco semplice e veloce, che può essere proposto a chiunque. Si tratta di un gioco di prospettiva, nel quale dovremo ottenere punti completando le carte giocate di fronte a noi, annerendo i relativi spazi dell’area di applicazione, per mezzo dei polimini presenti sulle carte giocate da noi e dai nostri avversari, che verranno lette da ciascun giocatore dalla propria prospettiva (se, ad esempio io gioco una carta con un elemento rettangolare composto da 3 quadratini orizzontali, il giocatore alla mia destra vedrà quella forma posizionata in verticale, perché è così che appare dalla sua prospettiva).

Vi assicuro che il concetto è più difficile da spiegare che da mettere in pratica e vi basterà guardare alcune immagini per capire meglio.

Completando le carte, si potranno ottenere azioni bonus che possono consentire di completare ulteriori carte nel medesimo turno.

Il gioco è molto carino e coinvolgente ed è piaciuto a tutti. Mia figlia, appassionata di puzzle game e polimini, lo aveva adocchiato e lo ha amato sin dalla prima partita.

Age of comics

Che dire di questo gioco? Amore a prima vista! Grazie anche alla passione e all’entusiasmo degli autori, presenti allo stand della Lirius Games, nonché della straordinaria dimostratrice, che ci ha spiegato le regole, il gioco mi ha conquistato subito e non ho potuto fare a meno di comprarlo.

In Age of Comics avremo il compito di gestire una casa editrice che pubblica fumetti nell’America degli anni ’40 e ‘50. Il gioco è un gestionale splendidamente ambientato, che si basa sulla meccanica del piazzamento lavoratori. I lavoratori di ciascun giocatore, i redattori, occuperanno spazi in cui svolgere le azioni necessarie alla prosperità della propria casa editrice: assumere creativi, stampare i fumetti, acquisire nuove idee, ottenere royalties, stipulare contratti con le edicole per vendere i propri prodotti.

Non manca la possibilità di accrescere l’esperienza dei nostri creativi e di fare pubblicità per conquistare il maggior numero di fan!

Io, di solito, sono una che non riesce ad immergersi particolarmente nel tema di un gioco: voglio dire, se gioco a Lorenzo il Magnifico, non mi sento un nobile rinascimentale; se gioco a Everdell non penso di essere uno scoiattolo industrioso. Mi piace che i giochi abbiano un tema e una grafica particolari, ma difficilmente me ne sento veramente parte.

Con Age of Comics, invece, forse per la prima volta, il tema del gioco mi ha completamente catturata, persino nella confusione della fiera! Mi sono sentita veramente la titolare di una casa editrice, impegnata a portare avanti la mia impresa.

Tutte le azioni del gioco sono perfettamente coerenti con il tema e ciascuna rappresenta un elemento fondamentale dell’attività di una casa editrice.

Stupenda l’idea dei plagi, dei fumetti copiati da quelli originali, che sfruttano le idee altrui per guadagnare fan e dollari. Le copertine dei fumetti sono bellissime, tutte diverse. Si può aumentare l’hype anticipando la copertina di un fumetto in uscita, o migliorare la qualità della grafica, per avere un maggior successo di pubblico e di vendite. I fumetti, dopo una stagione, cominciano a perdere fan, attirati dalle nuove pubblicazioni, e sarà nostro compito cercare di attirarne di nuovi o di fidelizzare quelli esistenti per evitare che diminuiscano troppo.

Considerata la grandissima scelta di titoli oggi disponibili, ho apprezzato tantissimo questo gioco che si caratterizza per l’esperienza veramente immersiva che regala, che me lo ha fatto preferire ad altri titoli, magari validi, ma la cui ambientazione mi ha lasciata indifferente.

Wyrmspan

Su questo titolo, che era possibile acquistare in anteprima al Modena Play, si è già detto tantissimo e vi ho anche parlato delle mie impressioni qui.

Da amante di Wingspan, ero certa che il gioco mi sarebbe piaciuto.

È stato il primo acquisto fatto al Play e dopo aver giocato già tre partite (di cui due in fiera, nel padiglione della Tana dei Goblin e una la sera, appena tornata in albergo), posso dirvi che le mie impressioni positive sono state confermate.

Il gioco presenta delle differenze rispetto alle meccaniche di Wingspan che lo rendono, a mio avviso, migliore (ma se non vi piaceva Wingspan, dubito che questo vi conquisterà). La grafica è splendida e ho apprezzato la maggiore flessibilità che il gioco consente nel gestire i turni e le azioni disponibili. Già dalla seconda partita, abbiamo sfruttato al meglio la possibilità di gestire il numero di azioni disponibili e abbiamo accumulato azioni da effettuare nell’ultimo round per sfruttare al massimo il motore di gioco che avevamo creato.

Botanicus

Altro titolo molto bello provato in fiera è Botanicus, gioco di Vieri Masseini e Samuele Tabellini, in uscita nei prossimi mesi (giugno, se non erro). Sono stati proprio i due autori a spiegarci il gioco e sono stati davvero molto simpatici.

Si tratta di un gioco di piazzamento tessere (piante) nel nostro giardino, allo scopo di soddisfare le richieste dei visitatori. Il posizionamento delle tessere avviene negli spazi adiacenti al nostro giardiniere, che avremo la possibilità di spostare, a pagamento, all’inizio del turno.

L’acquisizione delle risorse avviene con un sistema di progressione su tracciati.

Interessantissimo il meccanismo di selezione delle azioni, che cambiano ad ogni round e vengono scelte posizionandosi su appositi spazi azione che verranno risolti in ordine, dall’alto verso il basso. Nello scegliere l’azione, quindi, occorrerà anche pensare a quando vorremo svolgere il nostro turno e capiterà di scegliere un’azione non ottimale pur di poter giocare per primi e, di conseguenza, scegliere per primi l’azione successiva.

Il gioco presenta plance a doppia faccia, una per la modalità base ed una per una modalità di gioco più avanzata, consentendo di adattare il livello di sfida in funzione dei propri gusti o dei giocatori presenti al tavolo.

Forests of Pangaia

Mi sono seduta a questo tavolo attirata dai bellissimi alberi in legno e dal tema del gioco, che ci porta a far crescere una foresta sulla plancia centrale, cercando di compiere rituali che rinnovano il ciclo della vita. Mi è piaciuta molto la rappresentazione del ciclo della natura, che il gioco tenta di restituire, con i passaggi dal seme all’albero e di nuovo al seme, quando l’albero infine muore e viene rimosso dalla plancia.

Il gioco prevede anche una particolare forma di interazione tra i giocatori, che consente di competere per far crescere i semi in un determinato spazio. Per la verità, nella partita dimostrativa che abbiamo fatto, nessuno dei giocatori al tavolo ha sfruttato questa possibilità, dedicandosi piuttosto a crescere i propri alberi in spazi separati, ma sicuramente giocandolo abitualmente sarà divertente cercare di pestare i piedi agli avversari (non per me, che sono nemica di questo genere di interazione aggressiva, ma c’è chi la apprezza).

Il gioco è molto bello e i materiali sono splendidi e sarebbe stato bene nella mia ricca collezione di giochi dedicati ai temi della natura, ma non potevo portare a casa tutto e ho dovuto fare delle scelte!

Sunrise lane

Grazie alla gentilezza della coordinatrice della Cranio, Giorgia Caristi, pur non avendo prenotato una sessione di gioco, ho potuto assistere alla spiegazione delle regole e ho giocato un paio di turni, in attesa che arrivasse il successivo gruppo che aveva prenotato il tavolo.

Il gioco è sostanzialmente una sorta di Ticket to Ride a tema edilizio. Il nostro compito sarà costruire edifici giocando carte, tentando di costruire il quartiere più prestigioso. A differenza di Ticket to Ride, non ci sono obiettivi o percorsi da realizzare, ma i punti a fine partita verranno assegnati secondo un sistema di maggioranze.

Non avendolo realmente provato, non posso dirvi di più, ma nel complesso l’ho trovato grazioso. Probabilmente non è un titolo innovativo, ma è leggero e piacevole da giocare. Mia figlia, che ha sempre detestato i treni, lo avrebbe voluto acquistare (probabilmente perché è cresciuta in una famiglia di ingegneri!). Sicuramente un buon introduttivo con un prezzo abbastanza interessante considerati i materiali.

E, con questo, chiudo la carrellata dei giochi che sono riuscita a provare.

Questi sono i titoli che sono riuscita a provare, ma ce ne sono tantissimi altri che mi sarebbe piaciuto giocare e che sono stati aggiunti alla mia lista dei desideri per futuri acquisti.

Tra quelli che mi è più dispiaciuto non aver provato ci sono sicuramente Karvi (lo avete letto, vero, l’articolo della nostra AtipicaNerd?), Evenfall e …incredibile ma vero, Maestri d’Ascia del Mare del Nord – Redux.

Quest’ultimo, non l’ho provato nonostante ci fosse posto al tavolo perché… ero certa che non avrei resistito al desiderio di acquistarlo e avevo già finito lo spazio in valigia! Ma è in cima alla mia lista dei desideri e sicuramente entrerà nella mia collezione.

Tanti altri sono, poi, i titoli che avrei voluto provare e che non sto qui ad elencarvi, ma la mia scelta è stata quella di non passare troppo tempo ai tavoli, per godermi anche l’esperienza generale della fiera. Ho preferito passare tanto tempo andando in giro per i vari stand, parlando con la gente, osservando gli altri tavoli, incontrando gli autori. Sicuramente ho perso la possibilità di provare tanti validi giochi, ma non me ne sono pentita.

Potrei raccontarvi ancora tante cose di questo mio primo Modena Play, ma adesso smetto perché avevo promesso di essere breve e come al solito non lo sono stata!

Per quanto riguarda i titoli che non ho potuto acquistare, so di poter contare sul nostro store di fiducia MagicMerchant.it, sul quale vi consiglio di fare un giro per trovare tutte le ultime novità di Play 2024.